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      <title>PARKINSON: la Stimolazione magnetica transcranica riduce ansia e depressione</title>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La Stimolazione magnetica transcranica riduce ansia e depressione 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/116689.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;i&gt;&#xD;
    
          Grazie a dispositivi sempre più avanzati, che oggi i pazienti possono usare anche a casa propria, è possibile migliorare il tono dell’umore. Quali sono, come si esegue il trattamento, quali miglioramenti aspettarsi: risponde Federica Peci, esperta di biotecnologie per la riabilitazione cerebrale
         &#xD;
  &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Depressione, ansia e apatia sono i disturbi dell'umore più comuni tra i pazienti con Parkinson. Possono manifestarsi sin dall’inizio, anche prima della comparsa dei classici sintomi motori oppure dopo ma, secondo i dati, circa la metà dei pazienti ci fa i conti. Secondo gli studi non sono strettamente correlati con il grado di invalidità che la malattia col tempo porta con sé bensì con il mal funzionamento dei circuiti cerebrali dopaminergici e non dopaminergici, e con l'infiammazione cerebrale. «L’umore che va giù è tra i principali fattori che peggiorano la qualità della vita dei pazienti con Parkinson in quanto influenzano negativamente la capacità cognitiva, lo stato funzionale e l'aderenza alle terapie» spiega Federica Peci​, psicologa esperta in Neuroscienze cliniche per la riabilitazione cognitiva. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come si possono ridurre i sintomi? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Innanzitutto si ricorre ai farmaci come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli antidepressivi triciclici e altri ancora. A questi poi vanno aggiunti percorsi di riabilitazione neuromotoria per ottimizzare ancora di più i benefici. In particolare la Stimolazione Magnetica Transcranica è la metodica grazie alla quale si sono raggiunti i risultati più soddisfacenti dato che agisce proprio sui circuiti cerebrali dopaminergici e non dopaminergici e sull’infiammazione cerebrale, quindi sul cuore del problema. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La dopamina, infatti, gioca un ruolo cruciale sia nel sistema motorio che nei circuiti cerebrali. Se nella malattia di Parkinson, la deplezione dopaminergica compromette queste funzioni portando l'alterazione, la Stimolazione Magnetica Transcranica aiuta a rimetterle a posto, per intenderci è come se desse una “spinta” ai neuroni per farli lavorare in modo più efficace e ripristinare alcune funzioni danneggiate». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come si effettua un trattamento di Stimolazione magnetica transcranica?
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «In estrema sintesi il dispositivo invia un impulso attraverso il cuoio capelluto creando un campo magnetico che attiva le cellule nervose. Con il tempo, ripetendo la stimolazione, i neuroni possono creare nuove connessioni o rafforzare quelle esistenti, migliorando la comunicazione tra le varie aree del cervello».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quanto dura il trattamento? È sicuro?
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Durata e altre caratteristiche cambiano a seconda del dispositivo usato. La biotecnologia messa a punto da Cerebro®, la fTMS®, è brevettata a livello internazionale come innovativa e fortemente rispettosa della fisiologia umana: con il nostro dispositivo il trattamento è indolore, non invasivo, si esegue da seduti e dura circa 20 minuti. Come primo approccio si eseguono 10 sedute a cadenza mono o bisettimanale, a seconda del paziente, per poi valutare i risultati e proseguire con le sedute di mantenimento. Non richiede anestesia né tempi di recupero dopo la seduta, il paziente può immediatamente tornare alla sua quotidianità. Anzi, il nostro dispositivo essendo particolarmente pratico, maneggevole e sicuro, può essere utilizzato perfino dal paziente stesso a casa sua, sotto la supervisione del medico. Un plus che, come abbiamo visto dai risultati, velocizza il miglioramento dei sintomi anche perché al paziente risulta più facile rispettare modi e tempi della terapia».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Che tipo di miglioramenti si possono aspettare?
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Già dal 2018 su The Lancet veniva riportato che il 47% dei pazienti trattati con Stimolazione Magnetica Transcranica per depressione maggiore causata da Parkinson rispondeva alla terapia e il 27% registrava la remissione dei sintomi. Oggi i numeri sono anche decisamente più alti, grazie ai dispositivi ancora più avanzati e a protocolli di stimolazione personalizzati su misura dei pazienti». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Si può guarire dal Parkinson?
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Riuscire ad ottenere una riduzione di ansia e depressione non significa curare la malattia. Ad oggi non esiste una cura definitiva che blocchi i meccanismi di neurodegenerazione e porti il paziente alla guarigione, però agire sul tono dell’umore significa migliorare di molto la qualità di vita del paziente e rallentare il percorso in discesa. Il consiglio è di affidarsi sempre a professionisti esperti che possano guidare l’intero nucleo familiare a farlo nel modo più adeguato.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 18 Sep 2024 08:24:36 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Se il lavoro è soltanto stress</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/se-il-lavoro-e-soltanto-stress</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Come cambiare rotta, con l’aiuto delle Neuroscienze 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Nel nostro Paese nei primi mesi del 2022 si sono registrate 1,66 milioni di dimissioni. Come risulta dalle tabelle della nota trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro si tratta in larghissima parte di dimissioni volontarie.  Anche i dati di altre fonti sono in linea con il risultato: l’Osservatorio sul precariato dell’Inps sempre nel 2022, ha censito 1.255.706 persone che si sono dimesse da un contratto stabile, ovvero circa 240.000 in più rispetto al 2019. La tendenza non è soltanto italiana ma globale. Negli Stati Uniti secondo il Bureau of Labor Statistics, lo scorso anno hanno dato le dimissioni 50 milioni di lavoratori.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           La fuga dal lavoro dei manager 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per gli esperti a spingere a lasciare sono principalmente tre ragioni: l’esigenza di cercare una migliore retribuzione, quella di riuscire a conciliare i tempi lavorativi con le esigenze familiari e lo stress che causa la gestione del lavoro. Ecco perché le grandi dimissioni riguardano anche i capi, a maggior ragione pressati dal ruolo che occupano. Secondo Bloomberg gli amministratori delegati stanno lasciando il posto di lavoro a ritmo da record. Tra i settori più toccati dalle dimissioni sono quello governativo, no-profit e ospedaliero. «Non a caso a risentirne sono settori ad altissimo stress» interviene Federica Peci, psicologa, esperta dell’area neuropsicologica, ricercatrice in Neuroscienze cognitive e docente alla Scuola di Neuroscienze®. «Sotto il carico di responsabilità e di rappresentanza, dell’importante potere decisionale, con pressanti incombenze organizzative, di gestione del personale, si finisce per cedere e ritirarsi. In condizioni di equilibrio il cervello mette in atto delle strategie per gestire le situazioni di conflitto e migliorare l’approccio al lavoro ma qualche volta si perdono, qualche altra non si conoscono affatto».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Imparare a gestire lo stress con l’aiuto delle Neuroscienze 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La buona notizia è che in ogni caso si possono imparare (o re-imparare). «Attraverso percorsi di crescita e formazione si possono acquisire e sviluppare le capacità e attitudini che servono per mantenere umanità, empatia ed equilibrio in tutto ciò che si fa». Le Neuroscienze aiutano: «Ricoprire ruoli di rappresentanza, più o meno onerosi, dal CEO della piccola azienda all’amministratore delegato di grandi multinazionali, fa spesso sentire soli con grandi responsabilità che cambiano la vita, non solo dell’azienda ma di tutte le persone che la compongono» continua la dottoressa Peci. «Le Neuroscienze aiutano a capire cosa succede e tanto basta spesso per acquisire consapevolezza e farci sentire meno soli, in balia dell’ignoto».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Il corso della Scuola di Neuroscienze® 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://formazione.cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            La Scuola di Neuroscienze®
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          di Milano organizza un corso appositamente per tutti quei professionisti che hanno bisogno di riprendere le redini della vita professionale, salvaguardando il benessere mentale e fisico. «Siamo già alla seconda edizione del corso intensivo “Negoziare con le Neuroscienze®”, rivolto a tutti: a chi conosce già la materia e vuole osservare e capire la loro funzione anche in ambito lavorativo o aziendale, e a chi fa parte del mondo aziendale-manageriale e cerca nelle Neuroscienze nuove prospettive di crescita personale e professionale» fa sapere il dottor Samorindo Peci, direttore scientifico e docente della Scuola di Neuroscienze®. Il corso prevede 4 giorni di formazione, a Milano, dal 26 al 29 gennaio 2014. (Per fino e iscrizioni
          &#xD;
    &lt;a href="https://formazione.cerebrosrl.it/negoziare-con-le-neuroscienze" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            clicca qui
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
           ) 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Conoscere il cervello per ottimizzare le risorse 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tra gli argomenti trattati: il carisma; i segni che diventano comunicazione; i nervi cranici; i conflitti e le tecniche di azzeramento dello stress emozionale. «Conoscere i meccanismi che sottendono le relazioni, sapere quali aree cerebrali interagiscono nelle comunicazioni significa anche avere la possibilità di imparare a sfruttare queste conoscenze a proprio vantaggio per conquistare e fidelizzare i clienti, ottimizzare le proprie risorse e imparare a gestire conflitti e stress» conclude il dottor Peci.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 30 Nov 2023 09:32:43 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Giornata mondiale contro lo stress</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/giornata-mondiale-contro-lo-stress</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il 7 novembre si celebra lo “Stress Awareness Day”, una giornata per sensibilizzare sui rischi causati dall'eccesso di stress. Quali sono e come gestirlo  
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         “Sarà solo stress”. Quanto lo abbiamo detto o sentito? “Solo stress” come se non fosse così importante. Per definizione è una reazione che si manifesta quando si percepisce uno squilibrio tra le sollecitazioni ricevute e le risorse a disposizione. La scienza oggi dice, ribadisce e conferma che non solo è importante, ma lo è in modo tale da potersi ripercuotere su ogni aspetto della vita.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il ventaglio delle conseguenze che l’eccesso di stress alla lunga può innescare, a vari gradi, va dalla capacità di ricordare e gestire le emozioni fino allo sviluppo di disturbi neurologici. Ne possono risentire il ciclo sonno-veglia, l’umore, con perdita di piacere e interesse nelle cose, la concentrazione, la salute vascolare. «L’elenco delle problematiche indotte da una condizione di stress prolungato è più lunga di quanto si possa immaginare, anche se ancora oggi si fa poco per adottare strategie di gestione efficaci per ridurlo» interviene Federica Peci, neuropsicologa, esperta di biotecnologie per la riabilitazione cerebrale e la prevenzione sana, CEO di
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cerebro®. 
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Ne soffrono 9 italiani su 10 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il problema è su vasta scala tanto che oggi lo stress è considerato dagli esperti un’epidemia. Stando i dati ne soffrono 9 italiani su 10. Per questo, per mettere tutti al corrente dei rischi causati dall’eccesso di stress l'International Stress Management Association ha istituito lo “Stress Awareness Day”, una giornata per la consapevolezza dello stress, che ricorre il 7 novembre. A Milano, all’interno del Congresso Internazionale Hands On di Medicina, Odontoiatria, Ginecologia e Medicina Estetica, organizzato da IAPEM, venerdì 3 novembre è stata dedicata una giornata a tema. Il dottor Samorindo Peci, la dottoressa Federica Peci e la dottoressa Rosjana Pica, sono intervenuti con un focus sul legame tra stress e cervello, esaminandolo da diversi punti di vista: dalla fisiologia all’alimentazione, passando per i neuroni.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           A chi rivolgersi 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I sintomi più comuni dello stress sono vari: mal di testa, mal di stomaco, caduta di capelli, tic, ansia, insonnia, perdita del controllo delle proprie emozioni. Riconoscere questi campanelli di allarme è un buon primo passo poi bisogna prendere in mano le redini della situazione. Ma a chi rivolgersi? «Il neuropsicologo è una delle figure di riferimento» risponde Federica Peci. «Attraverso la valutazione neuropsicologica valuta i livelli di attenzione, memoria, la capacità di gestire più compiti allo stesso momento, questo serve a individuare le eventuali aree deficitarie e i punti di forza e stabilire, se necessario, un piano di stimolazione o potenziamento cognitivo». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Una risorsa dalla Fotobiomodulazione transcranica 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Particolari tecniche di rilassamento, insieme all’indicazione di svolgere esercizio fisico in modo regolare, possono aiutare ad alleviare lo stress, ma la ricerca messa in campo dalle Neuroscienze offre la possibilità attraverso le biotecnologie di sfruttare tecniche efficaci per ridurne i livelli. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Quando le nostre cellule cerebrali (neuroni) sono affaticate e “stressate” perdiamo la nostra lucidità mentale, la nostra capacità di ragionamento multitasking e ci spaventiamo perché pensiamo di avere problemi di memoria, quando in realtà non è così. In assenza di patologie neurologiche si può ricorrere alla
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/biotecnologie-cerebro/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Fotobiomodulazione transcranica
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          . La luce nel vicino infrarosso, a una determinata lunghezza d’onda, innesca una serie di cambiamenti biochimici e fisiologici a cascata: potenzia i sistemi antiossidanti, protegge dalla tossicità cerebrale, promuove la formazione di nuovi neuroni e nuove sinapsi, aumenta l’ossigenazione cerebrale e favorisce l’eliminazione di sostanze tossiche. In altre parole riduce la sintomatologia che aveva messo in allarme». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           L’importanza dell’alimentazione 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anche l’alimentazione svolge un ruolo importante nella gestione dello stress, come spiega Rosjana Pica, biologa, esperta in Nutrizione ed executive researcher di Cerebro®. «Quando siamo stressati, il sistema nervoso autonomo che regola la risposta tipica del “combatti o fuggi” è iperattivato. Questo crea degli scompensi nel corpo che così produce una dose maggiore di agenti ossidanti, causa dell’invecchiamento, e indebolisce i sistemi che ci proteggono. Per far fronte a una situazione del genere occorre aumentare il consumo di alimenti ricchi di vitamina C come kiwi, fragole e peperoni, e vitamine del gruppo B presenti nelle verdure a foglia verde, nei legumi e nei cereali integrali. Occorre anche porre attenzione ai sali minerali, come Magnesio e Zinco, importanti per la corretta trasmissione degli impulsi nervosi e per mantenere in equilibrio il sistema immunitario. Inoltre, può essere utile consumare alimenti che “favoriscono il rilassamento”. Tra questi ritroviamo mandorle, noci brasiliane, banane, uova, yogurt e cioccolato, ricco di triptofano da cui viene prodotta la serotonina, l’ormone del buonumore».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:54:25 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>COME FUNZIONANO LE BIOTECNOLOGIE CEREBRO®?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/my-post</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Vi spiego come funziona NIR Infrared di Cerebro® 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fotobiomodulazione cerebrale che serve a ridare energia ai nostri neuroni 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         In questo webinar la dottoressa Rosjana Pica, biologa ed executive researcher di Cerebro®, illustra il funzionamento di
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/biotecnologie-cerebro/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           NIR Infrared,
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         il primo dispositivo medicale (classe IIa con certificazione CE) immesso sul mercato da Cerebro® . 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cosa è la fotobiomodulazione transcranica 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          NIR Infrared è un dispositivo di fotobiomodulazione transcranica, una tecnologia non invasiva e indolore. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come spiega la dottoressa Pica è una biotecnologia che si basa sull’esposizione dei tessuti del cervello alla luce, a una lunghezza d’onda nel vicino infrarosso. Lo spettro della luce ha, infatti, diverse frequenze: noi riusciamo vedere quelle racchiuse nello spettro del visibile, che va dal blu al rosso, oltre si trovano, da un lato luce ultravioletta, dall’altro l’infrarosso e il vicino infrarosso.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La luce nel vicino infrarosso – sulla testa– è in grado di attraversare una serie di strati che includono lo scalpo, le ossa del cranio, le meningi (membrane che rivestono il cervello) fino ad arrivare sulla superficie più esterna del cervello: sulla corteccia cerebrale.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come risulta da un’ampia letteratura scientifica, illuminare le cellule del cervello con una luce nel vicino infrarosso aumenta l’attività dei neuroni e migliora le funzioni cerebrali.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           A chi serve NIR Infrared 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È un valido aiuto in caso di riabilitazione di patologie neurologiche. Per pazienti con trauma cranico, vasculopatia cerebrale, demenze, cefalee, disturbi del sonno, dell’umore, ma anche in patologie neurodegenerative. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sul Parkinson è in uscita uno studio scientifico condotto da Cerebro® che conferma gli effetti benefici del dispositivo (soprattutto nella sfera motoria e cognitiva). 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anche e soprattutto in assenza di patologia, NIR Infrared è utile per prevenire patologie neurologiche e avere invecchiamento sano.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il dispositivo viene utilizzato da professionisti sanitari, seguendo protocolli validati scientificamente. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Effetti visibili di NIR Infrared 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sono confermati scientificamente su aspetti tra cui: 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Memoria 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Attenzione e concentrazione 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Movimento 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Qualità del sonno 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Com’è fatto il dispositivo 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          NIR Infrared è un caschetto con all’interno 256 led (e non laser: una scelta fatta da attenti studi), divisi in due canali, che emettono luce nel vicino infrarosso e ricopre l’intera superficie cerebrale agendo sull’area motoria, premotoria e visiva e su quella esecutiva (controllo e coordinazione del sistema cognitivo) sensoriale e linguistica.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Gli effetti biologici di NIR 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il passaggio della luce innesca una serie di cambiamenti biochimici e fisiologici, che hanno come risposta generale l’abbassamento dell’infiammazione cerebrale. Gli effetti sono molteplici. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -La luce modula gli aspetti bioenergetici e metabolici dei neuroni 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          (Modulare è diverso da stimolare. Come spiega la dottoressa Pica, il cervello invia stimoli alle varie parti del corpo attraverso impulsi che si diffondono grazie ai nervi. Ecco, la luce del vicino infrarosso nutre le cellule del cervello proprio in modo tale che siano pronte a compiere questo sforzo necessario per inviare questi impulsi).  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          NIR Infrared aumenta la quantità di energia all’interno dei neuroni, aumentando l’efficienza del processo (respirazione mitocondriale) che produce questa energia.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Potenzia i sistemi antiossidanti, protegge dalla tossicità cerebrale 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Riduce l’infiammazione cerebrale (detta neuroinfiammazione), modulando la produzione delle citochine infiammatorie, che sono le piccole molecole che il nostro corpo produce nel corso di un’infiammazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           -Aumenta il flusso ematico cerebrale e promuove l’angiogenesi (il processo di formazione di nuovi vasi sanguigni) 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Promuove neurogenesi e sinaptogenesi (rispettivamente, formazione di nuovi neuroni e nuove sinapsi, che sono nuovi collegamenti tra neuroni che migliorano le funzioni cerebrali) 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Protegge dall’invecchiamento neuronale  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il dispositivo - si sottolinea - per ottenere questi effetti biologici che vengono spiegati nel dettaglio durante la diretta, non stimola ma modula. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Prevenzione e invecchiamento sano 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con NIR Infrared si tengono allenati i neuroni, si aumenta l’ossigenazione cerebrale e si favorisce l’eliminazione di sostanze tossiche; tutto questo migliora al salute generale di uno degli organi più importanti del nostro corpo: il cervello.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/centri-specializzati" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            L’elenco dei centri che usano NIR Infrared 
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per rivedere il webinar
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=O0B65S4rgwA&amp;amp;t=1150s" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           CLICCA QUI
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 31 Jul 2023 14:17:06 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/my-post</guid>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>NEUROSCIENZE E LAVORO</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/neuroscienze-e-lavoro</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Perché insegnano a mediare, a migliorare la comunicazione, gestire i conflitti, ridurre lo stress ed essere più carismatici 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         ll mondo del lavoro oggi ha un ruolo ingombrante nella vita di tanti. Tre le richieste continue di concentrazione, la necessità di stare al passo coi tempi, la responsabilità delle decisioni, la pianificazione dell’attività, la consapevolezza che dal proprio lavoro dipende la crescita di altri e poi stress, stress e ancora stress, non è difficile sentirsi schiacciati.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il livello di qualità, competenze, abilità ha l’asticella alta un po’ per tutti. Avvocati, insegnanti, medici, manager, recruiter, psicologi, dal mondo aziendale a quello dell’istruzione, da quello sanitario a quello sportivo. Il risultato è un sentimento diffuso di stanchezza in cui orbitano parole come burnout, quite quitting, great resignation. Secondo il report “State of the global workplace 2022” (di Gallup) solo il 14% dei dipendenti in Europa è coinvolto e soddisfatto sul lavoro.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Come riprendere le redini della propria vita professionale salvaguardando il benessere mentale e fisico? Come riappropriarsi di un ruolo attivo e consapevole per affrontare il sovraccarico e lo stress? Il
           &#xD;
      &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             dottor Samorindo Peci
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           , Direttore Scientifico della
           &#xD;
      &lt;a href="https://formazione.cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             Scuola di Neuroscienze®
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           spiega perché le Neuroscienze possono aiutare a farlo.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Cosa c’entrano Neuroscienze e lavoro? Perché insegnano a lavorare meglio?  
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il punto di partenza è sempre lo stesso: la conoscenza. Le Neuroscienze studiano il funzionamento del cervello. Sapere quali meccanismi sottendono le relazioni, quali aree interagiscono nelle comunicazioni significa avere la possibilità anche di imparare a sfruttarle a proprio vantaggio. Che sia per conquistare e fidelizzare i clienti, per ottimizzare le risorse che si gestiscono o per imparare a gestire conflitti e stress, che sono poi tra le maggiori sfide del mondo professionale odierno. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Quali sono le competenze da acquisire per chi vuole migliorare il proprio approccio lavorativo? 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Una essenziale direi, il carisma. Attraverso la strumentazione oggi si può vedere bene come reagisce l’organismo di fronte una persona carismatica, quali aree cerebrali attiva. Conoscere quanto si innesca significa capire, e di conseguenza imparare a sfruttarlo. Un altro aspetto fondamentale ritengo sia la capacità di negoziare, che – attenzione- è differente da quella di mediare. La negoziazione aziendale si può imparare: esistono delle precise tecniche di negoziazione, come per tutto servono teoria e pratica.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Poi, c’è la comunicazione: quella verbale interagisce con quella non verbale e ci sono tecniche che aiutano a utilizzare questo a proprio vantaggio per una comunicazione efficace a più livelli nella catena di comando.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Come?  
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il primo passo è la visualizzazione delle aree cerebrali che si attivano nella comunicazione ed è quanto si può fare attraverso la Spettroscopia NIRS, e cioè attraverso gli strumenti delle Neuroscienze.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La conoscenza sgombera il campo anche da errati luoghi comuni. Ad esempio, avete presente il modello comune della percezione attraverso i 6 sensi? Ecco, è errato: i sensi sono 12 e sono anche doppi, è quindi rilevante conoscerne l’esistenza e le loro caratteristiche. Come? Ancora una volta, attraverso una sessione pratica di visualizzazione delle aree cerebrali attive nella comunicazione con spettroscopia NIRS.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Non posso non citare i neuroni Specchio, un argomento a cui ho dedicato una grossa parte della mia ricerca. Conoscerli significa conoscere il nostro interlocutore al 90%.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            A quali domande rispondono le neuroscienze? 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Faccio alcuni esempi: quanti di noi sanno come modificare (letteralmente) un conflitto o come “non permetterne l’accesso”? Come evitare i conflitti? Come sviluppare le conoscenze individuali che chiamiamo doti?  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Questi sono alcuni esempi. È una materia immensamente affascinante. Io ritengo che ogni lavoratore dovrebbe sapere cosa rischia nello svolgimento della sua professione, stesso vale per chi fronteggia alti livelli di stress. Dovrebbe conoscere i rischi legati e questo per potere prendere le dovute precauzioni che ne riducano la portata.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Ma tutto questo si può imparare anche senza saperne nulla di neuroscienze, medicina o scienze? 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Sì, esistono corsi per chi non sa nulla di questa materia. La nostra Scuola di Neuroscienze ad esempio ne ha avviato uno specificatamente a questo scopo, “
           &#xD;
      &lt;a href="https://formazione.cerebrosrl.it/le-neuroscienze-in-ambito-manageriale" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             Le Neuroscienze in ambito manageriale
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           ”. È pensato per professionisti provenienti da diversi ambiti che sentono il bisogno di cambiare rotta sul lavoro.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il corso, per le sue peculiarità, può rientrare nel piano di welfare aziendale.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;a href="https://formazione.cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
          &lt;font&gt;&#xD;
            
              formazione.cerebrosrl.it 
             &#xD;
          &lt;/font&gt;&#xD;
        &lt;/a&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 28 Jul 2023 09:09:58 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
      <guid>https://www.mind4zero.it/neuroscienze-e-lavoro</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>COME FUNZIONANO LE BIOTECNOLOGIE CEREBRO?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/la-nostra-tecnologia-di-stimolazione-con-corrente-elettrica-non-invasiva-e-indolore</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Vi spiego come funziona la fTMS™ PLUS Cerebro® 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La nostra tecnologia di stimolazione con corrente elettrica non invasiva e indolore  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         In questo webinar la dottoressa Federica Peci, psicologa esperta dell’area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive, spiega come funziona la fTMS™ PLUS, la biotecnologia di stimolazione con corrente elettrica sotto brevetto -nazionale e internazionale- Cerebro®. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fTMS™ PLUS è la biotecnologia successiva, in versione 2.0 – e potenziata - della fTMS™ Cerebro®.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il corpo macchina si presenta allo stesso modo della fTMS™ Cerebro®, con la medesima forma piramidale e come questa, non è vincolata da fonti di corrente elettriche esterne. Anche la fTMS™ PLUS è di piccole dimensioni e per questo maneggevole, versatile e adatta per terapie domiciliari.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, è stata realizzata al 96% con materiale riciclato.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Una biotecnologia di stimolazione elettrica 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò che è diverso è il tipo di stimolazione che utilizza: la fTMS™ PLUS è una biotecnologia di stimolazione elettrica. Entrando in questo ambito, come la dottoressa Peci precisa, è necessario subito sgomberare il campo da quel vecchio retaggio che ancora ci trasciniamo dietro: la corrente elettrica non ha nulla a che fare con l’elettroshock. La terapia elettroconvulsiva esiste ancora oggi ma viene eseguita solo in casi estremi e per alcune patologie. Le attuali tecniche di stimolazione cerebrale che sfruttano il campo elettrico utilizzano voltaggi molto bassi, massimo 2mA, e come dimostra la scienza migliorano le funzioni cognitive. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come funziona 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I nostri neuroni sfruttano elettricità per funzionare. In altre parole l’attività cerebrale è basata su impulsi elettrici tra neuroni.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fTMS™ PLUS effettua una stimolazione in grado di potenziare le connessioni cerebrali tra aree diverse, all’interno dello stesso emisfero.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Qua sta la grande differenza rispetto alla fTMS™ Cerebro® che ha lo scopo di bilanciare due aree cerebrali corrispondenti site nei due emisferi diversi.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Spetta al professionista sanitario, appositamente formato ed esperto nella riabilitazione cerebrale, decidere sulla base di sue valutazioni cliniche su quale emisfero lavorare. È rilevante a questo proposito, l’emisfero dominante, che è diverso per ognuno di noi. Scrivete con la destra o la sinistra? Calciate la palla da quale lato del piede? Con quale occhio vedete meglio? Se la maggioranza delle risposte a queste tre domande è “destra”, la propria dominanza sarà la parte sinistra. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Lo scopo del trattamento di stimolazione con corrente elettrica è promuovere le abilità cerebrali perse in caso di patologia o potenziare le connessioni sovraccaricate da stress, in assenza di patologia e in caso di prevenzione sana.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La corrente elettrica (a bassa intensità) permette ai neuroni di modificare il loro potenziale di membrana e creare quel potenziale d’azione necessario per far partire un impulso.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quando si usa 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fTMS™ PLUS viene utilizzata per:  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Disturbi di memoria 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Disturbi del linguaggio o letto-scrittura  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Disturbi del comportamento 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Disturbi delle abilità visuo-spaziali 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Durante il trattamento si “allenano” le connessioni cerebrali  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il professionista sanitario durante il trattamento, dopo aver scelto l’emisfero su cui lavorare (non manca quasi mai come primo posto di alloggiamento dell’elettrodo, la corteccia prefrontale, il nostro “grande giudice interiore” che programma a gestisce le attività quotidiane, compresa la regolazione delle emozioni), chiede al paziente in concomitanza di svolgere esercizi motori o di altro tipo per far sì che si determini l’allenamento neuronale che permette di promuovere le abilità cerebrali. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Nessun effetto indesiderato 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il trattamento con la fTMS™ PLUS non ha effetti indesiderati e ha dimostrato grande tollerabilità. Non è invasiva. I protocolli clinici di Cerebro sono validati scientificamente (attualmente si usano solo per gli adulti). 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 26 Jul 2023 13:00:06 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/la-nostra-tecnologia-di-stimolazione-con-corrente-elettrica-non-invasiva-e-indolore</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>COME FUNZIONANO LE BIOTECNOLOGIE CEREBRO?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/come-funzionano-le-biotecnologie-cerebro</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Vi spiego come funziona la fTMS™ Cerebro® 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il magnetismo statico per migliorare la qualità della vita 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         In questo webinar la dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive, spiega come funziona la fTMS™, la biotecnologia brevettata da Cerebro di stimolazione magnetica transcranica. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Di stimolazione magnetica se ne sente parlare sempre più spesso, soprattutto nell’ambito delle patologie neurologiche.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Cerebro ha progettato una biotecnologia di stimolazione magnetica innovativa, brevettata a livello nazionale e internazionale come tale sia per la strumentazione in sé che per il suo principio di funzionamento: la fTMS™.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Perché è innovativa 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questa biotecnologia - certificata come elettromedicale - si differenzia dalle altre attualmente in uso in ambito ospedaliero per diversi aspetti. Il primo è il fatto che usa un magnetismo di tipo statico (a differenza di quello pulsante o rotante). (Questo tipo di magnetismo non lo ha inventato Cerebro. sia chiaro, c’è una grande mole di studi scientifici che lo riguardano). È un tipo di magnetismo più fisiologico, meno aggressivo, indolore (utilizza un campo magnetico impercettibile, non si sente niente) e non invasivo.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sono assenti effetti indesiderati.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La biotecnologia Cerebro inoltre non si serve di corrente elettrica per funzionare: i componenti che producono il campo magnetico sono all’interno del corpo macchina. L’innovazione sta poi nella compattezza e dimensione dello strumento che il professionista sanitario può usare anche per le terapie domiciliari. Infine ha un plus: è realizzato quasi interamente con materiale riciclato (96%). 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questo momento lo strumento si usa solo nella popolazione adulta, ma sono in corso studi per mettere a punto protocolli anche nella fascia di età più bassa.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           La struttura  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si presenta come una piramide. La forma non è un caso: la struttura piramidale consente di convogliare il campo magnetico all’interno, in un processo di economia circolare. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I magneti hanno una garanzia di 50 anni di funzionamento.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La cuffia segue il Sistema 10-20. Ogni “bottoncino” sulla cuffia rappresenta un’area cerebrale.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come funziona 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fTMS™ può essere definita una strumentazione che serve a riequilibrare gli aspetti dei nostri due emisferi cerebrali, destro e sinistro.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il nostro cervello, infatti, è strutturato con le stesse aree, a destra e sinistra. In alcune patologie si creano degli sbilanciamenti nella trasmissione di segnali elettrici tra i due emisferi. Ecco, il magnetismo statico serve a ribilanciare i segnali e a ripristinare il corretto equilibrio elettrico tra i due emisferi.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il magnetismo interagisce con il campo elettrico dei neuroni, producendo un cambiamento a livello del potenziale di membrana (all’interno del neurone stesso) che, a sua volta, produce il potenziale d’azione. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          “Noi funzioniamo grazie a potenziali elettrici e al potenziale d’azione, quindi grazie alle cellule che emettono questo picco di “onda elettrica” vera e propria che fa in modo che il segnale si propaghi da una cellula a tutte le altre, che ricordiamo non lavorano mai in maniera isolata”, come spiega Federica Peci. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La biotecnologia di stimolazione magnetica statica, in altre parole, sfrutta l’area sana in un emisfero per aiutare l’area nell’altro emisfero che ha subìto un danno e che quindi non “lavora” più in modo adeguato, ripristinando gli aspetti elettrici.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Un esempio (ben visibile grazie al neuroimaging) è nei Disturbi d’ansia, Disturbi dell’umore o nell’ambito delle Dipendenze, in cui si vede uno sbilanciamento nella corteccia prefronatale di sinistra rispetto a quella destra, cioè un’iperattivazione. Ecco perché sono tutti campi di applicazione in cui la stimolazione magnetica ha permesso di ottenere grandi risultati in termini terapeutici. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A grandi linee si può dire che stimolando la corteccia prefrontale (il nostro grande “giudice interiore” che programma a gestisce le attività quotidiane, compresa la regolazione delle emozioni) si interviene sulle capacità attentive, di memoria, pianificazione etc. Se invece l’obiettivo è promuovere uno stato di rilassamento, si stimoleranno le aree occipitali.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Durante il trattamento 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si affianca la riabilitazione cognitiva o motoria per attivare le aree che si stanno stimolando, in modo anche da fortificare l’apprendimento cellulare.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questo, a meno che non si tratti di un soggetto sano che dunque non deve effettuare alcuna riabilitazione ma sta eseguendo un trattamento di stimolazione magnetica per una Prevenzione sana. Il campo di applicazione della fTMS™, infatti, non si limita alla riabilitazione neurologica (quindi in caso di ictus, traumi cranici, patologie neurodegenerative), ma è efficace nell’ambito della Prevenzione Sana e per il miglioramento delle capacità attentive come in caso di sovraccarico da stress.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           La durata del trattamento 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I trattamenti variano da caso a caso, a seconda delle condizioni di partenza. L’obiettivo è sempre quello di migliorare la qualità della vita.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In genere, si parte con un ciclo di 10 sedute, poi con maggiori intervalli di tempo si effettuano nei centri specialistici, altre sedute di mantenimento.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tanti centri attualmente usano le nostre strumentazioni in Italia (
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/centri-specializzati" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            qui
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          la lista dei partner del Progetto Cerebro).  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 18 Jul 2023 14:13:56 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/come-funzionano-le-biotecnologie-cerebro</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Neuroscienze e cibo</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/neuroscienze-e-cibo</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il legame, gli studi, le strategie da attuare: l’intervista all’esperta di Neuronutrizione
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Per fame, innanzitutto, ma anche per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, restare in salute e, perché no, per piacere, convivialità. Sono questi i motivi che dovrebbero spingere ai pasti. Dovrebbero ma così non è. Si mangia infatti per noia, tristezza, rabbia, stress. L’elenco delle trappole è lungo quanto quello dei disturbi che ognuno di questi aspetti trascina inevitabilmente con sé. Le Neuroscienze oggi aiutano a chiarire alcuni dei meccanismi che sottendono al legame tra cibo e cervello e insegnano tanto anche in fatto di comportamento alimentare.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Consumare i pasti senza distrazioni 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Prima di tutto, dicono gli esperti, tanto pesa l’attenzione che si presta al cibo quando si consuma un pasto. Le ricerche oggi confermano infatti che la distrazione interferisce con i segnali fisiologici di fame e sazietà. In altre parole si mangia di più quando lo si fa distrattamente, ad esempio guardando la tv, scrollando il telefono, leggendo un libro, non importa quello che effettivamente si fa nel mentre, il risultato è lo stesso. In uno studio del 2019 dei ricercatori brasiliani hanno chiesto a un gruppo di persone di fare una pausa snack in tre condizioni differenti: senza distrazioni, usando il telefono e leggendo un testo. Dai risultati è emerso che chi era distratto ha assunto circa il 15% di calorie in più rispetto al primo gruppo. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Una strategia da usare a tavola passa da un concetto oggi tanto di moda: il mindful eating» interviene Rosjana Pica, Biologa Nutrizionista, esperta di Neuronutrizione. «Si tratta di un approccio al cibo incentrato sulla capacità di porre la giusta attenzione e consapevolezza all’esperienza alimentare. Mangiare concentrandosi sull’atto permette al cervello di focalizzarsi sull’azione che si sta compiendo - spiega l’esperta -. Il comportamento alimentare è regolato da una parte del cervello che controlla ed elabora le informazioni relative ai bisogni energetici dell'organismo e quelle sulla disponibilità di cibo. In questa zona si stabilisce una comunicazione diretta fra i centri che controllano la vista e quelli che regolano l'appetito. Distrarsi durante il pasto non fa arrivare il giusto segnale al cervello che non recepisce che quello che stiamo consumando è un pasto completo e adeguato. Così, scambia il masticare distratto per un semplice spuntino. Il risultato? Siamo spinti a cercare altro cibo. Guardare il piatto invece è utile ad aiutare il cervello nella regolazione degli stimoli visivi e ad avere una consapevolezza maggiore di quello che si consuma». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Allenare il gusto 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Basta concentrarsi sommariamente sull’esperienza del mangiare o serve un training? «Il nostri sensi vanno sempre allenati» risponde la dottoressa Pica. «Prendiamo ad esempio il gusto del salato: questo si affievolisce con l’uso eccessivo di sale. Bisogna quindi tenerlo allenato, dosando bene la sapidità dei piatti che consumiamo. Allo stesso modo si può pensare di allenare la nostra consapevolezza sugli alimenti che ci fanno bene e su quelli che generalmente sono meno salutari cercando di fare scelte alimentari consapevoli». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Mescolare odori e sapori  
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           A proposito di scelte, cosa mettere sul piatto? Tra verdure e patatine fritte, ciambelle e insalata, il nostro cervello non avrebbe dubbi, come hanno dimostrato le ricerche. C’è un modo per affrontare positivamente la voglia di cibo? «La prima cosa da non fare è categorizzare un cibo come sbagliato. Più lo demonizziamo, più il nostro cervello lo vorrà consumare» osserva Rosjana Pica. «Nessun cibo è “cattivo” se mangiato con i giusti abbinamenti. Una strategia che consiglio è di utilizzare consapevolmente gli alimenti che piacciono, mescolando odori e sapori diversi. Perché privarsi di un piatto di pasta se è un cibo che dona gioia e soddisfazione? Concediamocelo, la pasta in bianco non è per forza più dietetica. Al contrario, arricchita con verdure (scegliamo quelle che più ci piacciono), spezie, erbe aromatiche e una fonte proteica otteniamo un salutare piatto unico. Riso venere con zafferano, tonno e zucchine, mantecato con un po’ di robiola al posto del burro oppure pasta integrale con ragù di pollo e crema di asparagi, magari con l’aggiunta di punte di asparagi croccanti per renderlo bello». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Gli studi fatti con la risonanza magnetica 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il comportamento del cervello di fronte al cibo è stato al centro di numerosi studi condotti attraverso la risonanza magnetica funzionale che ha evidenziato come certi stimoli attivano aree cerebrali collegate con le emozioni. «Queste emozioni (negative come paura o disgusto, o positive come felicità e piacere) condizionano le scelte alimentari e influiscono sul ricordo di un dato alimento. Oltre alle emozioni, nel rapporto con il cibo è fondamentale il sistema della gratificazione- prosegue l’esperta-. Attraverso sistemi complessi che regolano il meccanismo della ricompensa con la modulazione della plasticità neuronale, il nostro cervello memorizza l’effetto benessere. La molecola chiave di questo meccanismo è la dopamina che viene rilasciata a seconda della gradevolezza di un alimento. Si innesca così una nuova ricerca dello stimolo gratificante al ricordo emotivo o allo stimolo visivo, olfattivo, gustativo che lo evoca. Questo circolo vizioso, di cui fa parte anche il meccanismo della dipendenza, è normalmente tenuto sotto controllo dalla corteccia prefrontale. Per uscire da questo circolo vizioso è importante imparare a riconoscere i cibi ‘tentatori’ che si vogliono non per fame ma per gola. Se proprio non vogliamo rinunciarvi, concediamocelo ma tenendo a mente di assaporarlo lentamente in modo da attivare i meccanismi cerebrali descritti. Imparare ad ascoltare il proprio corpo e i segnali che invia è una delle strategie più efficaci per aprirsi a una maggiore consapevolezza alimentare. Tutto questo aiuta a recuperare un rapporto sano e sereno con il cibo». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 16 Jun 2023 08:46:07 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/neuroscienze-e-cibo</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Giornata Nazionale dell'Innovazione - L’intervista a un’innovatrice italiana: Federica Peci</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/giornata-nazionale-dell-innovazione-lintervista-a-uninnovatrice-italiana-federica-peci</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il 13 giugno ricorre la Giornata Nazionale dell’Innovazione
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/grafichexneurologos.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Ma cosa significa fare innovazione? E come fa un’azienda a conquistare il prestigioso titolo di impresa innovativa? Lo abbiamo chiesto a chi ha esperienza sul campo: Federica Peci, ricercatrice in ambito neuroscientifico, è fondatrice e CEO di
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cerebro®
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         , azienda Innovativa di dispositivi medicali per la neuroriabilitazione cerebrale, premiata lo scorso mese, con una cerimonia ufficiale alla Camera dei Deputati, con il Premio America Innovazione, il prestigioso riconoscimento internazionale destinato agli innovatori artefici delle migliori aziende e startup italiane. Nel 2019 la
         &#xD;
  &lt;font&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           fTMS
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          ,
         &#xD;
  &lt;/font&gt;&#xD;
  
         il dispositivo di stimolazione magnetica transcranica progettato da lei e dal suo team e brevettato come innovativo, aveva già vinto il premio “Genio e Impresa”, conferito dalla Regione Lombardia e dal Politecnico di Milano. È stata insignita della Menzione speciale “Implementazione team multidisciplinare” dall’Associazione Donne Inventrici e Innovatrici e oggi è depositaria di 4 brevetti e 2 idee industriali. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           La definizione di innovare la conosciamo: modificare introducendo elementi di novità; modernizzare; creare un cambiamento positivo nello stato di cose esistente; alterare l’ordine delle cose stabilite per far cose nuove. 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Come si fa?  
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Per innovare servono diverse cose, forse la prima è essere un po’ visionari, che non significa ‘sognare’ ma non accontentarsi. Il mio percorso ad esempio è iniziato stando a contatto giornalmente con i pazienti con patologie croniche del sistema nervoso centrale. Mi sono resa conto dei gravi limiti dei percorsi di riabilitazione che seguivano e da lì ha preso sempre più piede l’idea di sfruttare le mie conoscenze per sviluppare dei protocolli riabilitativi individualizzati che andassero oltre i protocolli standard, e progettare delle biotecnologie che permettessero tutto questo. Ecco, l'innovazione richiede il coraggio di rompere con il consueto e una visione del futuro. Significa saper individuare con anticipo nel proprio settore cosa manca e realizzare soluzioni o idee che non sono ancora state applicate o migliorare quelle che già sono utilizzate. Dunque servono conoscenza, ricerca, saper utilizzare la tecnologia e anche saper collaborare e comunicare, lavorare con altri. Non c’è niente di più sbagliato di pensare di potere fare tutto da soli, perché l'innovazione non è l’idea geniale di uno, ma una sfida che riguarda tutta l’azienda e il suo team». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Qual è il percorso “pratico” che deve compiere un’azienda per mantenere i requisiti di innovazione ed essere elencata nel Registro delle Imprese Innovative? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «I criteri da rispettare sono i 3 caposaldi dell’Innovazione. Il primo è vantare nel proprio organico personale altamente specializzato; il secondo, investire almeno il 15-20% del proprio fatturato in Ricerca e sviluppo; il terzo, avere depositato almeno un brevetto industriale».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come si ottiene un brevetto? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Attraverso una lunga trafila. Lunga, anche dal punto di vista dei tempi, non solo della ricerca. Basti pensare che per la fTMS Cerebro ho depositato la richiesta nel 2020 ed è stata accettata nel 2023. Ci sono poi tantissimi criteri da rispettare: lo strumento deve essere descritto nei minimi dettagli e il più accuratamente possibile, deve essere il primo in assoluto e non avere somiglianze con altri brevetti già depositati. Poi ci sono diverse selezioni a maglie strette da superare da parte di Commissioni scientifiche molto rigorose che possono richiedere di modificare alcuni aspetti o di rispondere a delle contestazioni».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Che differenza c’è tra brevetto nazionale e internazionale? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Il brevetto garantisce la tutela del prodotto. Contrassegnare un'invenzione con un brevetto significa assicurarne la priorità e l'esclusiva. Perché ciò accada c’è anche un costo da pagare ogni anno e per ogni Paese. Facendo un rapido calcolo, per darne un’idea, se si vuole tutelare un progetto in tutta Europa il costo ammonta a circa 5000 euro l’anno. Un bell’investimento per un’azienda».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quando ci si può fermare? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Mai (ndr. ride). È un lavoro che non finisce, ogni impresa per essere competitiva è chiamata continuamente a fare i conti con la realtà che la circonda. Nel caso dell’innovazione in ambito neuroscientifico significa fare attenzione ai bisogni dei propri pazienti, dei sanitari che usano le biotecnologie, e non ultimo del mercato, modularsi in base a tutto questo. Serve correre dei rischi e accettare la continua sfida di cambiare». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 12 Jun 2023 13:17:06 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il ruolo della luce nelle Neuroscienze</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/il-ruolo-della-luce-nelle-neuroscienze</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L’intervista all’esperto, il dottor Pier Michele Mandrillo
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         La luce è all’origine della vita stessa. Il suo studio ha portato nel tempo scoperte che hanno rivoluzionato la società e ogni campo della scienza. Anche per questo l’Unesco ha istituito una Giornata per celebrarla, la Giornata Internazionale della Luce, un momento per sottolineare il ruolo che svolge nella scienza, nella cultura, nell'arte, nell'educazione, nello sviluppo sostenibile, nella medicina, comunicazione ed energia.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Oggi le tecnologie che se ne servono hanno un ruolo chiave anche in ambito neuroscientifico, dalla diagnostica al monitoraggio fino al trattamento avanzato.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ne parliamo con il dottor Pier Michele Mandrillo che nel suo
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.studiomedicomandrillo.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            studio medico
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          in provincia di Taranto ne sfrutta le sue proprietà quotidianamente per migliorare la qualità della vita dei suoi pazienti e dei loro caregiver.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Per cosa impiega la luce nella sua attività professionale? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Utilizzo da anni la terapia fotonica per i molteplici vantaggi che è in grado di apportare. J.A. Parrish, diceva che la light therapy e i devices con LED (Light Emitting Diode) stanno alle tecnologie come la musica sta al rumore, mi sembra un’ottima metafora che tira dritto al punto.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Negli ultimi anni l’interesse per la medicina biofotonica e l'applicazione della terapia della luce sono diventate una forza trainante in molte aree della Medicina in generale e della Medicina rigenerativa e di precisione in particolare. I diversi tessuti del corpo umano assorbono energia da diverse lunghezze d'onda dell'energia luminosa e, conseguentemente, interagiscono con i fotoni emessi dalle varie sorgenti luminose e rispondono generando essi stessi biofotoni.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella mia attività professionale quotidiana di Medico chirurgo, Odontoiatra e Medico estetico, la terapia con la luce risulta essere un'opzione terapeutica non invasiva preziosa per il trattamento dei problemi della pelle, per il miglioramento dei processi di guarigione in Dermatologia estetica e Medicina estetica (si pensi all’attivazione dei fibroblasti dermici e alla stimolazione della neocollagenogenesi); in Chirurgia Maxillo-Facciale (neoangiogenesi ed osteogenesi), Odontoiatria (attivazione dei fibroblasti gengivali e guarigione dei tessuti molli orali nella Malattia Parodontale). E ancora, Implantologia Dentale (potenziamento della osteointegrazione degli impianti dentali al titanio, miglioramento della qualità e quantità dei tessuti osseo e dei tessuti molli perimplantari, miglioramento della perimplantite fino alla guarigione). Un elenco lungo, come si legge. Non da ultima è l’efficace applicazione nelle problematiche cerebrali e neurorigenerative, dove ancora una volta, i campi di applicazione si spalmano in un elenco altrettanto lungo, dalla riduzione della depressione alla rigenerazione neuronale.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È per questo che da oltre 15 anni investo nella terapia della luce nel rosso e nel vicino infrarosso nella mia attività professionale».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È diverso l’uso della luce in ambito neuroscientifico. In questo caso si parla di Fotobiomodulazione transcranica. Cosa l’ha spinta a inserire la Fotobiomodulazione transcranica di Cerebro tra le sue strumentazioni? 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «La Fotobiomodulazione transcranica induce l'attivazione delle cellule nervose, determina un effetto positivo sul metabolismo delle cellule nervose, stimola i processi di rigenerazione nervosa nelle malattie neurodegenerative, come Malattia di Alzheimer, Morbo di Parkinson, Sclerosi Multipla.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Da medico e ricercatore aprire le porte alla tecnologia Cerebro è stata poi l’opportunità di poter essere un componente attivo di un team di professionisti con vision e mission ben chiare, dettate ed orientate da evidenze scientifiche internazionali. Mi ha entusiasmato la possibilità di poter impiegare tecnologie certificate, implementate e condivise, da proporre a miei pazienti per la riduzione della neuroinfiammazione, il miglioramento cognitivo, generale e relazionale, con trattamenti sia ambulatoriali che domiciliari, nella convinzione -etica, deontologica e professionale- di poter contribuire al reale miglioramento della loro salute e della qualità di vita e dei loro caregivers». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 12 May 2023 13:34:15 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Caldo e freddo per riabilitare il cervello</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/caldo-e-freddo-per-riabilitare-il-cervello</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L’uso del caldo e del freddo a scopi curativi ha radici antichissime.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         È un rimedio con cui da sempre si è cercato di dare sollievo in caso di dolori, gonfiori e contratture. Nell’ambito delle Neuroscienze caldo e freddo sono stati sfruttati fino ad ora in campo diagnostico, da macchinari funzionali alla valutazione dei nervi sensoriali (quelli che trasportano le informazioni sensoriali, come il dolore, la temperatura e le vibrazioni). Oggi la ricerca di novità nell’applicazione di principi molto semplici come il caldo e il freddo anche per la riabilitazione neurologica è brevettata, e si chiama Versus.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come funziona Versus?  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si tratta di un dispositivo che attraverso degli speciali elettrodi produce una variazione di calore o di freddo che è in grado di modificare la microcircolazione delle aree della corteccia cerebrale, e quindi di favorire i processi neuronali che sono alla base della riabilitazione cognitiva e motoria.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per chiarire il suo meccanismo d’uso è meglio fare un passo indietro. Tutto ciò che riguarda il cervello e la riabilitazione di funzioni perse a seguito di un danno neurologico fa riferimento all’aspetto della circolazione sanguigna. Se un’area cerebrale ha necessità di “lavorare bene” serve che venga apportato maggior ossigeno e sangue. Ecco, l’innovativo strumento di stimolazione termica cerebrale trans-cranica non invasiva che è stato pensato per essere sviluppato, attraverso il calore dilata i vasi sanguigni più piccoli, aumentando la capacità di sangue al loro interno. In quell’area dunque arriverà più sangue e quindi più ossigeno.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Lo stesso meccanismo vale per l’aspetto del freddo nel senso opposto: producendo freddo i vasi capillari si restringono e diminuisce l’attività funzionale di una determinata area. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In riabilitazione questo meccanismo di calore e raffreddamento potrebbe risultare utile nell’ottica di favorire la memorizzazione nei circuiti neurali di specifici aspetti della riabilitazione cognitiva o motoria.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I dispositivi di riabilitazione neurologica ad oggi sono tre e sfruttano il magnetismo, l’elettricità e la luce. Oggi possiamo dire che nel futuro avremo un quarto modo o tecnica per promuovere il benessere di pazienti con danni neurologici ovvero con la temperatura/caldo e freddo. Attualmente l’importante è sapere che esiste un brevetto che tutela questa invenzione industriale e preserva l’idea stessa innovativa. Speriamo nella possibilità di sviluppare presto il primo prototipo e iniziare così a validare protocolli clinici per la prima realizzazione e messa sul campo.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 12 May 2023 13:02:52 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cerebro® brevetta VerƧuƧ : Un sistema di stimolazione termica cerebrale trans-cranica non invasiva</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/cerebro-brevetta-veru-un-sistema-di-stimolazione-termica-cerebrale-trans-cranica-non-invasiva</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Si amplia il corredo dei dispositivi di stimolazione cerebrale targati Cerebro®
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Dopo
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           NIR Cerebro® Infrared
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         , l’apparecchio elettromedicale che sfrutta in modo innovativo la tecnica di Fotobiomodulazione, la
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms" target="_blank"&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           fTMS®
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         e
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms-plus" target="_blank"&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           fTMS™ Plus,
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         biotecnologie di stimolazione elettrica e magnetica, l’azienda milanese acquisisce al 50% un nuovo brevetto per invenzione industriale. Si chiama VerƧuƧ ed è un sistema di Stimolazione termica cerebrale transcranica non invasiva. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Nel panorama scientifico odierno sono presenti macchinari che utilizzano la tecnologia del caldo/freddo per la valutazione dei nervi sensoriali» spiega la dottoressa Federica Peci, CEO
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Cerebro®
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          . «Noi abbiamo lavorato a un progetto più ambizioso e innovativo: un dispositivo che, attraverso degli speciali elettrodi, produce una variazione di calore o di freddo in grado di modificare la microcircolazione delle aree della corteccia cerebrale e favorire i processi neuronali alla base della riabilitazione cognitiva e motoria».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Tutto ciò che riguarda il cervello e la riabilitazione di funzioni perse a seguito di un danno neurologico fa riferimento all’aspetto della circolazione sanguigna- prosegue Federica Peci-. Da qui siamo partiti per mettere a punto il nostro dispositivo: se un’area cerebrale ha necessità di “lavorare bene” serve che venga apportato maggior ossigeno e sangue. Lo strumento che abbiamo implementato attraverso il calore dilata i vasi sanguigni più piccoli, aumentando la capacità di sangue al loro interno. Questo significa che in quell’area arriverà più sangue e quindi più ossigeno.  Lo stesso meccanismo vale per l’aspetto del freddo nel senso opposto: producendo freddo i vasi capillari si restringono e diminuisce l’attività funzionale di una determinata area».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/124339.jpeg" length="281516" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 28 Apr 2023 09:58:56 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La Fotobiomodulazione è una risorsa per alleviare il dolore dell’arto fantasma</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/la-fotobiomodulazione-e-una-risorsa-per-alleviare-il-dolore-dellarto-fantasma</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il trattamento di Fotobiomodulazione corticale aiuta i pazienti amputati tormentati dalla sindrome dell’arto fantasma, allevia il dolore e la percezione dell'arto che non c’è più, migliora la qualità del sonno e dell'umore e, di conseguenza, la qualità della vita di chi ne soffre.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
          A dimostrarlo è lo studio scientifico
         &#xD;
  &lt;i&gt;&#xD;
    
          “How to treat Phantom Limb Pain: Neuromodulation or Neurostimulation? A single case study”
         &#xD;
  &lt;/i&gt;&#xD;
  
         che vale la laurea al suo autore Davide Lomazzi, dottore in Biotecnologie mediche e farmaceutiche con la tesi "Il ruolo delle Biotecnologie nella gestione del Dolore Neuropatico: un approccio innovativo con Fotobiomodulazione Cerebrale". 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Cosa è il dolore all’arto fantasma 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Il dolore all’arto fantasma è meno raro di quanto pensiamo: gli studi suggeriscono che ne è colpito il 90 – 98% dei pazienti subito dopo l’amputazione o la perdita di un arto» spiega Lomazzi che ha portato avanti la ricerca grazie alla collaborazione con
           &#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
          
             Cerebro®
            &#xD;
        &lt;/a&gt;&#xD;
        
            ,
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
      
           azienda di biotecnologie per la riabilitazione cerebrale e con l’
           &#xD;
      &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             Istituto San Celestino
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           . 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La sindrome dell'arto fantasma, come spiegano gli esperti, ha evidenti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni. È quell’insieme di sensazioni che vanno dal prurito al formicolio, fino al dolore intenso, che il cervello percepisce a carico di un arto che di fatto non c’è più in quanto amputato a causa di una malattia o di un trauma. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Lo studio scientifico 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Con la collaborazione dell’Istituto San Celestino e di Cerebro abbiamo portato avanti la ricerca per indagare e approfondire i fenomeni di deafferentazione e ricollocazione neuronale che avvengono all’interno delle cortecce sensori-motorie e comprendere meglio come si adattano le aree corticali a seguito della perdita di input proveniente dall’arto. Per farlo ci siamo focalizzati sulle aree di controllo motorio della corteccia con due strumenti non invasivi: la stimolazione transcranica a corrente continua (
           &#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms-plus" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             tDCS
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           ) e il dispositivo di fotobiomodulazione (
           &#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          
             NIR Cerebro® Infrared
            &#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           )». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Per la ricerca un paziente con amputazione dell'arto inferiore e presentazioni ripetute della manifestazione dolorosa è stato sottoposto a 2 cicli distinti a distanza di un mese di entrambi i trattamenti» continua Lomazzi. «Per valutare la variazione del dolore nell'arto amputato è stata somministrata una scala di valutazione del dolore "The Leeds assessment of Neuropathic Symptoms and signs (LANSS) Pain Scale", sia pre che post tDCS e trattamento di fotobiomodulazione».  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            I risultati 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Dallo studio è emerso che il trattamento di Fotobiomodulazione produce un sollievo nel dolore e nella percezione dell'arto fantasma sia tra le sessioni che dopo l'intero protocollo di trattamento. «Abbiamo registrato inoltre miglioramenti sulla qualità del sonno del paziente e anche dell'umore. Ci auguriamo che in futuro si potrà approfondire questo risultato con altri studi più randomizzati. Al momento possiamo confermare che dalla ricerca emerge la possibilità di migliorare la qualità della vita dei pazienti amputati e tormentati dal dolore dell’arto fantasma». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <enclosure url="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/10491.jpeg" length="109874" type="image/jpeg" />
      <pubDate>Fri, 28 Apr 2023 08:56:05 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Fotobiomodulazione: cosa è? A cosa serve? È efficace?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/fotobiomodulazione-cosa-e-a-cosa-serve-e-efficace</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L’intervista all’esperta Federica Peci
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
          
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se si prova a gettare in pasto in un motore di ricerca la parola “Fotobiomodulazione” per capirci di più quanto risulta non è detto chiarisca troppo le idee, anzi. Tra i primi risultati viene fuori la definizione di “nuovo” trattamento per la degenerazione maculare secca legata all'età, una speranza contro la maculopatia. In ordine sparso poi si legge che è una tecnica terapeutica per problemi alla pelle e si sovrappongono parole come medicina estetica, laser, cellule, LED. Si possono anche acquistare dei dispositivi su Amazon.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Chiediamo di far chiarezza alla dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area neuropsicologica, ricercatrice in Neuroscienze cognitive e CEO di
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cerebro
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          , azienda di biotecnologie per la riabilitazione cerebrale.   
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cosa è la Fotobiomodulazione? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il termine “fotobiomodulazione” si riferisce al meccanismo, ovvero l’utilizzo della luce su specifici tessuti biologici. Quando parliamo di Fotobiomodulazione in ambito neurologico dobbiamo aggiungerci un termine in più: “transcranico”. Questo definisce il distretto corporeo su cui questa luce agisce.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Inoltre, la luce utilizzata può essere di diverso tipo, Laser o LED, e di diverse intensità, dai 600 ai 1000 nm. Quindi ogni strumento di Fotobiomodulazione in base alla parte del corpo su cui viene posto e in base ai nanometri utilizzati produce effetti diversi.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È conosciuta infatti nell’ambito della medicina estetica e odontoiatrica da diversi anni. Se rimaniamo però nell’ambito della Fotobiomodulazione transcranica parliamo di una luce nel vicino infrarosso che dal 2018 a oggi sta diventando sempre più conosciuta e con ampi protocolli scientifici. Infatti, ci discostiamo dalle attuali stimolazioni cerebrali e ci inseriamo nell’ambito della modulazione del metabolismo dei neuroni con effetti benefici sulla riduzione dei processi infiammatori, dello stresso ossidativo e un miglioramento della circolazione sanguigna cerebrale.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È inoltre fondamentale non comprare dispositivi di questo tipo su internet perché state applicando una luce sul vostro tessuto cerebrale e non è da prendere alla leggera. I professionisti di modulazione cerebrale con NIR sanno esattamente quali sono i principi biologici e i protocolli da seguire e anche dove questo strumento potrebbe non essere indicato. Fatevi seguire da Professionisti Sanitari esperti.   
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Oggi è scientificamente validata come terapia? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Assolutamente si. Ci sono già numerosi protocolli clinici per trattare sintomi di patologie neurologiche di origine infiammatoria e anche per ridurre quell’affaticamento neuronale che caratterizza la vita quotidiana di ognuno. Questo caso non rientra nell’ambito della patologia ma in quello di Prevenzione.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quindi per quali patologie? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con patologie neurologiche di origine neuroinfiammatoria si intendono ad esempio Alzheimer, Parkinson o quella che negli ultimi anni è stata chiamata “nebbia cognitiva”.   
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In caso di Alzheimer, ad esempio, la persona con il progredire della malattia può mostrare difficoltà di linguaggio, di memoria, di percezione ed esecuzione di movimenti complessi. Ecco, la fotobiomodulazione transcranica -ribadisco, opportunatamente utilizzata- ha effetto sulle funzioni cognitive, migliora la microcircolazione cerebrale e quindi la qualità di vita. Il Parkinson è una patologia neurodegenerativa a evoluzione lenta e progressiva, la fotobiomodulazione transcranica è efficace nel miglioramento delle funzioni motorie e cognitive.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In generale, le attività quotidiane e lavorative richiedono l’utilizzo di funzioni cognitive complesse come la memoria a lungo e a breve termine, capacità di pianificazione e risoluzione di problemi. La fotobiomodulazione transcranica aiuta a potenziare la abilità cognitive in coloro che sperimentano stanchezza mentale.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cerebro ha messo a punto un dispositivo che ne sfrutta le potenzialità. Di cosa si tratta? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si chiama
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           NIR Cerebro® Infrared
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          è uno strumento elettromedicale (classe IIa), non è invasivo ed è indolore. È un casco che emette luce nel vicino infrarosso (810 nanometri) attraverso i 256 LED posizionati al suo interno. Lo abbiamo messo a punto nel 2019 e mentre uscivamo con l’idea progettuale veniva pubblicata su una rivisita internazionale scientifica dal MIT e Harward un articolo sull’utilizzo della luce a livello cerebrale e i suoi benefici. Ci siamo sentiti in linea con l’oltreoceano e sapevamo che stavamo percorrendo la strada giusta. Nel 2020, poco prima della pandemia abbiamo iniziato la validazione clinica grazie a strutture sanitarie sul territorio che ci hanno aiutato. Potete immaginare la difficoltà negli anni a venire ma non ci siamo mai fermati e ora vantiamo 15 centri in Italia che utilizzano le nostre strumentazioni compreso NIR Cerebro® Infrared e ci aiutano a validare protocolli con studi clinici sempre più sofisticati.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cosa ha di diverso NIR Cerebro® Infrared rispetto agli altri dispositivi?  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          NIR Cerebro® Infrared utilizza in modo innovativo la tecnica di Fotobiomodulazione transcranica innanzitutto perché agisce sull’intera area cerebrale corticale e perché è tarato per essere utilizzato su due canali: il primo sull’area motoria, premotoria e visiva, il secondo su quella esecutiva, sensoriale e linguistica.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Produce effetti benefici a “cascata”: sulla circolazione sanguigna a livello cerebrale, sul metabolismo dei neuroni, diminuisce lo stress ossidativo, riduce la morte delle cellule cerebrali e favorisce la formazione di nuovi neuroni. Altra caratteristica è che modula, non stimola. NIR Cerebro® Infrared modula il comportamento delle cellule e agisce sul loro piano metabolico. Essendo una modulazione non ha effetti collaterali. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come si può iniziare un trattamento? Cosa fare? A chi rivolgersi? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si può contattare uno dei centri affiliati in Italia al
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/progetto-cerebro" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Progetto Cerebro
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          : sono cliniche, studi medici, poli sanitari che utilizzano i nostri dispositivi e le nostre metodiche.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ogni realtà sanitaria prenderà in carico i pazienti valutando la storia clinica e quale strumento potrebbe essere il più indicato. L’esperienza e la formazione dei nostri professionisti permettono di scegliere il trattamento più indicato in quel momento per quel paziente.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se il professionista reputa NIR Cerebro® Infrared come strumento di trattamento allora 1 / 2 volte a settimana, per 18 minuti vi verrà posto il caschetto sulla testa e nel mentre vi verrà chiesto di fare qualcosa: esercizi motori, esercizi cognitivi, esercizi sul linguaggio o di rilassamento. Tutto dipende dalla situazione clinica di partenza.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 20 Apr 2023 10:26:34 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/fotobiomodulazione-cosa-e-a-cosa-serve-e-efficace</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/2-e7d81d2e.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/2-e7d81d2e.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>FOTOBIOMODULAZIONE E FOTOBIOMODULAZIONE TRANSCRANICA SONO COSE DIVERSE</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/fotobiomodulazione-e-fotobiomodulazione-transcranica-sono-cose-diverse</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Vi spiego perchè
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Nella mia attività professionale mi accorgo spesso che c’è confusione in merito a questa tecnica.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per prova ho gettato in pasto in un motore di ricerca la parola ed è risultato un po’ di tutto: sarebbe una speranza contro la maculopatia, una tecnica terapeutica per problemi alla pelle, uno strumento di riabilitazione cerebrale. Si possono anche acquistare dei dispositivi che la effettuano.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il termine “fotobiomodulazione” si riferisce all’utilizzo della luce su specifici tessuti biologici. La luce utilizzata può essere di diverso tipo, Laser o LED, e di diverse intensità, dai 600 ai 1000 nm. La Fotobiomodulazione è conosciuta nell’ambito della medicina estetica e odontoiatrica da diversi anni. Altra cosa è l’ambito neurologico, quando ci riferiamo a questo però dobbiamo aggiungerci il termine “transcranico” che definisce il distretto corporeo su cui questa luce agisce.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Fotobiomodulazione transcranica è una tecnica che, attraverso una luce nel vicino infrarosso, modula il metabolismo dei neuroni e grazie a questo, come dimostrato da studi scientifici, si riducono i processi infiammatori, lo stresso ossidativo e migliora della circolazione sanguigna cerebrale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La tecnica, in ambito neurologico, è scientificamente validata come terapia. Oggi è inclusa in diversi protocolli clinici per trattare sintomi di patologie neurologiche di origine infiammatoria e per ridurre l’affaticamento neuronale, oltre che in Prevenzione, in assenza di patologia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Con patologie neurologiche di origine neuroinfiammatoria si intendono ad esempio Alzheimer, Parkinson, “nebbia cognitiva”.  In caso di Alzheimer, la Fotobiomodulazione transcranica -opportunatamente utilizzata- ha dimostrato il suo effetto sulle funzioni cognitive, migliora la microcircolazione cerebrale e la qualità di vita. In caso di Parkinson si è visto che è efficace su funzioni motorie e cognitive e che tramite questa si ottengono miglioramenti che vengono anche mantenuti nel tempo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È difficile pronunciarsi sulle tempistiche dei trattamenti, dipende dalla situazione clinica di partenza del paziente che effettua il trattamento e dal dispositivo utilizzato, (senza contare la guida del professionista sanitario cui ci si rivolge).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Oggi infatti esistono diverse biotecnologie che differiscono molto tra loro, quanto a metodologia e validità scientifica. Nel caso della Fotobiomodulazione transcranica consiglio di evitare di acquistare dispositivi in Rete, si tratta di applicare una luce su un tessuto cerebrale, e di rivolgersi a professionisti di modulazione cerebrale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Di Federica Peci
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 18 Apr 2023 13:15:10 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/fotobiomodulazione-e-fotobiomodulazione-transcranica-sono-cose-diverse</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>C’era una volta una startup..</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/cera-una-volta-una-startup</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Oggi Cerebro è azienda. L’intervista alla sua fondatrice, Federica Peci
         &#xD;
  &lt;br/&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Cerebro
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         dopo essere stata per cinque anni una startup è diventata ufficialmente Impresa Innovativa. La dottoressa Federica Peci, fondatrice a capo dell’azienda, ci racconta la sua esperienza, tra successi, premi, traguardi e sfide future. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quando ha capito che era quella la sua strada, mettere su una startup di biotecnologie per diffondere strumenti e metodica nell’utilizzarli? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Mi verrebbe da dire che non l’ho ancora capito o meglio non pensavo di ottenere ciò che alla fine di 5 anni di startup abbiamo ottenuto… Tutto è iniziato perché volevo aiutare i pazienti che seguivo, ma mi mancavano gli strumenti. Ecco, serviva qualcosa che ancora non avevo, allora ho ragionato non da venditrice ma da professionista. Ho pensato: cosa vorrei ricevere per fare davvero la differenza nella mia attività quotidiana? Mi sono detta: se voglio fare la differenza devo iniziare io a fare qualcosa. Ho puntato sull’innovazione e in primis sull’utilizzo dello spettro luminoso nelle patologie neurologiche. Nel 2018, anno di fondazione di Cerebro, non si parlava in modo così prepotente delle stimolazioni e modulazioni cerebrali.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Oltre agli strumenti poi volevo affiancarci un metodo condiviso che mettesse al centro il paziente e potenziasse il lavoro del professionista sanitario. In questo sono stati fondamentali amici e colleghi che seguivano un modo di fare clinica comune.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Qual è stata la cosa più difficile, la sfida maggiore che ha affrontato? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il periodo di stallo che ha imposto la pandemia. Avevo appena iniziato a consolidare Cerebro, aumentare l’organico e poi ho dovuto mettere tanti progetti in stand by. È stato un duro colpo soprattutto perché ci è stato “negato” il tempo necessario per inserirci in modo decisivo nel mercato italiano degli strumenti elettromedicali. Col senno di poi però oggi penso che non è stato tutto negativo, senza la pandemia probabilmente non sarei riuscita a depositare 3 brevetti per Cerebro e altri 3 in co-titolarietà con un’altra startup.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           C’è stato un momento in cui ha pensato di lasciar perdere tutto, che aveva sbagliato? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          No, non l’ho mai pensato, neanche durante la pandemia. Ero rammaricata sì, ma non ho pensato mai di mollare, anzi, io e il mio team abbiamo deciso di mettere a frutto quel tempo, abbiamo implementato la ricerca, la valutazione clinica delle strumentazioni e soprattutto abbiamo messo in campo le nostre conoscenze e competenze nell’utilizzo dell’ozono come molecola di sanificazione ambientale. Vedevo i benefici che avevano i pazienti nell’utilizzare le nostre strumentazioni, la soddisfazione dei nostri centri in Italia e dei risultati che portavano, e che portano ancora oggi, per cui mai ho pensato di aver scelto la strada sbagliata. Che fosse giusta era -ed è- proprio sotto i miei occhi.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Qual è stata la soddisfazione più grande? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Difficile dirne una, sono state tante. Dalla partecipazione a fiere e congressi internazionali in cui ho avuto modo di confrontarmi con professionisti e manager da tutto il mondo alle validazioni cliniche. Se proprio devo sceglierne una, forse direi l’aver ottenuto il brevetto della nostra stimolazione magnetica statica. Ottenere un brevetto non è facile, è un lavoro lungo e faticoso. È ricerca, condivisione con i consulenti per redigere tutte le pratiche, ottenerlo equivale a dire che NON esiste niente di uguale nel mondo. Se non è eccellenza italiana questa, non so cosa lo possa essere… 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Qual è la sfida che deve ancora affrontare e che le sta più a cuore? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Più che sfida l’obiettivo a breve termine è inserire queste strumentazioni all’interno di più realtà cliniche possibili sul territorio italiano così da avere centri di eccellenza tecnologica in tutta Italia. Questo vale attualmente per le strutture sanitarie private ma c’è necessità che siano inserite anche nel settore pubblico. Abbiamo sviluppato le nostre strumentazioni con un primo criterio fondamentale: che fossero alla portata di tutti. Per farlo abbiamo dovuto trovare materiali di alto livello ma con linee di produzione semplici e che potesse abbassare i costi di produzione garantendo un’alta qualità di prodotto.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 31 Mar 2023 08:44:12 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/cera-una-volta-una-startup</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/grafichexneurologos.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/grafichexneurologos.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>È tempo di prevenzione! Parliamo di salute del cervello</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/e-tempo-di-prevenzione-parliamo-di-salute-del-cervello</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Dalla salute del cervello dipende quella di tutto l’organismo, ecco perché quest’organo può essere pensato come un grande “direttore d’orchestra” di tutte le funzionalità che rendono possibile la vita
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;font&gt;&#xD;
    
          Ma come fare a 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mantenerlo il più possibile sano, a preservarlo, insomma a fare prevenzione? 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ce ne parla in questo webinar il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dottor Samorindo Peci, endocrinologo, specializzato in Malattie Rare e metaboliche e direttore dell’Istituto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           San Celestino® di Milano.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci esordisce con una metafora: il cervello si muove attraverso due grandi elementi, l’acqua e il 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fuoco. La prima è rappresentata da tutti i liquidi (che possono poi accumularsi in edemi, come risposta a 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            determinati processi), il secondo, il fuoco, rappresenta l’infiammazione che, quando riguarda il cervello, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            viene detta neuroinfiammazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La neuroinfiammazione è un processo che, se non preso in carico, si cronicizza nel tempo portando 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            importanti danni in tutto l’organismo, non a caso la maggior parte delle malattie neurologiche è legata a stati 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di neuroinfiammazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Il ruolo dello stress
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Alzi la mano chi oggi non è sotto stress?
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Seppur spesso c’è la consapevolezza sui danni che questo è in grado di apportare al cervello- e quindi a tutto 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’organismo- non si fa abbastanza per cercare di diminuirne il carico. Al contrario spesso si opta per scelte 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sbagliate, come ad esempio, compensare con lo zucchero per “ricaricarci”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Da sempre energia e concentrazione sono legati allo zucchero: è un retaggio che abbiamo appreso fin da 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            piccoli, anche attraverso la pubblicità. Lo zucchero è sì importante per il cervello (anche se bisogna 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            discriminare zuccheri raffinati da quelli integrali) ed è vero che grazie a questo si ha un’immediata 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sensazione di sollievo ma, alla lunga, una dieta non equilibrata dal punto di vista nutrizionale,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           eccessivamente ricca di determinati zuccheri, aumenta il rischio di rendere l’infiammazione cronica.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Si accenna, a tal proposito, al differente meccanismo d’azione proprio del galattosio, lo zucchero del latte 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            materno, che invece non danneggia, né aumenta l’infiammazione cerebrale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Cosa genera stress è un capitolo di grande complessità in cui trovano spazio fattori genetici, ambientali, 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            alimentari, di stile di vita. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Ci si chiede quindi cosa si può fare per preservare la salute del cervello e, appunto 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fare prevenzione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            I 3 elementi indispensabili per la salute del cervello
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La ricetta perfetta per il dottor Peci passa per 3 ingredienti:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -un buon sonno, ristoratore
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -un adeguato piano alimentare (fatto su misura, individualizzato sulle caratteristiche proprie della persona)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -dedicarsi ad attività piacevoli per il cervello, che ci appassionano, qualsiasi esse siano (che non significa per 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            forza “fare cruciverba” come spesso si dice! Il cruciverba, se non piace, può anzi aumentare lo stress!)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Vien sottolineato, in particolare, tra questi “ingredienti” il ruolo di primo piano che gioca il sonno.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           “Un cervello ha bisogno di sonno, come una persona deperita di cibo”, dice il dottor Peci. È fondamentale 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            per il recupero. Il sonno rientra infatti a pieno titolo nei beni primari del nostro organismo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           C’è chi si vanta di riuscire a restar sveglio per tante ore consecutive ma è un’abitudine sbagliata, una delle 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tante, insieme al fatto di saltare il pranzo, consumare cene troppo ricche, andare a dormire troppo tardi. Lo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            stile di vita non sano prima o poi chiede il conto all’organismo, e ancora prima al cervello.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            I segnali che manda sono spesso sottovalutati
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           A differenza degli altri organi che manifestano segnali difficili da ignorare quando è in atto un disequilibrio, o 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un’infiammazione, il cervello ha un modo diverso per segnalare che qualcosa non va, e sono manifestazioni 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che il più delle volte non vengono colte.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Ad esempio- dicono gli esperti- il fegato si ingrossa, le ginocchia “scricchiolano”, la gamba duole, il piede 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            pure: quando sono le altre parti ad avere un problema, insomma, lo so nota subito, è lampante e questo fa 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            correre ai ripari.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La stessa cosa non avviene quando si innesca un processo di neuroinfiammazione. Dei segnali ci sono, 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            magari, ma non ne teniamo conto. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Qualche esempio?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Vi è mai capito di avere avuto la sensazione di essere chiamati, quando invece non era successo? Ecco, ad 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            avere causato questa errata percezione uditiva può essere stato un sovraccarico delle percezioni uditive.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           E ancora, vi è mai capito di avere sentire un odore come eccessivamente sgradevole o di vedere qualcosa e 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un attimo dopo non vederla più? In qualche caso anche queste possono essere spie di stanchezza cerebrale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           O ancora, quando non si trovano le parole giuste o nell’andamento del discorso ci si impiglia sempre sulle
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           stesse, quando sbattiamo sugli spigoli troppi spesso… Una volta ogni tanto può capitare, ma se capita spesso 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            può esserci qualcosa che non controlla più lo spazio, quindi un problema a livello di visus spaziale (perché 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            normalmente il cervello conosce benissimo le proporzioni del nostro corpo, senza bisogno di guardarlo) e 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            questi sono tutti campanelli d’allarme.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il cervello “non fa male”, ribadiscono il dottor Peci e la dottoressa Peci, anche quando abbiamo mal di testa 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ad esempio non è di certo il cervello a dolere! Ma le strutture intorno che subiscono una pressione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           L’unico segnale più lampante che può insorgere è una certa pressione dietro il palato: è il segno che è in atto 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            una compressione sul tronco encefalico, uno dei pochi campanelli di allarme più riconoscibili.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Siamo noi, dunque, a dover avere un’attenzione maggiore nei suoi confronti, sia attraverso le 3 cose dette 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            (un buon sonno, adeguata alimentazione, dedicarsi ad attività che ci appassionano), ma anche sfruttando le 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nuove tecnologie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Le tecnologie aiutano a preservare la salute
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La risonanza magnetica aiuta ad individuare eventuali problematiche strutturali, ad esempio la presenza di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un’ischemia transitoria, ma per indagare le funzioni cerebrali, prima di doverci trovare a fronteggiare vere e 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            proprie patologie che richiedono atti terapeutici, servono strumenti funzionali.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            NIRS
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           L’istituto San Celestino® per questo oggi sfrutta i vantaggi offerti dalla
           &#xD;
      &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/spettroscopianelvicinoinfrarosso/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            NIRS,
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           uno strumento in grado di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            mostrare l’attività cerebrale sulla corteccia del cervello.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La NIRS - che sta per Spettroscopia nel vicino infrarosso - permette di valutare la variazione di ossigenazione 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            all’interno delle aree cerebrali e la conseguente capacità funzionale associata. È indolore e non invasiva. A 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            differenza della Risonanza Magnetica Funzionale resta a livello corticale, non indaga le aree sottocorticali, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            anche se le due sono sempre a stretto contatto. Sono molti i vantaggi che offre: rispetto alla Risonanza 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            magnetica che restituisce uno scatto fotografico dell’area analizzata, la NIRS analizza dinamicamente cosa 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            accade nel cervello, quindi permette anche di valutare il funzionamento in un’area cerebrale quando al 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            paziente vengono dati stimoli diversi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Grazie a questo esame diagnostico è possibile conoscere lo stato di salute del nostro cervello e anche 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            monitorare l’andamento di eventuali terapie.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Oggi attraverso l’uso degli strumenti delle Neuroscienze® è possibile eseguire sia una riabilitazione cognitiva 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            vera e propria, in presenza di patologia, puntando a ripristinare le abilità perse, sia il potenziamento 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            cognitivo nel caso in cui siano i campanelli di allarme di cui si è parlato sono stati colti e si vuole correre ai 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ripari, e diminuire il rischio di avere a che fare con una patologia neurologica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Il ruolo degli integratori sulla prevenzione
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Gli integratori a cui si ricorre spesso per “ricaricare” il cervello o compensare delle lacune sulle sue 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            funzionalità sono a base di elementi che influiscono nel nostro sistema simpatico e parasimpatico.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Uno su tutto la melatonina, a cui spesso si ricorre per ripristinare un buon ciclo sonno-veglia.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Gli integratori non vanno demonizzati e possono avere un’utilità- conclude il dottor Peci- ma a patto di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            essere assunti per una terapia individualizzata e dietro consiglio medico.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=FTqggXcBMjA" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per vedere il webinar 
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 23 Mar 2023 14:46:16 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/e-tempo-di-prevenzione-parliamo-di-salute-del-cervello</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>Gli esami diagnostici più innovativi per monitorare la salute del cervello</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/gli-esami-diagnostici-piu-innovativi-per-monitorare-la-salute-del-cervello</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La dottoressa Federica Peci e la dottoressa Rosjana Pica in questo webinar offrono una panoramica sugli esami diagnostici oggi disponibili per monitorare la salute del cervello.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
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        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 23 Mar 2023 14:04:09 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/gli-esami-diagnostici-piu-innovativi-per-monitorare-la-salute-del-cervello</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cosa si intende per Neuroscienze? Spieghiamo cosa c’è dietro la tanto utilizzata parola</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/cosa-si-intende-per-neuroscienze-spieghiamo-cosa-ce-dietro-la-tanto-utilizzata-parola</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         In questo webinar il dottor Samorindo Peci e la dottoressa Federica Peci, tra i docenti della Scuola di Neuroscienze® spiegano cosa si intende per Neuroscienze®
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          e perché una formazione adeguata in questo ambito così affascinante permette di acquisire 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          una visione integrata sulla Scienza della Medicina.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;font&gt;&#xD;
    
          Cosa si intende con Neuroscienze®
         &#xD;
  &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Secondo la definizione più comune le Neuroscienze® rappresentano lo studio scientifico del sistema 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nervoso. La parola è al plurale anche perché si tratta di un argomento molto vasto al quale afferiscono:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          anatomia, biologia molecolare, matematica, chimica, fisica, farmacologia, fisiologia, psicologia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le Neuroscienze® inoltre indagano lo sviluppo, l’anatomia, il funzionamento, le connessioni esistenti tra 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           le diverse aree cerebrali e i comportamenti manifesti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Perché tutti i professionisti sanitari dovrebbero conoscere questa materia
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’incontro online è l’occasione per fare comprendere quanto sia importante che ogni specialista sanitaria 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (nessuno escluso- i dottori citano diversi esempi) abbia una conoscenza adeguata di questa materia. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tutto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nel nostro organismo è collegato al cervello, spiegano, che è anche ciò che rende unico ognuno di noi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ogni azione terapeutica, che sia clinica o farmacologica, non può prescindere dalla conoscenza dei processi 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cerebrali, una conoscenza grazie alla quale si acquisisce una “lente” con cui è possibile leggere una patologia 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           in modo completamente diverso, raggiungendo l’obiettivo della cura della paziente, in modo consapevole.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’istituto San Celestino è partner della
          &#xD;
    &lt;a href="https://formazione.cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Scuola di Neuroscienze®
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=p3Sp9UBPd-4" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Clicca qui per vedere il webinar
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:49:57 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/cosa-si-intende-per-neuroscienze-spieghiamo-cosa-ce-dietro-la-tanto-utilizzata-parola</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Dimentico cose: stress o patologia?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/dimentico-cose-stress-o-patologia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area Neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze Cognitive spiega cosa lega la memoria e l’attenzione, cosa ci può essere dietro le piccole o grandi perdite di memoria, quando si tratta di stress, quando di patologia, quali sono le aree coinvolte nel cervello, e a chi rivolgersi per ricevere una diagnosi certa. 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Stress, attenzione e memoria si concentrano nel lobo centrale del cervello (pieno di connessioni con gli altri 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          lobi a livello della corteccia cerebrale e con le strutture della parte profonda del cervello). Il lobo centrale è 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          l’attore principale del processamento di un’informazione.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Cosa lega memoria e attenzione
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Per spiegarlo la dottoressa Peci fa l’esempio di un faro di un palcoscenico che illumina sempre una e una sola 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            porzione: nel buio succedono tante altre cose ma non essendovi “luce” non le guardiamo. La memoria non si 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            crea senza un’attenzione sostenuta per un tempo adeguato. Dunque, possiamo memorizzare soltanto ciò 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che è sotto la nostra “luce-attenzione”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Una volta posta un’adeguata attenzione ad una cosa, questa può diventare memoria a breve termine e, in 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            caso di un evento ad alto impatto emotivo, si può trasformare a sua volta in memoria a lungo termine, grazie 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            anche a una buona qualità del sonno.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Se da giovani dimentichiamo “cose” il più delle volte si tratta soltanto di “cose” a cui non abbiamo prestato 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            abbastanza attenzione. E la causa principale è lo stress.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Le nostre funzioni esecutive sono:
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -attenzione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -memoria a breve termine e memoria di lavoro
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -pianificazione: che permette di ridurre la complessità di un compito, organizzare in sequenze
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -inibizione: un meccanismo che spesso mettiamo in atto senza rendercene conto. Con inibizione s’intende 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sopprimere le interferenze, proteggere dalle interferenze, quindi un’attenzione selettiva
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -shifting: è la capacità di adattarsi velocemente a una nuova situazione misurando le reazioni a stimoli che 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            cambiano in modo costante. Detta anche attenzione alternata.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Quando le usiamo?
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Nell’apprendimento di nuove azioni
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Nello svolgimento di atti che implicano processi di decisione e pianificazione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Nelle azioni in cui è necessario correggere gli errori
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Nei comportamenti nuovi che richiedono l’esecuzione di una nuova sequenza di azioni
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Nelle attività in cui è necessario monitorare costantemente il proprio comportamento
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Nelle azioni in cui bisogna superare risposte abituali
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Guidare è una delle azioni in cui mettiamo in atto tutte le funzioni esecutive.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            STRESS
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Circa l’80% delle difficoltà di memoria quotidiane sono causate dallo stress. È una condizione in cui ci 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            troviamo tutti: siamo costantemente iperstimolati da fattori che possono essere uditivi, olfattivi, visivi. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Questo inficia umore, sonno e memoria.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Sotto stress aumenta il cortisolo in circolo
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Quando ci troviamo in situazioni di minaccia prolungate nel tempo, una delle risposte che avviene nel corpo 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            è l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con conseguente rilascio da parte della ghiandola surrenale 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di cortisolo, il famoso ormone dello stress. Prima questo ci serviva per sopravvivere, oggi è deleterio se 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            prolungato nel tempo. Sistema immunitario e sistema nervoso ne subiscono le conseguenze più importanti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Anche la maggior parte delle malattie neurologiche è legata a stati di iperinfiammazione, detta anche 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            neuroinfiammazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Cosa succede nel cervello?
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Ciò che viene innescato è legato alla struttura dell’ippocampo, l’area associata alla memoria e alle emozioni, 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che perde volume e comincia a restringersi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Poi, lo stress altera la circolazione del sangue nel cervello che così riceve meno nutrienti e meno ossigeno, 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            portandoci a correre un rischio maggiore di esaurimenti, ictus, etc.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Con un rilascio costante di cortisolo si ha inoltre una riduzione della produzione di endorfine, che si traduce 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in perdita di piacere e interesse nelle cose, quindi appiattimento emotivo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Infine, si registra un’alterazione dei cicli sonno-veglia, che porta a periodi di insonnia o notti caratterizzate da 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            continui risvegli e sonno poco ristoratore (la dottoressa Peci sottolinea l’importanza di un sonno di buona 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            qualità).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Le cause più comuni di perdita di memoria
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           1.Cambiamenti della memoria correlati all’età (più comuni)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Dai 20 anni in poi abbiamo una perdita di neuroni. Progressivamente quindi la memoria subisce dei 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            cambiamenti. In ogni caso, quando le perdite di memoria sono riconducibili all’età, in genere le persone 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ricordano se hanno abbastanza tempo a disposizione, anche se a volte più tardi di quanto necessitano
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           2.Deficit cognitivo lieve
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Comporta difficoltà nel ricordare conversazioni recenti, appuntamenti importanti, eventi sociali, ma 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            solitamente che ne è colpito ricorda gli eventi passati. Il Deficit cognitivo lieve può evolvere o meno in 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            demenza
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           3.Demenza
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La memoria a lungo termine diventa difficoltosa: si dimenticano interi eventi, non soltanto dettagli. Si perde 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la cognizione del tempo, ci si àncora ad anni del passato (se sono anni particolarmente dolorosi per la 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            persona la malattia assume un aspetto ancora più negativo). Una caratteristica della demenza è che chi ne è 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            affetto non ne ha consapevolezza
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           4.Depressione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Chi ha perdite di memoria riconducibili alla depressione, invece, a differenza della Demenza, è consapevole 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            della sua difficoltà e se ne lamenta
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            A chi rivolgersi?
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il primo a cui rivolgersi è il medico di base che, generalmente, invia al neurologo.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il neurologo esegue:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -esame obiettivo neurologico
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -esami del sangue
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -TC o RM (in caso di situazioni poco chiare)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Ci si può rivolgere al neuropsicologo, anche se- erroneamente- si poco ricorso a questa figura.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il neuropsicologo esegue:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Valutazione neuropsicologica
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Valutazione di: attenzione, memoria, capacità di gestire più compiti allo stesso momento. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Questa 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            valutazione serve a individuare le aree deficitarie ma anche i punti di forza
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Riabilitazione o stimolazione cognitiva, o potenziamento cognitivo.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La riabilitazione punta a ripristinare nei casi in cui ci siano delle funzioni perse; l’obiettivo è migliorare la 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            qualità della vita e ottenere maggiore autonomia; il potenziamento invece si esegue con persone che hanno 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            difficoltà ma che non hanno una patologia alla base dei problemi di memoria.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=TDrK7eAMfsY" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per vedere il webinar
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:45:18 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/dimentico-cose-stress-o-patologia</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Farmaci antidolorifici e antinfiammatori: la linea sottile tra curarsi e ammalarsi</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/farmaci-antidolorifici-e-antinfiammatori-la-linea-sottile-tra-curarsi-e-ammalarsi</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il dottor Samorindo Peci conduce questo webinar per chiarare qual è il meccanismo dei farmaci più comuni oggi, antidolorifici e antinfiammatori, come agiscono e perché, se assunti senza prendere in carico il problema che ha determinato il sintomo, possono cronicizzarlo. 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
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        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 23 Mar 2023 13:36:30 GMT</pubDate>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Perché una seduta riabilitativa di 6 minuti è più efficace di una da 30</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/perche-una-seduta-riabilitativa-di-6-minuti-e-piu-efficace-di-una-da-30</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Questo webinar condotto dal dottor Samorindo Peci, endocrinologo specializzato in Malattie Rare e Metaboliche, mette in rilievo il fattore tempo in relazione alla riabilitazione
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         The body content of your post goes here. To edit this text, click on it and delete this default text and start typing your own or paste your own from a different source.
        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 22 Mar 2023 15:21:54 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/perche-una-seduta-riabilitativa-di-6-minuti-e-piu-efficace-di-una-da-30</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Parkinson: obiettivo Riabilitazione! – Le nuove tecniche riabilitative all’avanguardia</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/parkinson-obiettivo-riabilitazione-le-nuove-tecniche-riabilitative-allavanguardia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area Neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze Cognitive dedica questo webinar alla malattia di Parkinson
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Malattia neurodegenerativa ad evoluzione 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          lenta e progressiva che coinvolge funzioni come il controllo dei movimenti e dell’equilibrio (ma non solo).
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La degenerazione colpisce aree cerebrali sottocorticali (cioè sotto la corteccia) e coinvolge i neuroni situati 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nella sostanza nera. È caratterizzata da una diminuzione della produzione di dopamina, un 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           neurotrasmettitore del nostro cervello che, tra le altre cose, ha un ruolo nella gestione dei movimenti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I malati di Parkinson oggi secondo le stime sono circa 300.000, per lo più maschi (1,5 volte in più) con età 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           d’esordio compresa tra i 59 e 62 anni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La malattia è caratterizzata da:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sintomi di tipo motorio (che sono prevalenti all’inizio):
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -tremori a riposo e/o interno
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -rigidità del tronco
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -bradicenesia e acinesia; ovvero un rallentamento (nel primo caso) o la perdita di capacità (nel secondo) 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nell’eseguire movimenti volontari come il camminare
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -instabilità posturale; un disturbo dell’equilibrio che comporta la difficoltà di mantenere la posizione eretta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sintomi di tipo non-motorio:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -disturbi del sonno e dell’olfatto
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -ipersudorazione e salivazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -sintomi ansioso-depressivi e apatia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -deficit cognitivi (memoria, attenzione)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Gli stadi della patologia
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I – Disabilità unilaterale, senza disequilibrio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          II- Disabilità bilaterale, senza disequilibrio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          III- Disabilità bilaterale, lieve disequilibrio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          IV- Disabilità bilaterale, marcato disequilibrio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          V- Disabilità: marcia impossibile senza aiuto, perdita dell’autonomia
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La triade dei sintomi-cardine (cioè presenti nella gran parte dei casi) è costituita da
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          1-Tremore 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (Va distinto quello a riposo da quello essenziale: il tremore a riposo è lento, grossolano, di tipo composto (2- 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           6 oscillazioni al secondo), relativamente ritmico e non intenzionale; il tremore essenziale permane anche 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           durante lo svolgimento di un’azione)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          2- Rigidità
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          3- Ipo-acinesia e bradicenesia) 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Un’altra caratteristica è il movimento delle dita chiamato “Rotolamento di pillola” o di “Sbriciolamento del 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           pane”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sono sintomi secondari:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -gonfiore ai piedi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -disturbi del sonno (secondo alcuni studi sono un sintomo anticipatorio)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -chiusura delle palpebre
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -salivazione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come si ottiene una diagnosi:
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Visita neurologica
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Esami di laboratorio
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Anamnesi clinica
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -Esami strumentali (sono molto importanti perché confermano la presenza o meno della malattia. Tra questi 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Datscan fornisce una stima della quantità delle terminazioni nervose dopaminergiche presenti ed esclude 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           altre patologie che possono dare tremori)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il trattamento di elezione è farmacologico
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tra i più comuni la levodopa (L-Dopa), in grado di incrementare la dopamina, ma può avere effetti 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           indesiderati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questi casi, o negli altri in cui il farmaco non è tollerato si ricorre a farmaci sostitutivi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Trattamenti secondari sono la fisioterapia per l’aspetto motorio, la stimolazione magnetica transcranica, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           logopedia, deep brain stimulation.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           La Deep Brain Stimulation
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È un intervento chirurgico invasivo che consiste nel posizionamento di elettrodi del diametro di circa 1 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           millimetro, in nuclei di sostanza grigia, all’interno del cervello e precisamente nei nuclei alla base.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Viene eseguito su paziente sveglio, monitorato con la registrazione delle cellule dei nuclei della base e poi 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           con la stimolazione delle stesse. Il paziente fa da specchio per vedere che effetti ha la stimolazione. Poi viene 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           risedato per concludere l’intervento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ci sono criteri rigidi di inclusione ed esclusione dei pazienti che possono avervi accesso:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Diagnosi certa di Parkinson Idiopatico , 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Importanti “fluttuazioni motorie” (severi e prolungati off con discinesie)
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Difficoltà di “gestione” con terapie mediche (scarso controllo terapeutico)
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Età: &amp;lt;70 anni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Buona risposta alla L-Dopa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Risonanza Magnetica cerebrale negativa
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Buone condizioni generali di salute
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Buona motivazione paziente e familiari per intervento
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - Non patologie gravi associate di rilievo, disturbi psichici, importante depressione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Riabilitare con luce, campo elettrico, campo magnetico
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le 3 tecnologie che attualmente vengono impiegate per alleviare la sintomatologia sono:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           NIR
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          : dispositivo di Fotobiomodulazione che emette luce nel vicino infrarosso, aumenta il metabolismo 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           neuronale e agisce sulla neuroinfiammazione
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           fTMS™
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          : dispositivo medicale di stimolazione magnetica transcranica che emette un campo magnetico statico 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di bassa intensità; mette in comunicazione un’area a ridotto funzionamento in un emisfero con l’area a 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           funzionamento ottimale nell’altro emisfero
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms-plus" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           fTMS™ Plus
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          : stimolazione elettrica di bassa intensità; mette in comunicazione due aree omolaterali per 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           potenziare un’attività elettrica neuronale di un’area funzionalmente deficitaria
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questi dispositivi non annullano la degenerazione dei neuroni, ma sono in grado di allentare la 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sintomatologia.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La scelta tra i 3 dipende da quello che si vuole ottenere:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La Fotobiomodulazione modula l’attività delle cellule neuronali, allevia la neuroinfiammazione e previene la 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           morte tissutale, migliorando le funzioni cerebrali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ha effetti su:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Metabolismo cellulare
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Flusso ematico cerebrale e angiogenesi
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Stress ossidativo
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Neuroprotezione
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Neurogenesi, ovvero il processo che genera nuovi neuroni
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sinaptogenesi, ovvero la capacità di creare nuove sinapsi tra le cellule nervose
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Effetti antinfiammatori
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Il caso clinico
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Durante il webinar la dottoressa Peci mostra un caso clinico: una donna di 68 anni con diagnosi di malattia 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Parkinson dal 2016, dopo vari percorsi riabilitativi senza risultati, effettua un ciclo di sedute di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           fotobiomodulazione. Nel video si mostrano i miglioramenti dopo 4 settimane: riduzione del tremore, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           deambulazione più sicura, migliore orientamento, incedere sicuro.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Più si fanno esercizi, più il cervello viene stimolato: Il cervello ha bisogno di sforzi costanti per tornare a fare 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           un movimento o trovare una strategia diversa per ottenere il risultato che otteneva prima.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Lo studio sul Parkinson
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          “E se la luce potesse aiutare? L’uso della Fotobiomodulazione transcranica nella malattia di Parkinson: uno 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           studio clinico controllato”
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dal 48° Congresso SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa) alla Sorbonne di Parigi:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Istituto San Celestino®
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          con la collaborazione di
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cerebro
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          ha partecipato a uno studio sulla riabilitazione dei 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           pazienti con Parkinson, presentato al 48° Congresso SIMFER e alla Sorbonne di Parigi.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si tratta di uno studio svolto nel 2020: un gruppo di 26 pazienti con diagnosi di Parkinson sono stati divisi in 2 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           gruppi. Il primo ha eseguito la sola riabilitazione terapia fisioterapica, il secondo ha unito a questa un 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           trattamento di Fotobiomodulazione con il dispositivo NIR.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I pazienti sono stati valutati prima del trattamento, dopo le 4 settimane di trattamento e, di nuovo, dopo un 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           mese per valutare l’apprendimento cellulare (cioè vedere se i benefici ottenuti venivano anche ottenuti). I 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           risultati migliori sono stati ottenuti dal gruppo sperimentale che ha attuato la riabilitazione fisioterapica 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           unitamente al trattamento di fotobiomodulazione NIR.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dai risultati è emerso un miglioramento dell’equilibrio e dell’andatura dei pazienti, una riduzione del 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           tremore che è stata parzialmente mantenuta fino a dopo un mese, una ridotta sensazione del mancamento 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           tipico dei pazienti nell’assumere la posizione eretta. È stato riscontrato anche un miglioramento  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           nell’umore e nel sonno: quindi minor sonnolenza e minor affaticamento.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Lo studio ha così dimostrato che la riabilitazione fisioterapica combinata con il trattamento di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Fotobiomodulazione permette un miglioramento di tutti i sintomi, maggiore rispetto a quello ottenuto con la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sola fisioterapia e più duraturo nel tempo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=MEL20I8rNh8" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per vedere il webinar
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 22 Mar 2023 15:11:31 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/parkinson-obiettivo-riabilitazione-le-nuove-tecniche-riabilitative-allavanguardia</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Quanto ossigeno consuma il nostro cervello: la spettroscopia NIRS per la riabilitazione</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/quanto-ossigeno-consuma-il-nostro-cervello-la-spettroscopia-nirs-per-la-riabilitazione</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive, spiega cosa è la Spettroscopia nel vicino infrarosso, quando serve e quali sono i vantaggi di questa tecnica rispetto alle altre
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
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        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 22 Mar 2023 14:36:47 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/quanto-ossigeno-consuma-il-nostro-cervello-la-spettroscopia-nirs-per-la-riabilitazione</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Tiroide: un’amica/nemica silenziosa</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/tiroide-unamica-nemica-silenziosa</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Tiroide: nemica o amica? 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         La tiroide è una piccola ghiandola che si trova nella parte anteriore del collo. Strutturalmente è formata da 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          due lobi uniti sulla linea mediana da un istmo, che ne fanno il caratteristico aspetto a farfalla. Nonostante le 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          sue ridotte dimensioni svolge funzioni fondamentali per la nostra salute in quanto produce diversi ormoni.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Gli ormoni tiroidei controllano le attività metaboliche, sono responsabili del corretto funzionamento di gran 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            parte delle cellule dell'organismo; la tiroide inoltre gioca un ruolo importante nella regolazione dello sviluppo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            neuropsichico, accrescimento corporeo, metabolismo, funzione cardiovascolare, formazione e crescita delle 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ossa, infine, influenza il tono dell'umore, la forza muscolare, la fertilità e altro ancora.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            In caso di alterazioni
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Nei momenti in cui avvengono dei cambiamenti in questa struttura le linee guida suggeriscono:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Valutazione della storia clinica del paziente
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Palpazione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Ecografia tiroidea (che è l’esame principale, rapido e indolore)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Alterazione dei valori TSH (che, è bene sottolineare, non è un ormone della tiroide, per una valutazione 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            corretta deve essere accompagnato da FT3, FT4, CT)
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Scintigrafia tiroidea
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           FT3 e FT4 sono ormoni che regolano i processi metabolici del nostro organismo. La loro produzione è 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            regolata dall’ormone TSH.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Le strade terapeutiche
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           In base ai risultati lo specialista procede per diverse strade. Quando necessario, ad esempio, si ricorre all’ago 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            aspirato, un intervento che di solito fa paura ai pazienti, ma per uno specialista che conosce bene la tecnica 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e ha una certa pratica clinica è solo un prelievo superficiale della ghiandola.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Da valutazioni e esami può risultare:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -un esito maligno
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -un sospetto
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -un esito benigno
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Nel primo caso (tumore tiroideo maligno) si può ricorrere alla chirurgia, con un intervento breve e non
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            pericoloso. (Va detto che si può anche optare per l’intervento metabolico -quindi radiazioni- ma non sono 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tutti concordi, ci sono due scuole di pensiero). Negli altri due esiti (benigno, sospetto) si apre all’approccio 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            conflittuale che prende in esame tutte le aree coinvolte da questa ghiandola fino a quella cerebrale di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            corrispondenza. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L’approccio conflittuale lavora in un certo senso come il capovolgimento diagnostico, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            facendo un percorso a ritroso fino a risalire agli “ingranaggi” del funzionamento in questo caso della tiroide.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci sottolinea ad esempio il ruolo che svolge la tiroide in una situazione di pericolo o stress di vario 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tipo (carenza di cibo, stress fisiologico come freddo o caldo, etc).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Gli errori più comuni
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Nel processo che parte dalla valutazione e arriva alla messa a punto di una terapia spesso si rischia di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            incorrere in errori.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Tra i più comuni vi è il ricorso a farmaci che provocano alterazione metaboliche (l’Eutirox- dice il dottor Pecialtro non è che FT4 ma quando se ne prescrive un alto dosaggio possono derivare squilibri, mentre un tempo 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            esistevano farmaci che contenevano sia FT3 che FT4, che garantivano così un certo equilibrio).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Un altro errore è puntare solo sulla valutazione del valore TSH: anche quando la funzione tiroidea è nella 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            norma potremmo vedere valori TSH bassi (tiroide pigra). Bisogna pensare all’attività di questa ghiandola non 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            come “isolata”, ma rispetto al suo funzionamento come asse. L'asse ipotalamo-ipofisi-tiroide fa parte del 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sistema endocrino ed è responsabile della regolazione del metabolismo. Il dottor Peci fa l’esempio di un caso 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            clinico per spiegare che in virtù di questo, in determinati casi, va bene anche se la tiroide funziona
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           parzialmente.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci apre anche una perentesi sul fatto che non esiste un ipotiroidismo, senza essere passati prima 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da un ipertiroidismo. Solo che questo spesso non emerge perché in una situazione di ipertiroidismo, da un 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            punto di vista fisico ci si sente in forza. Quando però le risorse si esauriscono ecco che ne consegue 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’ipotiroidismo: ci si sente stanchi, si avvertono difficoltà di memoria e così ci si rivolge al medico e si scopre il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            problema.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Infine, avverte: “no allo “yo-yo” degli ormoni”. Le assunzioni vanno fatte per microchilogrammo di peso.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Bisogna monitorare bene, prima di assumere le integrazioni. Ad esempio la tiroide è sensibile allo zinco e al 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            selenio (anche allo iodio, ma in misura minore a differenza di come spesso si pensa): stimolare la ghiandola 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            attraverso questi elementi va bene, a patto però di farlo solo sotto controllo medico (e che sia un medico 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            esperto e di fiducia). 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=FQgd7Y6OCgM" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per vedere il webinar
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 22 Mar 2023 14:12:20 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/tiroide-unamica-nemica-silenziosa</guid>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Diabete 1-2-3: conosci i diversi tipi di questa malattia?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/diabete-1-2-3-conosci-i-diversi-tipi-di-questa-malattia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Obiettivo del webinar è far conoscere la differenza tra questi tipi di Diabete e fornire informazioni diverse da quelle tradizionalmente date sull’argomento
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
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        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 20 Mar 2023 15:18:05 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/diabete-1-2-3-conosci-i-diversi-tipi-di-questa-malattia</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Terapie biologiche e terapie citochiniche</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/terapie-biologiche-e-terapie-citochiniche</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il dottor Samorindo Peci durante questi due webinar fa chiarezza su questo tipo di terapie, premettendo che l’obiettivo non è quello di essere esaustivi, ma di semplificare il più possibile 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          argomenti complessi
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         La premessa è che il nostro organismo sa sviluppare processi di guarigione. Tuttavia può verificarsi, 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          per tantissime cause -organiche, fisiologiche, ossidative- che questo meccanismo non funzioni, per 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          cui elementi del nostro organismo che sono collocati in un determinato distretto non trasmigrano 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          nell’area di riparazione e l’organismo non riesce a ripararsi da solo.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Le terapie biologiche sono quelle in cui l’uomo interviene per mettere a contatto un elemento con 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un elemento sano e provocare così una reazione che diventerà la cura di quella condizione che il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sistema da solo non riusciva a riparare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Chiariamo il concetto che la Biologia è la scienza che studia la vita, ovvero studia i processi fisici e 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            chimici dei fenomeni che caratterizzano i sistemi viventi. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Di terapie biologiche ne esistono di tantissimi tipi. Alcuni di questi sono:
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Autoanticorpali
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Monoclonali autologhi
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Linfocitari tipo CAR-T
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Citochinici
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Mono clone (letteralmente, “una copia”)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           -Linfociti specifici
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Citochine
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Le citochine sono “dei filamenti” raggruppate sotto forma proteica. Le citochine, in particolare le 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            interleuchine, si possono definire dei messaggeri che i globuli bianchi mettono in gioco per 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            informare il sistema immunitario e allertare altre forme di difesa dell’organismo quando “c’è un 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            problema in un determinato distretto”. Quando l’informazione manca, il sistema non reagisce; 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            quando è esagerata, risponde in modo “esagerato” (come ad esempio nel caso delle malattie 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            autoimmuni).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Attraverso specifici meccanismi di estrazione dalle cellule, le citochine possono essere 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            opportunatamente utilizzate come terapia, cioè possono fungere da stimolo o da sedazione di una 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            reazione citochinica anomala o esagerata. Questo fa parte della frontiera in ambito terapeutico che 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            si propone di utilizzare parte del nostro organismo per curarlo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            L’estrazione
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il lavoro di estrazione è un processo molto complesso (vedi il video su
           &#xD;
      &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/terapia-autologa/citochine/"&gt;&#xD;
        
            samorindopeci.it
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           ) ed è una 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            metodica brevettuale.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Semplificando, le cellule dei globuli bianchi vengono ricavate tramite prelievo del sangue e in 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            laboratorio sono centrifugate ad una certa velocità per separare plasma e siero. Da quest’ultimo si 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            estrarranno le citochine.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           A seconda dello scopo della terapia, si estrarrà il tipo di citochina per dare uno stimolo al sistema di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            produrre quel tipo o per far smettere il sistema di produrla, correggendo così un difetto in modo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fisiologico trattandosi di elementi che provengono dal sistema immunitario. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Le terapie citochiniche esistono dal 2008 e nel tempo si sono andate affinando.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Le interleuchine
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Particolarmente interessanti sono le interleuchine, tipi di citochine. Queste sono suddivise per 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            numeri (oggi arrivano fino alla 46): quelle di numero pari attivano una reazione infiammatorie, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            quindi il sistema tende a produrre infiammazione; quelle di numeri dispari tentano di fare 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’opposto, sedano il quadro infiammatorio.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           L’interleuchina 6 è stata oggetto di studio nell’ambito del Covid, viene chiamata anche interleuchina 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            killer. Veniva usata dal sistema in modo “errato”, ma dal punto di vista fisiologico questo “modo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            errato” era dovuto alla sua capacità di risposta (qui torna il concetto di Capovolgimento 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            diagnostico). È una nostra alleata in quanto in grado di dare risposte rapide e violente.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Immustimolazione
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci apre alcune parentesi durante i webinar, si chiede ad esempio se le terapie geniche 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            surclasseranno le terapie biologiche e poi pone la questione dell’immunostimolazione che oggi 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            spesso è usata per fare prevenzione. Secondo Peci questo è sbagliato perché significa tenere 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            allertato il sistema immunitario che deve essere pronto, capace di rispondere, non 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            immunostimolato. Usandola come un’arma a nostro piacimento si creano dei futuri malati di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            malattie immunitarie. (questo spiega i numeri delle malattie neurodegenerative che oggi 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            riguardano anche i giovani).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Una situazione assimilabile riguarda l’uso dell’antibiotico che ha salvato molte vite, ma viene usato 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ormai da tempo per curare cose per cui non può avere alcuna utilità. In conclusione, non possiamo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            stimolare e inibire a nostro piacimento.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Ripristinare i meccanismi fisiologici
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La terapia citochinica autologa è fisiologica, significa controllo dell’alterazione successiva allo stadio 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di manifestazione. Infatti non può essere iniziata in fase acuta, né all’insorgenza del problema, ma 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            quando questo si cronicizza perché non combatte una patologia ma l’alterazione del sistema.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Si conclude l’incontro sottolineando l’importanza di avere una visione internistica per potere 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            intervenire sulle malattie, a dispetto della chirurgia, più invasiva, a cui è sempre stato dato molto 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            valore (e destinate risorse). 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=tnQy2hE2szw" target="_blank"&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=tnQy2hE2szw" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per rivedere il webinar sulle terapie biologiche
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=gQM4H_59Wak" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Clicca qui per rivedere il webinar sulle terapie citochiniche
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 20 Mar 2023 14:58:35 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/terapie-biologiche-e-terapie-citochiniche</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Marjuana e Cocaina: le nuove tecnologie per affrontare le dipendenze</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/marjuana-e-cocaina-le-nuove-tecnologie-per-affrontare-le-dipendenze</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         La dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive, affronta il tema delle dipendenze, i loro effetti sul cervello e come gestirle anche grazie all’aiuto delle biotecnologie di stimolazione cerebrale
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Il webinar si focalizza in particolare su Marjuana (non a scopo curativo) e Cocaina: le sostanze più utilizzate 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          oggi dalla fascia degli adolescenti, quindi in una fase della vita in cui il cervello è ancora in via di sviluppo.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La cocaina
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La cocaina è un estratto delle foglie di Erythroxylum coca, una pianta originaria del sud America.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           In Italia è stata provata una volta nella vita dal 7% della popolazione under 56, con una prevalenza maschile. 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            L’1,2% degli italiani ne ha fatto uso nell’ultimo anno, dato in calo rispetto al 3% dal 2008.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Stimola il sistema nervoso centrale legandosi alle proteine di trasporto della dopamina, della serotonina e 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dalla noradrenalina (i tre principali neurotrasmettitori che ci permettono di fare quello che facciamo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            normalmente, compiere azioni) e inibisce la ricaptazione di dopamina, serotonina e noradrenalina nei 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            neuroni presinaptici.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Quando siamo felici il nostro cervello produce queste sostanze, una volta in circolo però vengono ricaptatate 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a livello meccanico con dei trasportatori. Quello che fa una sostanza come la cocaina è inibire questa 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            capacità: quindi si accumula dopamina (ma anche serotonina e noradrenalina). Questo accumulo crea una 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sorte di assuefazione, così è sempre più necessaria dopamina per sentire quella sensazione di benessere. La 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sostanza attiva un processo che incrementa la necessità di utilizzo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            La Marjuana
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La marijuana (foglie, fiori o steli della pianta Cannabis sativa) può essere usata anche a scopo medicale. Qui 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            trattiamo solo l’abuso da sostanza a scopo ricreativo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           In Italia circa un terzo della popolazione tra i 15 e 64 ne ha fatto uso almeno una volta.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La struttura chimica del THC è simile a quella dell’anandamide, già presente nel cervello. Il THC è in grado di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            attaccarsi ai recettori per i cannabinoidi e di attivarli.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Anche la Marjuana innesca questo principio di assuefazione già alla prima assunzione: crea subito un circolo 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            vizioso della dipendenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            I sintomi della Dipendenza da sostanza
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La dipendenza da sostanze produce una serie di sintomi fisici, psicologici, comportamentali, cerebrali.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           I principali sintomi psicologici sono:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - disforia (alterazione patologica dell’umore)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - disturbo depressivo
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - ansia
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - desideri ossessivi di assumere cocaina (craving)
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - disturbi del sonno
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - disturbi dell’umore
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           - effetto down post assunzione molto forte
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           A questo si aggiungono effetti economici e sociali (si pensi ai comportamenti messi in atto per soddisfare la 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ricerca della sostanza, tra cui aggressività).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Gli effetti a lungo termine provocati dalla sostanza sono ancora in via di studio. Attualmente è evidente che 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tutte le sostanze stupefacenti hanno la capacità di slatentizzare patologie psichiatriche, cioè fare emergere 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            patologie prima latenti, provocando anche allucinazioni, paranoie, schizofrenia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;font&gt;&#xD;
          &lt;br/&gt;&#xD;
        &lt;/font&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Soluzioni terapeutiche
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Più l’uso delle sostanze è stato prolungato, più sarà difficile la disintossicazione. Non basta la volontà di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            smettere: alla base c’è un meccanismo chimico che è stato alterato e che dunque impiegherà del tempo per 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            tornare allo stato di prima. Serve volontà, tempo, un intervento medico e farmacologico e un supporto 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            psicologico. Servono dunque competenze multidisciplinari. Anche gli esperti devono lavorare in sinergia per 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            calibrare il percorso del paziente, che rischia costanti ricadute.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Le biotecnologie di stimolazione cerebrale aiutano. Recentemente sono state sotto i riflettori per le 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dichiarazioni di Lapo Elkan che ha detto di avere avuto grande giovamento dal trattamento di Stimolazione 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            magnetica transcranica nel suo percorso per uscire dalla dipendenza.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Le Biotecnologie di stimolazione cerebrale che possono aiutare il cervello a ripristinare le funzionalità in 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            modo più rapido sono quelle che sfruttano la metodica della
            &#xD;
        &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
          
             Fotobiomodulazione
            &#xD;
        &lt;/a&gt;&#xD;
        
            , come Cerebro® NIR 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Infrared e la stimolazione magnetica ed elettrica, come le
            &#xD;
        &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms" target="_blank"&gt;&#xD;
          
             fTMS™
            &#xD;
        &lt;/a&gt;&#xD;
        
            e
            &#xD;
        &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms-plus" target="_blank"&gt;&#xD;
          
             fTMS™ plus
            &#xD;
        &lt;/a&gt;&#xD;
        
            targate Cerebro®.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La prima sfrutta la luce nel vicino infrarosso per agire sul metabolismo della cellula, cioè ripristina la 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            produzione autonoma di dopamina e allevia i sintomi che intervengono nella fase di disintossicazione, ad 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            esempio migliora l’umore, ripristina il ciclo del sonno.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La fTMS™ è un dispositivo di stimolazione magnetica, non invasiva e indolore. Cerebro ha sviluppato anche la 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            fTMS™ plus, per la stimolazione elettrica di bassa intensità. Sono dispositivi che possono anche essere 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sfruttati, in determinati casi e con modalità specifiche, per una terapia domiciliare.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           I dispositivi fTMS™ ripristinano la capacità energetica dei neuroni, facilitano una nuova e funzionale 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            riorganizzazione neurale alterata dall’uso cronico, creando connessioni più solide e riequilibrando la quantità 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di neurotrasmettitori prodotti. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 20 Mar 2023 14:13:28 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/marjuana-e-cocaina-le-nuove-tecnologie-per-affrontare-le-dipendenze</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/10.png">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/10.png">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Long Covid, pronti a fronteggiare l’impatto presente e futuro della pandemia?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/long-covid-pronti-a-fronteggiare-limpatto-presente-e-futuro-della-pandemia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         A due anni dagli inizi leggiamo ancora di decessi a causa del Covid e intanto facciamo i conti con la Sindrome da Long Covid
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         La guarigione da un processo infettivo infatti è molto lunga. Si sa, la sintomatologia passa, il 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          tampone risulta negativo ma il virus nel frattempo si insedia nella cellula. Gli aspetti della sindrome da tenere 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          in considerazione sono molto sfaccettati. Il dottor Samorindo Peci, in questo webinar che mette al centro il 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          Long Covid, spiega che la Sindrome da Long Covid è una situazione di cronicità successiva all'infezione. Il 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          virus innesca un’infiammazione generalizzata che colpisce tutti gli organi del nostro corpo, provocando delle 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          conseguenze. Un aspetto che i sanitari hanno colto sin da subito, infatti, il dottor Peci, che è stato in prima 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          linea all’ospedale di Sondalo -Unità Covid, racconta che sin dagli inizi la lista di esami in accesso al pronto 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          soccorso è stata molto precisa: emocromo completo, albumina sierica, PCR, GOT, GPT, glicemia, BNP, 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          prelievo arterioso, per citarne solo alcuni. Dunque sin dal principio si sapeva quali fossero i valori da 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          monitorare e quali le funzionalità del corpo che potevano essere danneggiate dal Coronavirus.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Oggi- dice- per trovare una soluzione al problema del Long Covid prima di tutto bisogna tornare a parlare di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            “persone”, ognuno con la propria storia clinica, il proprio substrato: praticare insomma la medicina 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            individuale, solo così si potrà parlare di riabilitazione efficace e monitorare, “marcare stretto” l’andamento 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            della malattia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            L’Istituto San Celestino
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           che il dottor Peci dirige è stato uno dei primi istituti di ricerca in Italia a pubblicare 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            uno studio scientifico sull’argomento. La pubblicazione (datata luglio 2020, quindi a ridosso della prima 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ondata), è stata presentata al Congresso di Neuroimmunologia. Sulla base dei suoi studi l’Istituto ha messo a 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            punto un programma riabilitativo per contrastare la Sindrome da Long Covid che prevede l’intregazione di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            un programma di neuronavigazione diagnostica, uno di fisioterapia respiratoria, uno di Fotobiomodulazione 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            e un piano alimentare calibrato sul paziente, secondo i principi della medicina di precisione, partendo
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           dunque dai risultati degli esami diagnostici previsti dal protocollo.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Emerge dal webinar anche l’importante ruolo dell’Ace-2 (chi non ce l’ha non si infetta, come i bambini che 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            non lo hanno nella gran parte dei casi) e soprattutto il ruolo dell’albumina (
            &#xD;
        &lt;a href="https://cerebrosrl.it/wp-content/uploads/2021/07/Albumin-COVID_ITA-2.pdf" target="_blank"&gt;&#xD;
          
             vedi pubblicazione
            &#xD;
        &lt;/a&gt;&#xD;
        
            “Il ruolo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dell’albumina nella risposta infiammatoria in pazienti affetti da Covid-19”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           L’albumina è la più abbondante proteina presente nel plasma. Un basso livello di albumina sierica è comune 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            in molte malattie infiammatorie ed è un segno clinico significativo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Poniamo il caso di un indice infiammatorio altissimo, basta somministrare 4 flaconi da 5 cc, che subito dopo 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            il valore di albumina crolla, spiega il dottor Peci.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Uno studio da lui condotto ha analizzato 50 pazienti in entrata al pronto soccorso dell’Ospedale Morelli di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Sondalo, ricoverati a ridosso dell’insorgenza dei primi sintomi da COVID-19, per valutare i livelli di albumina 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            nella risposta infiammatoria. Dai risultati è emerso che la quasi totalità dei pazienti affetti da COVID-19 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            presentava valori di albumina molto al di sotto dai valori normali. La conclusione a cui si è giunti è che 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’integrazione di questa importante proteina può impattare positivamente con i sintomi muscolari e articolari 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            da Long Covid, diminuendo la sintomatologia dolorosa e la spossatezza. Perché, data la sua importanza se ne
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           parla così poco?
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci, ribadisce il concetto che lega i webinar allo stesso filo conduttore, ovvero il capovoglimento 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            diagnostico: soltanto chiedendosi il perché si manifesta un determinato valore si può arrivare a capire il 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            meccanismo sottostante, da dove “arriva” una patologia. (Cosa legava ferro, albumina e calcio, i tre elementi 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che risultavano alterati? L’albumina serve a creare l’aggregazione, il ferro a bloccarla, il calcio a renderla più 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            forte. Tutto per far si che il virus si blocchi dove si trova).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           È soltanto concentrandosi sulla clinica, dice, che si possono trovare reali risposte. Sembra che oggi si 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            preferisca invece piuttosto restare sto concentrati sulla scoperta di un nuovo antivirale, una nuova molecola, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che volgere lo sguardo alla clinica, l’unico ambito in grado di marcare la risposta del sistema immunitario e 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            degli organi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Si conclude con il ruolo giocato dall’alimentazione nel Long Covid. A proposito dell’albumina, in futuro 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sarebbe interessante valutare il decorso dell’infezione da SARS-CoV-2 in pazienti con carenza di albumina e 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            valutare l’apporto di albumina fornito, oltre che da eventuali trasfusioni, anche con il supplemento dietetico 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di questa proteina. Senza contare che anche a tavola si gioca una partita importante per abbassare i livelli di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            infiammazione, per questo non va trascurata la parte nutrizionale (prevista, non a caso, nel protocollo messo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            a punto dall’Istituto).
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 20 Mar 2023 12:00:57 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/long-covid-pronti-a-fronteggiare-limpatto-presente-e-futuro-della-pandemia</guid>
      <g-custom:tags type="string" />
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/6.jpg">
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Il sistema nervoso simpatico e parasimpatico</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/il-sistema-nervoso-simpatico-e-parasimpatico</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il sistema nervoso autonomo è una parte del sistema nervoso periferico che controlla le funzioni dell’organismo a riposo e le reazioni riflesse. Può essere diviso in sistema nervoso simpatico, sistema nervoso parasimpatico.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Il dottor Peci inizia il webinar con un esempio: di fronte a una paura, un pericolo, è difficile raggiungere un 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          controllo. Chi si trova davanti un animale feroce ha un ritmo cardiaco accelerato, contrazioni viscerali, 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          secchezza delle fauci, tutte risposte che non si riescono a controllare perché si tratta di sistemi che agiscono 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          in modo autonomo. In presenza di una malattia, si può avere una certa consapevolezza di un problema ma 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          la mente non è in grado di governare il sistema neurovegetativo, perché “non è questione di allenamento”.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Le manifestazioni organiche
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Una piccola premessa: ogni organo ha una doppia manifestazione, una in caso di attivazione del sistema 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            simpatico, una in caso di attivazione del parasimpatico. Le due sono una l’opposta dell’altra e quando un 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sistema è attivato l’altro è inibito. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Il sistema nervoso parasimpatico è oggettivamente espresso con 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            manifestazioni specifiche :
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • costrizione della pupilla
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • stimolazione della salivazione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • inibizione dell’attività cardiaca
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • costrizione dei bronchi
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • stimolazione della digestione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • stimolazione della cistifellea
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • contrazione vescica
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • rilassamento del retto
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il sistema nervoso simpatico:
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • dilatazione della pupilla
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • inibizione della salivazione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • dilatazione dei bronchi stimolazione dell’attività cardiaca
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • inibizione della digestione
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • aumento del rilascio del glucosio
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • secrezione di adrenalina e noradrenalina nelle ghiandole surrenali
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • rilassamento della vescica
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           • contrazione del retto
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            L’esempio del manager a cena
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci fa l’esempio di un manager che in una cena di lavoro ordina un piatto di pasta alle vongole ma 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            le cose non vanno al meglio: il manager. mentre mastica il cibo, avverte della sabbia in bocca, ecco che 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’organismo attiva il sistema parasimpatico e quindi aumenta la salivazione e blocca la deglutizione. Il sistema 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            neuro sta dicendo: “quella cosa va buttata via”, ma il manager in una situazione formale come una cena di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            lavoro non può certo farlo (parte psichica), così combatte con la salivazione aumentata e ingerisce il cibo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            contro la volontà neuro. Ora, siamo sicuri che la prossima volta il manager, come faremmo tutti noi, eviterà
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           di ordinare un piatto di pasta con le vongole a una cena di lavoro, farà dunque tesoro della sua esperienza, 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            perché questa parte può essere controllata, ma non può esserlo il sistema neuro che procede per 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sensorialità e non per ragionamenti.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Tutto questo per dire che la conoscenza di queste manifestazioni, di questi segnali è fondamentale in 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            presenza di una malattia. Per questo saper riconoscerli e monitorarli dice tantissimo sull’andamento della 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            malattia stessa e sulla terapia.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Il Neurotest
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Da qui è partita l’elaborazione del Neurotest
           &#xD;
      &lt;a href="/"&gt;&#xD;
        
            (https://ecronicon.com/ecne/ECNE-12-00821.php)
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           un test
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           neurologico messo a punto dal dottor Peci, insieme alla sua squadra di ricerca. Il test si basa sulla raccolta di 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            “sintomi” che il paziente percepisce e che vanno inseriti in una tabella specifica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il sistema, spiega il dottor Peci, cerca di rispondere sempre al malessere dell’organismo: ad esempio, in una 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            condizione conflittuale attiva una risposta di allerta e un processo per espellerlo.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Tutti questi meccanismi sono stati lampanti con il Covid e il Long Covid. La malattia veniva espressa come 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            una malattia gravissima e il sistema in allerta lavorava in un substrato negativo che non favoriva il processo 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            di guarigione, tutt’altro. Di fronte a una malattia conclamata, in genere, c’è l’aspetto di fiducia che sovrasta 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            le condizioni fisiche, mentre un allarme di pericolo continuo rischia di provocare una risposta negativa dal 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            punto di vista della funzionalità. Questo perché, come si diceva, sono sistema autonomi, dettati dalla 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            sensorialità, ad attivarli sono i nervi cranici, aggiunge il dottor Peci. 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            Conoscere questi aspetti e meccanismi 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            significa possedere una chiave di lettura preziosa grazie alla quale gestire la malattia, e questo dovrebbe 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            essere il punto centrale di ogni atto terapeutico.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci conclude accennando alla terapia Di Bella: nei malati oncologici si è visto che ricorrono 3 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            elementi simpaticotonici: alterazione del sonno, mancanza di appetito, abbassamento dell’umore. Nella 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            terapia si teneva conto di questi elementi, cercando di gestirli e tenerli a bada.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=oFvWrOADo5w" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per rivedere il webinar
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 16 Mar 2023 15:25:09 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/il-sistema-nervoso-simpatico-e-parasimpatico</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Difendersi dall'ictus: dalla prevenzione alla gestione della cronicità</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/difendersi-dall-ictus-dalla-prevenzione-alla-gestione-della-cronicita</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         In occasione della Giornata Mondiale dell’Ictus, la dottoressa Federica Peci, psicologa esperta dell’area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive, dedica questo webinar all’argomento.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’ictus, secondo le ultime analisi, conta in Italia circa 200.000 casi l’anno e si attesta come seconda causa di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           morte dopo le malattie cardiovascolari. È un disturbo della circolazione del sangue nel cervello, quando si 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           verifica un’area cerebrale non viene irrorata e di conseguenza subisce danni. Maggiore è il tempo di questa 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           interruzione, maggiori saranno i danni riportati.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Esistono due tipologie di ictus: l’ictus ischemico si verifica quando un trombo, un coagulo di sangue, occlude 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           un’arteria del cervello impedendo il regolare flusso circolatorio; l’ictus emorragico avviene quando si rompe 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           un’arteria cerebrale, il sangue fuoriesce e causa un ematoma che danneggia o uccide i neuroni circostanti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Mentre è definito TIA, l’attacco ischemico transitorio, che si verifica quando un piccolo grumo solido di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sangue, un restringimento dei vasi interrompe o riduce il passaggio di sangue e ossigeno al cervello. Si tratta 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           però di un’interruzione temporanea, che dura poco e generalmente non provoca danni permanenti. Può 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           anche succedere così, che un TIA venga rilevato solo per caso da una risonanza magnetica: si vedono delle 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           piccole cicatrici, che altro non sono che micro attacchi ischemici che non hanno prodotto dei sintomi, ma
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          vanno considerati campanelli d’allarme. A questo proposito la dottoressa Peci apre anche una piccola 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           parentesi sulla presenza di acufeni, un disturbo uditivo che si manifesta come una sensazione acustica, un 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rumore che può essere legato ad una micro-ostruzione o restringimento dei vasi carotidei che portano il 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sangue verso le cortecce uditive.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La prevenzione dell’Ictus consiste principalmente nel condurre uno stile di vita con un corretto piano 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alimentare e un’adeguata attività sportiva, importante non solo a livello muscolare ma anche per l’apporto di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ossigeno a livello cerebrale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La gestione dell’evento è racchiusa in una parola: FAST. Oltre a significare “veloce” -ponendo così l’accento 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sulla questione “tempo” per sottolineare l'importanza della tempestività dell'intervento di fronte a sintomi 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           di ictus- FAST è anche un acronimo, ed è la chiave per riconoscere l'ictus:
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - 
          &#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           F
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
    
          sta per Face, faccia: si può chiedere alla persona di sorridere e vedere se la bocca risulta storta
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - 
          &#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           A
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
    
          sta per Art, braccia: si può chiedere alla persona di sollevare un braccio e/o mantenerlo sollevato
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - 
          &#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           S
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
    
          sta per Speech, linguaggio: si può chiedere alla persona di parlare ripetendo semplici frasi e valutare se il 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           modo di esprimersi è strano o poco chiaro
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - 
          &#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           T
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
    
           sta per Time, tempo: se uno o più dei precedenti sintomi è visibile o se si ha un semplice sospetto, bisogna
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          chiamare subito i soccorsi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nell’attesa è utile mettere del ghiaccio sulla testa: serve a ridurre la fuoriuscita di sangue, quindi la capacità 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dei capillari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le conseguenze di un ictus, sia esso ischemico, sia emorragico, dipendono dalla parte del cervello che viene 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           danneggiata. Se, ad esempio, si tratta del cervelletto ne potrà conseguire un disturbo di equilibrio, di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           orientamento, di percezione di sé stessi o incapacità di collegare e mettere in produzione una richiesta 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           (aprassia).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dopo un ictus, le problematiche più comuni sono di movimento per una paralisi degli arti di un lato del 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           corpo, difficoltà di linguaggio o di pensiero.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Da protocollo dopo l’evento segue una degenza ospedaliera che di solito dura da 3 a 6 mesi, a cui seguirà la 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cosiddetta “gestione della cronicità”.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il recupero delle funzionalità perse passa attraverso la riabilitazione fisioterapica, necessaria quando c’è una 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           compromissione motoria (ma difficilmente un ictus non colpisce l’aspetto motorio); la riabilitazione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           logopedica, che aiuta a reimparare l’uso dei muscoli facciali, della lingua, la produzione delle lettere, la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           gestione della salivazione; e infine la riabilitazione neuropsicologica. L’ictus, indipendentemente dal tipo, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           deriva da un danno al cervello. È impensabile gestire le problematiche insorte senza coinvolgere la parte 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cerebrale.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È importante inoltre iniziare i percorsi di riabilitazione il prima possibile: più passerà tempo, più sarà difficile 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           rientrare nel recupero delle funzioni e si consolideranno le problematiche. (Può accadere, ad esempio, che 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           senza supporto si inneschi la cosiddetta “plasticità cerebrale maladattativa”: cioè si lascia che il cervello reimpari a modo suo, che è però un modo sbagliato).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ottenere un miglioramento della qualità della vita oggi è possibile anche grazie alle nuove biotecnologie di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           riabilitazione cerebrale. La
           &#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            stimolazione magnetica transcranica
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           e la
           &#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms-plus" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            stimolazione elettrica
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           non devono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           essere viste come qualcosa di invasivo. Abbiamo ereditato purtroppo un brutto retaggio su tutto quello che 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           riguarda il cervello, invece le biotecnologie di riabilitazione cerebrale servono: abbiamo bisogno di supporto 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           per il cervello esattamente come quando ci rompiamo un braccio abbiamo bisogno di un tutore.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È stato dimostrato che per la riabilitazione post-ictus è utile anche la
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Fotobiomodulazione
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          , una tecnica grazie 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           alla quale si allevia l’aspetto infiammatorio e si migliora l’aspetto metabolico, ripristinando l’apporto di 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sangue, e quindi di ossigeno, nelle aree che hanno subito un danno.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In uno studio pubblicato e portato avanti dalla dottoressa Peci emerge che in caso di afasia post-ictus, 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sottoporre i pazienti a sedute di stimolazione magnetica transcranica insieme al trattamento di riabilitazione 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           logopedica e neuropsicologica porta a un miglioramento della capacità di linguaggio più rilevante rispetto a 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           quello ottenuto con la sola logopedia. I pazienti sottoposti ad entrambi i trattamenti, emerge dalla ricerca, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           hanno attenuato i loro problemi di articolazione, aumentato fluidità nel linguaggio e migliorato la 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           comprensione e l’accesso al lessico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le nuove strumentazioni di riabilitazione cerebrale aiutano a trovare strategie alternative, ad esempio nel 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           caso di compromissione di un lato si sfrutta l’emisfero sano a favore di quello lesionato. Oggi sappiamo 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           grazie alle Neuroscienze che un’area può imparare a svolgere un’altra funzione.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le biotecnologie di riabilitazione cerebrale, infine, aiutano anche nella riduzione dello stress: quello che 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           chiamiamo stress comunemente è la stessa cosa che accade all’interno dei neuroni, si chiama stress 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           ossidativo, si ingloba nelle cellule e difficilmente questa, andando avanti con l’età, riesce a liberarsene da 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           sola. Le metodiche sfruttate favoriscono questo rilascio a livello metabolico.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=qQ8sbv0fPDY" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per rivedere il webinar
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 16 Mar 2023 15:07:02 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/difendersi-dall-ictus-dalla-prevenzione-alla-gestione-della-cronicita</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>La Neuromodulazione per superare gli attacchi di panico.</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/la-neuromodulazione-per-superare-gli-attacchi-di-panico</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Lo studio italiano monitorato attraverso il Neurotest
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/castelletti.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Dura solo una manciata di minuti ma è uno tsunami che esplode all’improvviso. Palpitazioni, sudorazione, vertigini, una tremenda sensazione di asfissia, e ancora tremore, nausea, dolore al petto. Gli attacchi di panico sono riferiti come un corto circuito di cuore, mente e corpo. Difficile conviverci quando sai che tutto questo può piombare così, comportando una totale perdita di controllo fino alla paura di morire. La prima volta soprattutto, dicono di pensare a un infarto, un ictus, un problema fisico grave. Si teme per la propria incolumità. Poi la diagnosi: crisi di panico. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Il ruolo del GABA
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dal punto di vista fisiologico l’attacco di panico è considerato una sorta di “scatto a vuoto” della reazione attacco-fuga, un meccanismo neuromotorio innato negli esseri umani per salvarsi nei momenti di pericolo di morte. Ma in questo caso è un falso allarme, ci fa scattare come se ci trovassimo di fronte a un leone che ci sta venendo addosso quando in realtà non c’è nessun pericolo. «A livello biologico quello che succede dipende dal GABA, un neurotrasmettitore che influenza la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna e ha un ruolo chiave nel controllo del Sistema nervoso autonomo» spiega la
          &#xD;
    &lt;a href="http://www.studiodottoressacastelletti.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           dottoressa Maddalena Castelletti
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          , psicologa della clinica Magenta di Milano. «Il GABA (acido γ-amminobutirrico) controlla diverse funzioni: appetito, sonno, desiderio sessuale, tono dell’umore e prende parte alla modulazione del sistema nervoso simpatico e parasimpatico». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cosa è il sistema simpatico e parasimpatico
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ogni organo ha una doppia manifestazione: una in caso di attivazione del sistema simpatico, una in caso di attivazione del parasimpatico. Le due sono una l’opposta dell’altra, quando un sistema è attivato l’altro è inibito. In estrema sintesi il sistema simpatico attiva gli organi del corpo e mobilita le risorse per intervenire nelle situazioni di emergenza, quello parasimpatico ha invece il ruolo di ristabilire l'equilibrio una volta che il meccanismo ha reagito alla situazione di emergenza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Uno stress emotivo, quando ricorrente, patologico come nel caso dei Disturbi d’ansia, determina effetti clinicamente significativi sulla funzionalità cardiovascolare, attraverso il Sistema nervoso autonomo» continua la dottoressa Castelletti. «Questi effetti cambiano in base allo stato in cui ci si trova. In fase simpaticotonica si traducono in aumento di pressione e frequenza cardiaca; in parasimpaticotonia in diminuzione degli stessi parametri. Partendo da questo, io e la mia équipe- un medico di medicina generale e una consulente medico psichiatra- abbiamo preso in carico una paziente di 20 anni con diagnosi di Disturbo di Panico (in assenza di trattamento farmacologico), sottoponendola per 15 settimane a sedute cicliche di neuromodulazione con Neurofeedback e colloqui psicologici volti alla mentalizzazione e al self monitoring, monitorando l’intero andamento del percorso attraverso il Neurotest».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Neurofeedback e Neurotest
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Il neurofeedback è una tecnica di neuromodulazione che, attraverso un encefalogramma e la stimolazione con audio e video, permette al soggetto di regolare il proprio stato psicologico promuovendo una migliore capacità di controllo delle emozioni» spiega Castelletti.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il trattamento di neurofeedback, si diceva, è stato monitorato attraverso il Neurotest. Cosa è? «È un questionario “self report”, messo a punto dal
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           dottor Samorindo Peci,
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          medico e ricercatore e dai suoi collaboratori, che si basa sulla raccolta di sintomi che il paziente percepisce» spiega la psicologa Castelletti. «Il test indaga l’andamento della sintomatologia a livello del sistema nervoso simpatico e parasimpatico e in relazione alle risposte date dal GABA in presenza di patologia. Tiene conto quindi dell’oscillazione di questi ritmi nella loro componente psicofisiologica, permettendo al medico di avere sempre un quadro completo e aggiornato sulle condizioni del paziente. In poche parole, è una cartina tornasole fondamentale per poter orientare le scelte terapeutiche. Tramite i risultati che mostra, il medico può aggiustare via via la mira verso l’obiettivo principale di ogni atto terapeutico: il ripristino della normotonia, cioè di uno stato di benessere».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           I risultati dello studio
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Lo studio è ancora in fase di pubblicazione, ma i risultati sono stati già resi noti: «Alla fine delle 15 settimane abbiamo ottenuto un’importante riduzione dei sintomi. I punteggi ottenuti dalle scale di valutazione sono tornati alla normalità -quindi non più patologici- con un ripristino della normotonia» conferma l’autrice dello studio. «Il Neurotest ha giocato un ruolo importantissimo. Ha permesso alla paziente di confrontare i suoi stati d’animo interni con l’ambiente che la circonda, favorendo al tempo stesso la relazione terapeutica tra sé e l’equipe medica» . L’atto terapeutico si configura non più come semplici valori statistici ma pone il paziente, degno di ascolto da parte del clinico, al centro delle cure». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:53:16 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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    </item>
    <item>
      <title>Cerebro vince il prestigioso  Premio America Innovazione</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/cerebro-vince-il-prestigioso-premio-america-innovazione</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il riconoscimento di prestigio internazionale destinato agli innovatori artefici delle migliori startup italiane
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Fede+Peci+fTMS.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         “Una startup innovativa e competitiva nel mondo del mercato globale e delle sfide mondiali”. È con queste motivazioni che
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Cerebro
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         si è aggiudicata il Premio America Innovazione, un riconoscimento di prestigio internazionale promosso dalla Fondazione Italia USA e destinato agli “innovatori artefici delle migliori startup italiane”. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La dottoressa Federica Peci, CEO di Cerebro, riceverà la pergamena di premiazione in una cerimonia ufficiale a Roma presso la Camera dei Deputati: “Ricevere un premio di prestigio internazionale come questo, destinato a startup innovative e competitive nel mondo del mercato globale e delle sfide mondiali ci fa capire che quello che facciamo ha valore e viene riconosciuto» ha commentato. «È una forte spinta a proseguire in questa direzione: diffondere l’innovazione neuroriabilitativa perché diventi sempre di più un gold standard e alla portata di tutti”.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Oltre alla pergamena di premiazione, Federica Peci, riceverà una borsa di studio straordinaria per fruire del Master executive online della Fondazione Italia USA in "Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy", un prodotto formativo di specifico interesse per imprenditori e professionisti. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il Premio America Innovazione quest’anno, nell’Anno Europeo delle Competenze, affianca lo storico Premio America destinato alle prestigiose personalità di fama internazionale. Entrambi sono promossi dalla Fondazione Italia USA che, per i valori espressi nelle sue azioni formative, fa parte della rete accademica delle Nazioni Unite, il programma UNAI - United Nations Academic
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Impact- lanciato dal segretario generale dell'ONU nel 2010.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 02 Mar 2023 09:26:56 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/cerebro-vince-il-prestigioso-premio-america-innovazione</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Fede+Peci+fTMS.png">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Fede+Peci+fTMS.png">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cos’è la spettroscopia NIRS e che differenza c’è con la risonanza magnetica?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/cose-la-spettroscopia-nirs-e-che-differenza-ce-con-la-risonanza-magnetica</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il dottor Samorindo Peci traccia le differenze che distinguono i tre tipi di esami: Risonanza magnetica, Risonanza magnetica Funzionale e NIRS (Spettroscopia nel vicino infrarosso).
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         The body content of your post goes here. To edit this text, click on it and delete this default text and start typing your own or paste your own from a different source.
        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 06 Feb 2023 14:34:40 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/cose-la-spettroscopia-nirs-e-che-differenza-ce-con-la-risonanza-magnetica</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/5.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/5.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Le costellazioni cerebrali</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/le-costellazioni-cerebrali</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         In questo webinar il dottor Peci affronta le costellazioni cerebrali.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Prima di addentrarci in quello che rappresentano le costellazioni cerebrali, occorre fare una premessa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nel cervello esistono quattro macrostrutture:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - il tronco cerebrale, che è la parte che sostanzialmente rappresenta la sopravvivenza, cioè che mantiene le 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           attività vitali (respiro, battito cardiaco, flussi di sangue);
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - il cervelletto, che è associato all’equilibrio e al movimento;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - il midollo cerebrale;
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la corteccia cerebrale, che può essere definita come la parte che ci consente di crescere e che custodisce il
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          nostro vissuto.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ogni area del cervello corrisponde a specifiche funzioni. Quando vengono coinvolte da un danno più aree si 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           manifesta quanto si definisce costellazione. Quindi cosa sono le “Costellazioni Cerebrali”? 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Sono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           combinazioni di più attivazioni cerebrali che riguardano i due emisferi cerebrali, quando le 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           aree entrano in conflitto tra loro. Alcuni esempi pratici di costellazioni sono l’anoressia, la bulimia, 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           l’autismo e i Parkinsonismi. In questi casi sono tante le aree coinvolte: motorie, cognitive, del linguaggio.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Attraverso conflitti simultanei si genera dunque questo “meccanismo costellativo”.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Esistono poi tanti tipi di costellazione, in merito vi sono diversi studi accademici (ma non clinici, anche per 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           via delle difficoltà metodologiche che implicano).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le costellazioni cerebrali sono in conclusione manifestazioni di grandissimo interesse per la medicina e 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           anche di fascino per lo specialista che è obbligato ad un certo tipo di ragionamento. Sono 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           biologicamente funzionali per l’individuo, alcune sono strategie per evitare manifestazioni 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           cliniche (esempio dei sogni plananti).
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per avere un'idea di come funzionino, si può provare a immaginare una costellazione reale come quella di 
          &#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Orione, una tra le più ricche di tutta la volta celeste considerata non a caso la costellazione-guida 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           dell'inverno. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Le aree che si attivano nel cervello sono come le stelle che lampeggiano nel cielo.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=Z10M7s96EhU" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Clicca qui per guardare il webinar
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 06 Feb 2023 14:21:01 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/le-costellazioni-cerebrali</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/4.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/4.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Malattie calde e malattie fredde: due facce della stessa patologia</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/malattie-calde-e-malattie-fredde-due-facce-della-stessa-patologia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         The body content of your post goes here. To edit this text, click on it and delete this default text and start typing your own or paste your own from a different source.
        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 06 Feb 2023 13:55:14 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/malattie-calde-e-malattie-fredde-due-facce-della-stessa-patologia</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/2-82e9070a.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/2-82e9070a.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Capovolgimento diagnostico: cosa accade durante ciò che chiamiamo comunemente malattia</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/capovolgimento-diagnostico-cosa-accade-durante-cio-che-chiamiamo-comunemente-malattia</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          Non è possibile risolvere una patologia se prima non si comprende qual è l’alterazione fisiologica da cui deriva
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/3-4bfa935b.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Durante il primo incontro live il dottor Samorindo Peci chiarisce il motivo da cui nasce il titolo del 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          webinar “Capovolgimento diagnostico”: si tratta di una chiave di lettura, diversa da quella usuale, 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          per comprendere ciò che sta alla base della patologia. Il dottor Peci spiega che nell’80% dei casi la 
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          patologia altro non è che la manifestazione di un’alterazione della fisiologia.
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           L’organismo in risposta ad un’alterazione fisiologica produce qualcosa che scatena la patologia. E 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            deve essere questo il punto di partenza del medico: risalire a quell’alterazione fisiologica e 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            ripristinarla, non limitarsi a combattere i sintomi della patologia. Fare l’uno senza l’altro, 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            significherebbe tamponare il quadro clinico, la malattia sarà destinata a ripresentarsi.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Da qui può partire una sostanziale “rivoluzione della medicina”, non dalla scoperta di un farmaco 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            che aggredisce la patologia, ma risalendo a ritroso da ciò che è accaduto nell’organismo, dal 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            processo che si è innescato e che ha generato la patologia. Prendendo a prestito le parole di un 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            medico, suo docente, ricorda una frase che riassume bene il concetto: “La patologia non esiste: è 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            la fisiologia che scendendo le scale si è fatta male”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci fa alcuni esempi: il primo è di una paziente che si rivolge a un medico perché ha la 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            gotta. Procedendo secondo la chiave di lettura che guida il capovolgimento diagnostico la 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            domanda che il professionista deve farsi è cosa ha generato questa manifestazione patologica?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il dottor Peci spiega che è causa della precipitazione degli acidi urici, prodotti dell’organismo 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            anche per fluidificare le articolazioni (utili ad esempio nella donna in menopausa): quando 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            l’organismo riconosce in quantità sufficienti la loro presenza, questi precipitano, causando la 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            gotta- manifestazione patologica.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La gotta è la patologia, risalire a tutto ciò che l’ha generata, quindi alla fisiologia, è 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            “capovolgimento diagnostico”.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Per poter effettivamente dare il via a un “capovolgimento diagnostico” il professionista sanitario è 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            costretto a interrogarsi e inevitabilmente ad allargare i confini del proprio campo di 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            specializzazione.
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Un altro esempio viene in aiuto per spiegare meglio quest’ultimo concetto: ciò che collega i 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            chemioterapici, farmaci che inibiscono la proliferazione tumorale, ai funghi. Se una persona che 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            affronta la chemioterapia fa i conti con una candidosi, l’oncologo dirà che questa è causata dagli 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            immunosoppressori, farmaci che causano un indebolimento del sistema immunitario. Ma i funghi,
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           come spiegano i biologi, sono organismi utili alla distruzione dei chemioterapici in eccesso. La 
           &#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            candidosi è quindi generata da un indebolimento del sistema immunitario o la risposta 
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
      &lt;span&gt;&#xD;
        
            dell’organismo per ridurli?
           &#xD;
      &lt;/span&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Mon, 06 Feb 2023 11:47:32 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/capovolgimento-diagnostico-cosa-accade-durante-cio-che-chiamiamo-comunemente-malattia</guid>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Serve davvero tanto zucchero al nostro cervello?</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/serve-davvero-tanto-zucchero-al-nostro-cervello</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Serve davvero tanto zucchero al nostro cervello?
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/111514.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         È risaputo che il nostro cervello per carburare ha bisogno di una certa quantità di zuccheri. Quelli che derivano dal metabolismo dei carboidrati presenti negli alimenti sono il glucosio, il fruttosio e il galattosio.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il glucosio è il monosaccaride più presente negli alimenti e viene utilizzato dal nostro cervello per produrre energia. Lo troviamo in svariati alimenti, dai farinacei alla frutta. Una volta assunto con l’alimentazione, il glucosio viene assorbito dalle cellule della parete intestinale e, attraverso il torrente circolatorio, raggiunge le cellule dei vari organi, dove viene metabolizzato per produrre energia.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Date le sue elevate esigenze metaboliche, il cervello dipende da un afflusso continuo di sostanze dal sangue. Essendo un organo abbastanza delicato, la sua protezione è affidata alla barriera ematoencefalica, responsabile della regolazione degli scambi di molecole tra sangue e fluidi cerebrali.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’ingresso dei monosaccaridi nelle cellule avviene ad opera di differenti trasportatori specifici: trasportatori di glucosio dipendenti dal sodio e trasportatori indipendenti di sodio. Questi ultimi sono chiamati trasportatori GLUT. Tra tutti, i trasportatori GLUT4, presenti a livello cerebrale negli astrociti, nei neuroni e nelle cellule endoteliali, sono clinicamente rilevanti, in quanto permettono l’ingresso del glucosio nelle cellule solo in seguito ad attivazione da parte della molecola di insulina.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’alta concentrazione di insulina che viene rilasciata dopo un pasto, quando la concentrazione di glucosio circolante nel sangue (glicemia) è alta, scatena una serie di reazioni che porta all’immagazzinamento del glucosio sotto forma di una molecola di riserva chiamata glicogeno. Inoltre l’insulina regola anche le funzioni delle cellule cerebrali, rafforza le connessioni sinaptiche tra i neuroni, aiutandoli a comunicare meglio e di conseguenza ricordare più facilmente. Di conseguenza il calo di insulina causato dall’assunzione eccessiva di zuccheri danneggia le capacità cognitive (Kullmann 2016).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ma cosa succede al glucosio una volta che entra nelle cellule nervose?
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nei neuroni, ogni molecola di glucosio è ossidata tramite vari processi metabolici, attraverso i quali si arriva a generare ATP, la vera molecola energetica del nostro organismo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il cervello quindi si basa sugli zuccheri per funzionare. Ciò implica che il livello di glucosio nel sangue deve rimanere stabile. Qualsiasi diminuzione del livello di glucosio nel sangue ha conseguenze immediate sulle funzioni cerebrali. Ma non solo! Anche l’aumento del glucosio può avere delle conseguenze, in quanto l’iperglicemia sostenuta a lungo andare danneggia le nostre cellule, causando varie patologie (Haghighatdoost 2015).  Il cervello svolge quindi un ruolo fondamentale nella regolazione del livello di glucosio nel sangue per garantire l’omeostasi del glucosio, il suo corretto equilibrio all’interno del nostro corpo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Sicuramente vi sarà capitato almeno una volta di sperimentare un crollo della glicemia. Picchi alti e bassi di glucosio presente nel sangue possono far provare sintomi come irritabilità, repentini cambi d’umore e confusione. Alimenti molto zuccherini causano un incremento dei livelli di zucchero del sangue, seguiti da un rapido calo. Quando il livello di zucchero nel sangue crolla ci si può sentire ansiosi, lunatici o depressi. Questo è proprio il simbolo di un disequilibrio glucidico che il nostro corpo sta vivendo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Alimenti ricchi di zucchero possono anche interferire col funzionamento di ormoni e neurotrasmettitori che ci aiutano a stabilizzare il nostro umore. Ingerire zuccheri stimola il rilascio della serotonina, un neurotrasmettitore i cui effetti migliorano l’umore. Tuttavia, attivarne costantemente la produzione può esaurirne le riserve, provocando sintomi che possono contribuire alla depressione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Livelli cronici di zucchero troppo alti nel sangue sono stati anche collegati a infiammazioni cerebrali. Come suggerito da diverse ricerche, le neuroinfiammazioni potrebbero essere una delle cause di depressione e comportamenti ansiosi e possono portare a demenza. Un gruppo di ricercatori americani ha scoperto che i livelli più alti di glucosio sono associati ad un aumentato rischio di demenza in popolazioni con e senza diabete (Crane 2013). I dati trovati suggeriscono che livelli più alti di glucosio possono avere effetti deleteri sull’invecchiamento del cervello e sottolineano le potenziali relazioni tra livelli elevati di emoglobina glicata o postprandiale, i livelli di glucosio ed esiti correlati alla demenza: livelli di glucosio più elevati possono contribuire a un aumento del rischio di questa patologia attraverso diversi meccanismi, compresi l’iperglicemia acuta e cronica, l’insulino-resistenza e l’aumento di patologie microvascolari del sistema nervoso centrale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le scelte alimentari che prendiamo quotidianamente sono pertanto legate alla probabilità di scatenare un’infiammazione cerebrale e di far insorgere un declino cognitivo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Contrariamente a ciò che si pensa, anche consumare quantità eccessive di frutta può essere dannoso per il nostro sistema nervoso. Se consumato in bassa quantità, il fegato metabolizza il fruttosio in glucosio, tuttavia se consumato in eccesso, il fruttosio si riversa nel circolo sanguigno e può entrare in vari organi, compreso il cervello. Studi effettuati sull’uomo e sugli animali hanno dimostrato che il cervello reagisce all’assunzione elevata di fruttosio. Dagli studi si evince che il fruttosio attiva aree cerebrali diverse da quelle attivate dall’ingestione di glucosio; inoltre il carico di fruttosio non diminuisce la sensazione di fame rispetto alla diminuzione che avvertiamo se “mangiamo” glucosio (Page 2013; Lowette 2015). Il consumo eccessivo di fruttosio spinge pertanto il nostro organismo alla ricerca costante di cibo. Oltre a questo effetto che porta la popolazione verso l’iperfagia, è stato evidenziato che il consumo eccessivo di fruttosio altera altre funzioni cerebrali tra cui cognizione e umore (Wu 2014).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Una serie crescente di ricerche suggerisce che una dieta ricca di zuccheri potrebbe essere uno dei fattori che incrementano il rischio di essere affetti da Alzheimer. Un aiuto potrebbe derivare dal galattosio che non necessita di insulina per entrare nelle cellule. A tal proposito, Cerebro® ha messo a punto
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.shopcerebro.it/negozio?store-page=Brain-Aktiv-p488305018" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Brain Aktiv,
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          composto da D-galattosio forte di estrazione 100% vegetale.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tuttavia, in alcune aree cerebrali, i neuroni possono utilizzare “combustibili diversi” dal glucosio. È il caso dei corpi chetonici, di cui parleremo prossimamente.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ciò che si deduce dalle varie ricerche che stanno emergendo nel campo fiorente della neuronutrizione è che un corretto apporto di zuccheri al cervello risulta importante per mantenere l’omeostasi ed evitare grandi oscillazioni che possono provocare danni a livello neuronale. Pertanto un corretto stile di vita risulta cruciale nel determinare un invecchiamento sano del nostro cervello.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 11:42:07 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Disturbi dell’umore e sintomi depressivi: un’arma in più dalle Neuroscienze</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/disturbi-dellumore-e-sintomi-depressivi-unarma-in-piu-dalle-neuroscienze</link>
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      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Insieme a farmaci e psicoterapia, il trattamento con onde luminose a bassa frequenza aiuta a diminuire ansia, stress e a riequilibrare la quantità di neurotrasmettitori prodotti
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/111530.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Quintuplicati, se non sestuplicati. Secondo gli ultimi studi epidemiologici, i disturbi dell’umore sono aumentati in pochi mesi di 5, fino a sette volte. Le ricerche, condotte da nord a sud, convergono sia in termini di numeri della popolazione colpita, sia sulla tipologia: i risultati hanno fatto emergere in particolare punteggi più alti di stati emotivi come profonda tristezza, a volte unita a colpa e apprensione, apatia, perdita di interesse, disturbi del sonno, in chi è risultato positivo o ha avuto casi di COVID-19 in famiglia, nelle donne, negli adolescenti e nelle persone con status economico meno agiato.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Ma cosa sono i disturbi dell’umore? E quando si possono definire tali? 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Il capitolo è vasto e complesso, come spiega la dottoressa Federica Peci, psicologa, neuroscienziata e ricercatrice: «Si tratta di un insieme di patologie piuttosto differenti tra loro, ognuna delle quali è caratterizzata da alcuni sintomi specifici- spiega-. Ciò che li accomuna è “l’alterazione patologica” del tono dell’umore. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Per poter parlare di disturbi dell’umore questa alterazione deve essere duratura e di portata tale da interferire sulle normali funzioni sociali e lavorative della persona: tristezza e gioia, infatti, fanno parte della vita di ogni giorno, la prima è una risposta universale dell’uomo a delusioni, avversità, sconfitte, la gioia invece lo è al successo o situazioni incoraggianti in genere. Si parla di disturbo dell’umore quando questi stati sono molto intensi e persistenti, tali da ostacolare le capacità funzionali e quando sono accompagnate da un certo numero di altre alterazioni relative alla sfera dell’umore». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Dunque, non un semplice su e giù dell’umore o quel pizzico di tristezza quando fuori piove o è buio, i disturbi dell’umore sono una malattia.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La cura prevede terapie farmacologiche e non, come la psicoterapia. Nell’ambito dei non farmacologici, oggi, sono le Neuroscienze ad aggiungere un’arma in più nel corredo dei trattamenti: la luce. Non quella ambientale, che pur ha dimostrato di influenzare umore e funzioni cognitive, ma la luce nel vicino infra-rosso, ovvero la Fotobiomodulazione Transcranica, una tecnologia innovativa, non invasiva e indolore che negli ultimi anni ha ampiamente dimostrato la sua validità ed efficacia nelle sintomatologie di natura neuroinfiammatoria.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «La somministrazione non invasiva di luce proveniente da una fonte esterna al cervello, quindi generata da apparecchi -rigorosamente- elettromedicali, è efficace nei disturbi dell’umore perché permette di raggiungere i neuroni più esterni della corteccia cerebrale, l’assorbimento della luce da parte delle cellule scatena una serie di reazioni che si traducono in minor sensazione di ansia e stress. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Le onde luminose a bassa frequenza, tra il rosso e il vicino infrarosso, infatti- chiarisce la dottoressa Peci- aumentano il metabolismo cellulare, e quindi la produzione di ATP (ndr la molecola che fornisce l’energia necessaria per quasi tutte le forme di lavoro cellulare), facilitano la riorganizzazione neurale e aiutano a riportare all’equilibrio la quantità di neurotrasmettitori prodotti, tra cui la dopamina, serotonina, adrenalina, neurotrasmettitori deputati, tra le altre cose, al controllo dei meccanismi di ricompensa e piacere. In più, grazie a questa tecnica si ottengono effetti antinfiammatori e benefici sullo stress ossidativo» spiega l’esperta.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Questi vantaggi perdurano nel tempo e non solo durante il trattamento, inoltre aumentano la compliance alle terapie psicoterapiche o farmacologiche.
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La durata del trattamento varia in base al paziente e al disturbo da trattare. Fondamentale è la tempestività con cui si prende in carico il problema e il fatto di affidarsi solo a centri medici qualificati e all’avanguardia: il trattamento, per essere efficace e rispondente a criteri neuroscientifici, va eseguito con professionisti sanitari specializzati su questa tecnica».
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 11:13:05 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
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    </item>
    <item>
      <title>ACQUA IPEROZONIZZATA: perché non è semplice acqua</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/acqua-iperozonizzata-perche-non-e-semplice-acqua</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         L’acqua arricchita di ozono ha potenzialità medicali riconosciute dalla comunità scientifica. È un rimedio efficace e alla portata di tutti che aiuta a contrastare e a prevenire diversi tipi di disturbi 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/2474.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         L’elenco è lungo. Viene usata per contrastare disturbi alla pelle, come eczemi, dermatiti, ulcere; per l’igiene della bocca, sia per prevenzione che in caso di infezioni; nel trattamento di cistiti e altri disturbi all’apparato urogenitale. E ancora, in caso di infezioni da Rhinovirus, infezioni agli occhi, disbiosi intestinale, mal di gola, per fare lavaggi nasali. L’acqua iperozonizzata insomma non è affatto “semplice acqua”. Eppure, intorno a questo rimedio c’è ancora scetticismo.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nonostante rappresenti una pratica terapeutica ampiamente utilizzata in Italia e nel mondo, infatti, non sempre viene percepita come un rimedio medicale.  Sarà che costa relativamente poco, che si può ottenere attraverso un apparecchio elettromedicale, oggi alla portata di tutti, o forse a far storcere il naso è il fatto che funzioni per contrastare tanti tipi di disturbi. La domanda sorge spontanea: come può un rimedio essere efficace per problematiche così diverse? Abbiamo chiesto alla dottoressa Rosjana Pica, biologa, di far chiarezza sull’argomento. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cosa è l’ozono 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «L’ozono è una molecola che ha più campi di applicazione. È un gas naturale che per sua natura ha un fortissimo potere ossidante, è disinfettante, antimicotico, antibatterico, antivirale. È in grado di indurre ossidazione chimica e quindi di eliminare batteri, virus, parassiti e composti dannosi per la salute» spiega. «L’ozono però è anche un gas tossico e non può assolutamente essere inalato ad alte concentrazioni.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per sfruttarne un tale potere ed avere applicazione in ambito sanitario deve essere preparato e usato attraverso determinati dispositivi elettromedicali, attenzione- puntualizza- elettromedicali certificati, da non confondere con gli elettrodomestici!  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questi dispositivi, attraverso specifici quanto rigidi protocolli sono in grado di generare acqua iperozonizzata, oppure olio ozonizzato, che derivano, rispettivamente dalla reazione tra l’ozono e acqua o l’ozono e olio vegetale, e hanno notevolissime potenzialità medicali».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Come spiega la biologa, l’ozono, aggiunto all’acqua, o all’olio, reagisce con le molecole presenti, arricchendole di ossigeno: «È grazie a questa elevata concentrazione di ossigeno che acqua o olio acquistano proprietà antiossidanti, antisettiche e immunostimolanti che aiutano a contrastare diversi disturbi e a prevenirne l’insorgenza, come dimostrano innumerevoli revisioni e studi clinici randomizzati e controllati» specifica l’esperta.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’ozono rompe le macromolecole che garantiscono a batteri, funghi e virus di restare vitali 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Ma con quale meccanismo d’azione l’acqua iperozzonizzata inattiva i virus e distrugge i batteri?  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Innanzitutto, infatti, va specificato che il meccanismo di azione dell’ozono sui virus non è quello di una distruzione come nel caso dei batteri, ma di un’inattivazione. I virus vengono inattivati attraverso l’arresto del meccanismo di riproduzione: volendo semplificare al massimo, l’ozono veicolato dall’acqua penetra nella cellula bersaglio, aumenta la concentrazione di perossido nella cellula infetta e ne determina la dissoluzione prima della replicazione virale, distruggendo qualsiasi microrganismo vi sia entrato» chiarisce la biologa. «Batteri e funghi invece vengono distrutti mediante processo di ossidazione. L’ozono, grazie al suo alto potere ossidante entrando all’interno la cellula, ossida tutte le componenti essenziali (enzimi, proteine, DNA, RNA), portando la cellula batterica a morte» conclude. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come si usa l’acqua iperozonizzata 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «I protocolli da seguire cambiano a seconda delle problematiche, ma che si tratti di un’infezione alla bocca, alla pelle, all’apparato urogenitale, di volta in volta, effettuare sciacqui, gargarismi o fare bendaggi con l’acqua iperozonizzata, come nel caso di disturbi alla pelle, aiuta a ridurre la sintomatologia del disturbo e a prevenirne l’insorgenza» chiarisce la dottoressa Pica. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Gli studi scientifici 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Un esempio su tutti: uno studio del 2015 (“Evaluation of effect of topical ozone therapy on salivary Candidal carriage in oral candidiasis”) ha dimostrato come l’acqua iperozonizzata può essere utile nel trattamento della candidosi orale. Lo studio ha incluso 40 pazienti con candidosi di entrambi i sessi, di età compresa tra 18 e 60 anni. I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a gruppi che effettuavano trattamenti di ozonoterapia o con clotrimazolo (l’antibiotico di elezione in queste infezioni). Alla fine del trattamento, nel gruppo trattato con acqua ozonizzata c’è stata una riduzione dell’infezione del 60,5%, rispetto al gruppo trattato con clotrimazolo, che ha avuto una riduzione solo del 32,3%. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Risultati simili sono emersi anche con il trattamento di olio ozonizzato, in caso di infezioni batteriche della pelle. Uno studio del 2017, ad esempio, ha analizzato due pazienti con infezioni della pelle causate da Staphilococcus aureus. Le lesioni cutanee sono state lavate con acqua ozonizzata una volta al giorno, successivamente è stato applicato olio ozonizzato due volte al giorno. I dati di questo studio hanno dimostrato che l’olio ozonizzato può sterilizzare fino al 98% di S. aureus in 5 minuti, mentre l’acqua ozonizzata può sterilizzare il 100% di S. aureus in un minuto.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Utile anche nella prevenzione 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’acqua iperozonizzata è preziosa non solo per curare, ma anche per evitare l’insorgenza di numerose patologie, specialmente per quanto riguarda disturbi alla gola, all’apparato urogenitale e alla bocca.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «L’acqua iperozonizzata – conclude la biologa- agisce anche a basse concentrazioni e in tempi relativamente brevi, in più ha il prezioso vantaggio di non comportare alcun tipo di rischio, né reazioni allergiche.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          È un rimedio che si può gestire anche autonomamente da casa, ma sempre e solo con modalità e tempi stabiliti dal professionista sanitario. Questo perché l’acqua arricchita di ozono reagisce in modo diverso con i vari componenti dell’organismo: dosi e tempi devono essere rigorosamente stabiliti da chi ne ha competenza e rispettati da chi li effettua».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://ozon.cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Visita il Sito Ozon
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 11:01:45 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>LONG COVID: tutto quello che non abbiamo capito</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/long-covid-tutto-quello-che-non-abbiamo-capito</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Non si tratta soltanto di “nebbia cognitiva” e non è nemmeno una condizione nuova. E non si può “fare tutto da soli” 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/covid-2048x622.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      
           A cura di
           &#xD;
      &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Samorindo Peci,
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           endocrinologo, esperto in medicina d’emergenza, volontario all‘ospedale di Sondalo Unità-Covid durante la pandemia 
          &#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;i&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/i&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si cominciò a parlare di Long Covid fin dai primi mesi della pandemia, quando ci si accorse che, anche dopo la scomparsa del virus, tanti pazienti continuavano a stare male a causa di una varietà di sintomi: dolori muscolari, spossatezza, ansia, difficoltà respiratoria, insonnia, difficoltà a ricordare, a sentirsi concentrati o a terminare una qualsiasi attività.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           A più di due anni dalla pandemia il “veleno in coda” del coronavirus è ancora l’argomento più discusso e, forse anche per questo, spesso, il più frainteso.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Partiamo dall’inizio. Si chiama Sindrome da Long COVID ed è un insieme di sintomi che colpisce sia chi è entrato in contatto con l’infezione da Sars-Cov2 ma anche chi ha semplicemente vissuto la pandemia. Ed è proprio questa doppia sfaccettatura che rende questa sindrome così particolare e spesso fraintesa. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Tra gli errori più comuni c’è quello di pensare che si tratti solo ciò che tutti conoscono come “nebbia cognitiva”, quando non è che uno dei sintomi della Sindrome da LONG-COVID.  Alla base di questo termine coniato di recente, “nebbia cognitiva” c’è il concetto di “Neuroinfiammazione”, un processo ultra-noto in medicina, è lo stesso presente anche nel diabete e nelle malattie metaboliche in generale.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Si tratta di un’attivazione del sistema immunitario a livello cerebrale che persiste anche dopo l’infezione: le citochine, molecole infiammatorie, nel nostro organismo hanno un’emivita che varia dai 60 ai 120 giorni successivi all’evento scatenante. Prodotte dal nostro corpo agiscono come tossine e, anche se nella prima fase sono il “prodotto” della guarigione, andando avanti col tempo possono incidere negativamente sui meccanismi cerebrali, se non adeguatamente monitorate e gestite.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Ecco, il virus innesca un’infiammazione generalizzata che colpisce tutti gli organi del nostro corpo, provocando ovviamente delle conseguenze: possiamo pensare ai sintomi che emergono in questa sindrome come al risultato della “battaglia” che il nostro corpo ha condotto per liberarsene. Se durante l’infezione si è generata una polmonite, anche quando ci si potrà definire “guariti”, emergeranno difficoltà respiratorie, fiato corto, iperventilazione. Così anche a livello cerebrale emergono disturbi, la difficoltà di concentrazione, di attenzione, memoria, senso di debolezza generalizzato. Immaginatelo come uno scompenso di tutti i valori dell’organismo, con la successiva necessità di ripristinarli quegli equilibri. Qui arriviamo a un altro punto: l’organismo spesso da solo non ce la fa. Va quindi aiutato.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Altro comune “errore”, infatti, è pensare di potere superare tutto da soli, che “tanto poi passa”. Non sempre è così. Gli aspetti della sindrome da tenere in considerazione sono molto sfaccettati, serve competenza sanitaria. Ovviamente medica internistica, ma non solo: è fondamentale il supporto di altre figure sanitarie, in particolar modo competenti di fisioterapia respiratoria, neuropsicologia e nutrizione.  
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Cosa c’entrano la fisioterapia respiratoria, il cibo da portare in tavola e le capacità cognitive? Tutto. Ripristinare le funzioni respiratorie significa portare più sangue ossigenato a tutti gli organi, soprattutto al cervello. Un cervello ben ossigenato incrementa il proprio metabolismo e favorisce le funzioni cognitive, l’umore e il sonno.  L’aspetto psicologico poi è fondamentale per tutti quelli che vengono colpiti da malattie o disturbi, ancor più per questo tipo di pazienti: in quanto lo stress fisico si ripercuote su quello mentale e tutto si riflette a livello organico. In un piano terapeutico funzionale, infine la parte nutrizionale gioca un ruolo importante per ridurre l‘infiammazione cerebrale. Anche se ancora spesso si mette da parte e non si coglie l’importanza della nutrizione in questi aspetti, ci sono alimenti che aiutano i processi di disinfiammazione, promuovendo uno stato di benessere generalizzato. Tornare come prima si può, ma a patto di agire su tutti i fronti. 
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 10:50:58 GMT</pubDate>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Contro la sindrome da Long Covid, la partita si gioca (anche) a tavola</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/contro-la-sindrome-da-long-covid-la-partita-si-gioca-anche-a-tavola</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         I consigli della biologa nutrizionista per recuperare lucidità mentale e forma fisica: no agli eccessi, sì a piatti unici con abbinamenti virtuosi. “Il piano alimentare giusto è su misura”
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/cropped-14-89ae835b.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Gonfiore, pesantezza, mal di testa, insonnia, annebbiamento mentale, spossatezza, cattività regolarità intestinale. Circa l’80% di chi è stato colpito dal Covid ha lamentato disturbi collegati a doppio filo con l’alimentazione.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Negli ultimi mesi è aumentata tanto la richiesta da parte dei pazienti di perdere i chili in più guadagnati nei giorni chiusi in casa, spesso trascorsi in costante “comunicazione” con il frigo, e di tornare a sentirsi “come prima”» racconta la dottoressa Rosjana Pica, biologa nutrizionista a Milano. «È crescente l’esigenza di recuperare la motilità intestinale persa, spegnere i mal di testa continui, tornare a dormire sonni tranquilli, riacquistare energie per sentirsi meno stanchi. A risentirsi, insomma, “nei propri panni”».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I sintomi descritti, come spiega l’esperta, sono tutti accentuati dallo stesso problema: la cattiva alimentazione. «Spesso si dimentica che mettere sul piatto determinati alimenti comporta conseguenze a cascata su tutto l’organismo- continua la dottoressa Pica-. Poniamo l’esempio di un eccesso di zucchero, e quindi di carboidrati: per far entrare gli zuccheri nelle cellule è necessaria l’azione dell’insulina, un ormone che viene prodotto da particolari cellule del pancreas. Un’eccessiva ingestione di zuccheri causa una ipersecrezione di insulina che mette sotto sforzo il pancreas. Se poi l’eccessivo consumo di carboidrati si protrae nel tempo, le cellule possono sviluppare una resistenza a questo ormone, creando un disequilibrio tra gli zuccheri assunti e quelli che riescono effettivamente ad essere metabolizzati correttamente. Tutto questo può scatenare un’infiammazione silente». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’eccesso di zuccheri si ripercuote anche a livello cerebrale, causando, o esacerbando come nel caso dei pazienti affetti da Long Covid, annebbiamento, affaticamento cerebrale, minore lucidità: ovvero quanto si definisce “nebbia cognitiva”. Non solo, pesa anche sulla salute di fegato e reni: «Quando lo zucchero eccede viene trasformato in grasso e, alla lunga, può derivarne l’insorgenza di steatosi epatica, conosciuta comunemente come “fegato grasso”. Per quanto riguarda i reni, invece, lo zucchero eccessivo ne riduce la capacità di filtrare i prodotti di scarto e i liquidi». Ecco perché si parla di “effetto a cascata”: da un processo ne scaturisce un altro fino a perdere le funzionalità che determinano quel “sentirsi bene “a cui tutti aspiriamo. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non vanno demonizzati i carboidrati, ma gli eccessi. «Le ripercussioni negative sulla salute ci sono per qualunque tipo di eccedenza» chiarisce la dottoressa Pica. «Da qui l’importanza di elaborare un piano alimentare equilibrato dal punto di vista nutrizionale e calibrato sulle caratteristiche dei pazienti e sulle loro esigenze di nutrizione. Senza dimenticare il gusto che non va negato, perché nutrirsi è questione di salute ma anche di palato». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Cosa mettere nel piatto cambia da persona a persona, tuttavia delle linee guida generali da seguire ci sono: la prima è limitare i carboidrati ad un apporto di circa il 50% del piano giornaliero, evitando gli zuccheri semplici e prediligendo al loro posto quelli integrali che, grazie al contenuto di fibra aiutano a mantenere costante il livello della glicemia.  «Serve poi aumentare l’apporto di proteine e grassi buoni, che si trovano nei pesci come sgombro, salmone, aringhe, tonno, nella frutta secca, olio extra vergine e semi oleosi. E non dimentichiamoci anche delle fibre contenute nella verdura» commenta la dottoressa Pica. «Consiglio anche i piatti unici: ad esempio, non si sbaglia con un piatto che combina cereali, pesce e verdura, come un piatto di farro, zucchine e gamberetti, oppure pasta integrale con cime di rape e acciughe. Abbinare un cereale a proteine e verdure modula il picco insulinico e assicura allo stesso tempo il corretto apporto proteico».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quanto tempo serve per ridurre infiammazione cerebrale, e tutto ciò che ne deriva?
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           «I tempi di risposta cambiano da persona a persona in relazione ad una serie di variabili. Per alcuni pazienti basta seguire un piano nutrizionale adeguato per 4 settimane per incassare benefici, sentire meno affaticamento, pesantezza, gonfiore; per altri servono 6-7 settimane. Ma in genere nel giro di due mesi tutti mettono a segno risultati importanti. Non sempre spariscono tutti i sintomi, ma il 99% riporta miglioramenti significativi». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A quel punto si tratta di non ricadere in errore. «Uno dei più comuni riguarda la frutta, che è salutare ma non innocua in quanto ricca di fruttosio, uno zucchero che se assunto in quantità eccessive porta a un aumento dei trigliceridi nel sangue ed è un fattore di rischio per danni al fegato» spiega. «Uva, banane e fichi sono, ad esempio, ricchi di zucchero, meglio limitarli o abbinarli a frutta secca o yogurt bianco, in modo da modulare il carico glucidico».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 10:43:09 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/contro-la-sindrome-da-long-covid-la-partita-si-gioca-anche-a-tavola</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>“Tornerò mai più come prima?”</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/tornero-mai-piu-come-prima</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Sindrome da Long Covid:
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          la riabilitazione che funziona è individualizzata
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/nebbia-cognitiva.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Dimissioni dall’ospedale e tampone negativo non sono esattamente il lieto fine che ci si aspetta. Una buona notizia sì, ma che non segna la fine di tutti i problemi. Tutt’altro. A fare i conti con la sindrome da Long Covid sono infatti circa il 35% delle persone colpite dal virus, e va tenuto presente che sono numeri ufficiali, quelli reali sono anche più alti.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Dolori muscolari, spossatezza, ansia, difficoltà respiratoria, insonnia e soprattutto quella sensazione di “nebbia nella mente”, ribattezzata “nebbia cognitiva”, che si traduce in difficoltà a ricordare, sentirsi concentrati, terminare una qualsiasi attività. I sopravvissuti al Covid in teoria sono guariti, in pratica non sentono affatto di esserlo. Su tutto pesa poi la consapevolezza di non essere gli stessi di prima e la paura di non riuscire più a ricominciare una vita normale, uno stato d’animo comprensibile che però ci mette il carico. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «La prima cosa da fare è non perdere la speranza, l’aspetto psicologico è fondamentale, lo è per tutti, certo, ma forse ancor più per questo tipo di pazienti, la combinazione dei due sistemi neuro e psicologico altrimenti è destinata a diventare una specie di “bomba a orologeria”: lo stress fisico si ripercuote su quello mentale e tutto si riflette a livello organico» interviene il
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           dottor Samorindo Peci
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          , endocrinologo, esperto di medicina d’urgenza e, in piena emergenza, medico volontario all’ospedale di Sondalo Unità-Covid.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Sulla gestione del dopo la comunità scientifica suggerisce un certo tipo di riabilitazione fisico-cognitiva. Perché sia efficace però la riabilitazione va individualizzata, ovvero ritagliata su misura dei pazienti, a partire dalla storia clinica e dallo stato in cui si trova. Altra chiave indispensabile per tornare a una vita normale è affidarsi a professionisti, che praticano una medicina basata sulle evidenze. Mettersi in buone mani insomma e non nelle mani di chi millanta specialistiche. Non si può pensare di affrontare il Long Covid senza le adeguate conoscenze neurologiche».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La nebbia cognitiva, come spiega il dottor Peci, è un effetto neurologico legato all’azione di risposta infiammatoria al virus. Le caratteristiche sono lamancanza di lucidità, difficoltà a ricordare le cose, aconcentrarsi, stanchezza.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Alla base del termine c’è il concetto di “neuroinfiammazione”, lo stesso presente anche nel diabete e nelle malattie metaboliche in generale, ovvero un’attivazione del sistema immunitario a livello cerebrale che persiste anche dopo l’infezione. Le molecole infiammatorie (citochine) nel nostro organismo hanno un’emivita che varia dai 60 ai 120 giorni successivi all’evento scatenante. Prodotte dal nostro corpo agiscono come tossine e, anche se nella prima fase sono il “prodotto” della guarigione, andando avanti col tempo possono incidere negativamente sui meccanismi cerebrali, se non adeguatamente monitorate e gestite. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per rispondere alla domanda più comune che oggi si fa chi è colpito da questa sindrome quindi, tornare a essere quelli di prima è possibile, a patto però di seguire il percorso giusto, che significa lavorare su più livelli, e soprattutto di farlo con chi ha competenze riconosciute in questo campo». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’istituto San celestino attua dei percorsi riabilitativi specificatamente pensati per la Sindrome di Long Covid: «La nostra équipe mette in atto protocolli specifici sia per la gestione della sindrome fin dalla prima comparsa, che ancor prima per prevenirne l’insorgenza. Per prima cosa si valuta lo stato di affaticamento delle aree cerebrali del paziente, grazie agli strumenti di neuronavigazione di cui disponiamo come la
          &#xD;
    &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/spettroscopianelvicinoinfrarosso/" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;i&gt;&#xD;
        
            NIRS
           &#xD;
      &lt;/i&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          . Una valutazione accurata ci permette così di impostare il piano terapeutico individualizzato, e quindi a seconda dei casi, scegliere le tecniche di fisioterapia respiratoria più adatte al paziente per imparare a respirare correttamente e permettere all’organismo di essere perfettamente ossigenato; stabilire le tecniche cognitive opportune per ripristinare le funzioni cerebrali perse, quindi potenziare la memoria, l’attenzione, migliorare la concentrazione; il tutto unito alla componente di supporto psicologico che non può mancare. Senza dimenticare, infine, l’attenzione che meritano altri approcci complementari specifici, tra cui soprattutto l’alimentazione: la parte nutrizionale non è un capitolo marginale, il cibo gioca un ruolo importante per ridurre l‘infiammazione cerebrale. Lavorando in sinergia contemporaneamente su questi livelli è possibile tornare “quelli di prima”». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/long-covid" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/long-covid" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Per saperne di più visita il sito
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 10:30:13 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/tornero-mai-piu-come-prima</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/nebbia+cognitiva.png">
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Cosa sappiamo sull’ozono</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/cosa-sappiamo-sullozono</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Se la pandemia ha lasciato un’eredità preziosa è l’attenzione che abbiamo imparato a rivolgere all’igiene che, ormai lo sappiamo, è base assoluta di buona salute. 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/cropped-AdobeStock_315944845-scaled-5-2048x1364.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
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        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 10:13:25 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/cosa-sappiamo-sullozono</guid>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Fotobiomodulazione:  una risorsa per alleviare il dolore dell’arto fantasma</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/fotobiomodulazione-una-risorsa-per-alleviare-il-dolore-dellarto-fantasma</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Uno studio scientifico italiano dimostra che il trattamento di fotobiomodulazione aiuta i pazienti amputati tormentati dalla sindrome dell’arto fantasma
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Progetto-senza-titolo.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Il trattamento di fotobiomodulazione corticale allevia il dolore e la percezione dell’arto fantasma, migliora la qualità del sonno e dell’umore e, di conseguenza, la qualità della vita di chi ne soffre.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A dimostrarlo è lo studio scientifico tutto italiano dal titolo “How to treat Phantom Limb Pain: Neuromodulation or Neurostimulation? A single case study”, appena presentato alla Conference on Controversies in Neuropathic Pain.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Il dolore all’arto fantasma è meno raro di quanto pensiamo. Gli studi suggeriscono che ne è colpito il 90 – 98% dei pazienti subito dopo l’amputazione o la perdita di un arto» spiega Davide Lomazzi, autore della ricerca portata avanti grazie alla collaborazione con
          &#xD;
    &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           l’Istituto San Celestino
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «È spesso affidato a una mera componente psicologica ma ha evidenti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La sindrome dell’arto fantasma, come spiegano gli esperti, infatti, è quell’insieme di sensazioni che vanno dal prurito al formicolio, fino al dolore intenso, che il cervello percepisce a carico di un arto che però, di fatto, non c’è più in quanto amputato a causa di una malattia o di un trauma.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Abbiamo portato avanti questo studio principalmente per indagare e approfondire i fenomeni di deafferentazione e di ricollocazione neuronale che avvengono all’interno delle cortecce sensori-motorie e per comprendere meglio come si adattano le aree corticali a seguito della perdita di input proveniente dall’arto. Per farlo ci siamo focalizzati sulle aree di controllo motorio della corteccia con due strumenti non invasivi: la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) e il dispositivo di fotobiomodulazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Abbiamo sottoposto un paziente con amputazione dell’arto inferiore e presentazioni ripetute della manifestazione dolorosa a due cicli distinti a distanza di un mese di entrambi i trattamenti- continua Davide Lomazzi, dottore in Biotecnologie mediche e farmaceutiche-. Per valutare la variazione del dolore nell’arto amputato è stata somministrata una scala di valutazione del dolore “The Leeds assessment of Neuropathic Symptoms and signs (LANSS) Pain Scale”, sia pre che post tDCS e trattamento di fotobiomodulazione.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ebbene, dallo studio è emerso che il trattamento di fotobiomodulazione produce un sollievo nel dolore e nella percezione dell’arto fantasma sia tra le sessioni che dopo l’intero protocollo di trattamento. Abbiamo registrato inoltre miglioramenti sulla qualità del sonno del paziente e anche dell’umore» chiarisce l’autore dello studio che conclude: «Ci auguriamo che quanto prima si potrà approfondire questo risultato con altri studi più randomizzati, al momento possiamo confermare che dalla ricerca emerge la possibilità di migliorare la qualità della vita dei pazienti amputati e tormentati dal dolore dell’arto fantasma».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          © RIPRODUZIONE RISERVATA
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 09:50:18 GMT</pubDate>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Risonanza magnetica e spettroscopia nel vicino infrarosso</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/risonanza-magnetica-e-spettroscopia-nel-vicino-infrarosso</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Cosa scegliere per indagare il cervello?
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Libro-Nirs-Presentazione-169-1.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Il cervello invecchia, su questo c’è poco da fare. Il “come” è invece decisamente più gestibile. Con l’avanzare dell’età, fisiologicamente, si modifica la struttura del cervello e si riduce il flusso di sangue che affluisce ad esso causando il peggioramento delle prestazioni mentali, ma per monitorare che questo processo avvenga al meglio, intervenire per tempo in caso di insorgenza di malattie o per esaminare le possibili cause di deficit cognitivi come problemi di memoria, linguaggio e comportamento, serve indagare ciò che accade in determinate aree cerebrali.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A questo serve tutta la biotecnologia diagnostica moderna. Oggi il panorama delle tecniche in grado di studiare i meccanismi biologici cerebrali è più vario di un tempo. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Tra le metodiche, spiccano la Risonanza magnetica e la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La prima è più nota: di risonanza magnetica ne abbiamo sentito parlare più o meno tutti almeno una volta nella vita; la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, detta anche NIRS, è un esame diagnostico diverso, più moderno- ma non troppo, basti sapere che questo approccio venne applicato per la prima volta intorno alla metà degli anni ’80- oggi è una metodica completa, sofisticata e per diversi aspetti più vantaggiosa.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ma quali sono le differenze? «Per semplificare, la risonanza magnetica restituisce uno scatto fotografico dell’area analizzata, quindi fermo» interviene la dottoressa Federica Peci, psicologa esperta in Neuroscienze cliniche per la riabilitazione cognitiva. «Tramite la risonanza magnetica dunque non è possibile valutare le variazioni che il cervello costantemente riceve in seguito a stimoli diversi che siano visivi, sonori, tattili o emotivi. La spettroscopia del vicino infrarosso, invece, analizza dinamicamente cosa accade nel cervello, quindi permette anche di valutare il funzionamento presente in un’area cerebrale quando al paziente vengono dati stimoli diversi. Riassumendo, l’esame restituisce un video dettagliato di cosa accade al cervello in funzione dell’ambiente che lo circonda e non solo una semplice fotografia come la risonanza magnetica, che rischia peraltro di non essere “a fuoco” sulla giusta area da analizzare».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La spettroscopia nel vicino infrarosso è una tecnica non invasiva che misura e monitora nel tempo l’ossigenazione cerebrale associata all’attività neuronale. «Quando si compie un’azione, un movimento, un pensiero, in specifiche aree del cervello viene richiesto ossigeno- continua la dottoressa Peci-. Più intenso è lo sforzo compiuto, maggiore è la quantità di ossigeno richiesta dall’area cerebrale per funzionare. Ecco, la NIRS valuta e quantifica questo scambio vascolare in zone del cervello che fanno riferimento alle nostre capacità motorie e cognitive. Il suo utilizzo consente dunque di comprendere come funzioni il cervello, quanto sia ossigenato e come le differenti aree comunichino tra loro».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Se confrontata con altre tecniche di misurazione cerebrale, sono diversi i vantaggi: «A differenza della risonanza magnetica funzionale (fMRI) e della tomografia a emissione di positroni (PET), ad esempio la NIRS è portatile, rapida e silenziosa. Non costringe i soggetti alla posizione sdraiata, rendendosi adatta a diversi contesti di valutazione, può, ad esempio, essere utilizzata in movimento e durante l’esercizio fisico, in ambienti domestici. Di conseguenza permettere una valutazione più accessibile per anziani o bambini» aggiunge la dottoressa Peci. «Entrambe sono metodiche essenziali per la valutazione cerebrale- conclude- forniscono informazioni diverse ma utili, se integrate tra loro, ad avere un quadro cerebrale completo ed esaustivo, che poi è il punto di partenza essenziale per lo specialista che deve stabilire il programma di riabilitazione».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/documento-di-mini-review?fbclid=IwAR3QxDKX464VDLiFpR-JgTmnG3ha8cmhGWgsfDETbweC0OHBosv2GSG5_Ho" target="_blank"&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/documento-di-mini-review?fbclid=IwAR3QxDKX464VDLiFpR-JgTmnG3ha8cmhGWgsfDETbweC0OHBosv2GSG5_Ho" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Scarica la guida 
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 09:23:42 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/risonanza-magnetica-e-spettroscopia-nel-vicino-infrarosso</guid>
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      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Libro-Nirs-Presentazione-169-1-864d3998.jpg">
        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
      <media:content medium="image" url="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Libro-Nirs-Presentazione-169-1-864d3998.jpg">
        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Anche i dispositivi medici si vestono di GREEN</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/anche-i-dispositivi-medici-si-vestono-di-green</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Le biotecnologie Cerebro® per la riabilitazione cognitiva sono realizzate con materiali riciclati “perché salute significa anche attenzione all’ambiente”  
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Progetto-senza-titolo-9.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Innovativi, pratici, efficaci, sicuri. Gli strumenti elettromedicali per la stimolazione cerebrale progettati dalla Startup milanese Cerebro® non sono soltanto pensati per recuperare salute e qualità di vita: «In fase di progettazione, abbiamo scelto rigorosamente materiali che non nuocessero all’ambiente, perché pensare alla salute delle persone significa anche prestare attenzione al mondo in cui viviamo, averne cura. Se la nostra mission è avere cura dell’uomo non potevamo certo sprecare le risorse che la natura ci offre. L’uomo non può esistere senza, come giovane startup vogliamo fare la nostra parte nel costruire un mondo più sostenibile valorizzando quello che altrimenti diventerebbe un rifiuto» racconta Federica Peci, founder di Cerebro® e inventrice di fTMS®.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Una biotecnologia innovativa 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fTMS® progettata e implementata da Cerebro® è un dispositivo medicale non invasivo e indolore di stimolazione magnetica transcranica, una delle principali tecniche che si utilizzano per la riabilitazione di chi ha subito un danno cerebrale. Nel 2019 ha vinto il Premio Leonardo Genio e Impresa di Assolombarda, oggi è brevettato a livello nazionale e internazionale ed è classificato come “tecnologia innovativa in quanto unica nel suo genere”.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come funziona e quando serve 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Genera un campo magnetico statico che, a sua volta, genera un campo elettrico. Questo stimola elettricamente i neuroni presenti nella zona da trattare, influenzandone positivamente la plasticità neuronale. «Viene utilizzata per ridurre l’affaticamento neuronale e a supporto di patologie neurologiche come ictus e traumi cranici, ma anche per combattere dipendenze patologiche, in caso di deficit di attenzione, disturbo del linguaggio, disturbo dell’apprendimento, potenziamento cognitivo. Tutte queste problematiche, infatti, hanno un comune denominatore: lo sbilanciamento negli scambi elettrici tra neuroni. Attraverso la fTMS® l’area deficitaria di un emisfero viene aiutata dall’area intatta dell’altro emisfero» spiega la dottoressa Peci. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           È realizzata con materiali riciclati 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il dispositivo è contrassegnato dal marchio Recycled, essendo composto al 96% da materiali riciclati: «Il restante 4% è fatto da piccolissimi connettori che possono essere realizzati solo con un materiale speciale, non riciclato» continua Federica Peci. Lo stesso requisito green lo ha la sua versione successiva: la fTMS® Plus: «Il corpo macchina si presenta allo stesso modo è il suo “cuore” che cambia: all’interno, infatti, si trova una batteria che permette di stimolare il cervello dal punto di vista elettrico- ma a basso voltaggio- per aiutare aree cerebrali diversi a comunicare meglio tra loro e rafforzare le proprie connessioni». Non ha dunque necessità di corrente elettrica per funzionare, un altro plus dei dispositivi Cerebro®: la fTMS® lo fa attraverso i magneti, la fTMS® Plus, con una batteria ricaricabile al suo interno da 3Volt.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Thu, 05 Jan 2023 08:35:01 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
      <guid>https://www.mind4zero.it/anche-i-dispositivi-medici-si-vestono-di-green</guid>
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      </media:content>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Disagio psichico nell’Italia post-covid</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/disagio-psichico-nellitalia-post-covid</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Cosa ci affligge e quali sono le nuove strade terapeutiche per uscirne. Perché “nessuno è predestinato alla sofferenza mentale”. 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/3-1.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Facciamo il punto con il dottor
         &#xD;
  &lt;a href="https://massimoamabili.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Massimo Amabili
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         , psicologo e psicoterapeuta, specializzato in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e responsabile dello
         &#xD;
  &lt;a href="https://studiomindlab.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Studio Mind Lab
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         di Martinsicuro, in provincia di Teramo, centro di riferimento per la salute psicologica del territorio.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Si dice “non c’è salute, senza salute mentale”: secondo lei come stanno gli italiani oggi? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Male. La società sta ripartendo, è vero, si comincia a intravedere il ritorno alla normalità, ma allo stesso tempo sono sempre più evidenti le tante ferite lasciate dalla pandemia. Il Covid-19 ha provocato un’ondata di disagio psicologico che si è tradotta in depressione, ansia, autolesionismo, disturbi psicosomatici, disturbi del comportamento alimentare. È un disagio che ha colpito in maniera trasversale tutte le fasce di età. L’impatto della pandemia su coloro che erano già alle prese con problematiche psicopatologiche è un tema che ha preoccupato fin dall’inizio, ma le conseguenze sono state importanti soprattutto per le “situazioni sotto soglia” che non avevano ancora una condizione conclamata ma vulnerabilità nascoste. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quali sono i disagi più comuni?  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ansia e depressione sono i grandi mali delle nuove generazioni. Tra gli adulti sono tanti i casi di Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), Depressione Maggiore, Distimia, Disturbo di Panico, Disturbi Psicosomatici e Disturbi di personalità. Tra i più giovani, invece spiccano tra tutti i Disturbi alimentari: l’incidenza di anoressia e bulimia è aumentata del 30% per effetto della pandemia, con un picco soprattutto tra i giovanissimi (12-17 anni di età, di entrambi i sessi), colpiti fino a 4 volte di più rispetto al periodo pre-Covid.   
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questi sono i dati attuali, per il resto ci vorrà tempo per tirare le somme e valutare a pieno le ripercussioni che i traumi e il disagio sperimentati avranno sulla salute mentale in generale e, nello specifico, sui comportamenti alimentari dei giovani (e non solo). 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Quali sono le nuove strade terapeutiche?  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’EMDR, ad esempio. È un metodo psicoterapico strutturato con una solida base nelle Neuroscienze che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti. Si tratta di un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da più di 44 studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nel trattamento di numerose psicopatologie, inclusi depressione, ansia, fobie, lutto acuto, sintomi somatici e dipendenze.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing) che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni. Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Altre molto promettenti sono la Flash Technique, il Neurofeedback dinamico e l’integrazione alle terapie tradizionali della stimolazione cerebrale attraverso le moderne biotecnologie (come NIR, fTMS e fTMS Plus). Alla base della Stimolazione Cerebrale vi è il fenomeno della “Neuroplasticità”, ovvero la capacità del nostro Sistema Nervoso di modificare la sua struttura in risposta a una varietà di fattori intrinseci o estrinseci. Si fa largo quindi la concreta ipotesi che vi siano dei fattori interni o esterni che limitano la capacità del Sistema Nervoso di produrre nuove cellule e nuove connessioni. La stimolazione attraverso queste apparecchiature migliora invece la neurogenesi, permettendoci di lavorare con maggiore specificità sul substrato biologico cerebrale della mente umana, facilitando e potenziando le tradizionali psicoterapie.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           In quali casi sono percorribili? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Le applicazioni possibili sono moltissime, le moderne psicoterapie sopracitate riescono ad avere un’ottima percentuale di successo sui disturbi mentali. Arrivano costantemente risultati incoraggianti anche dalla ricerca sull’impiego della neurostimolazione: infiammazione cerebrale, patologie neurologiche come Parkinson, Alzheimer, Vasculopatie, SLA, Sclerosi Multipla, Sindrome di Tourette, Ictus, Nebbia cognitiva, Sindrome da Long Covid, trauma cranico, Depressione Maggiore, disturbi del sonno, stress, emicranie, dipendenze patologiche, ed altre condizioni critiche possono trarre beneficio concreto dall’impiego di tali terapie. Così come condizioni non patologiche: attività sportive intense, situazioni lavorative manageriali con elevati livelli di affaticamento e stanchezza mentale. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Secondo lei c’è un’informazione adeguata su queste strade terapeutiche oppure ancora non si conoscono abbastanza? 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Assolutamente no, neanche tra gli addetti ai lavori. Per esempio, sono tanti i medici che non conoscono affatto o in modo molto sommario le possibilità diagnostiche offerte da una spettroscopia che esiste da oltre 20 anni! Fortunatamente vi sono anche molti specialisti eccellenti e in costante aggiornamento che hanno cominciato a riconsiderare il concetto di salute e di malattia, superando la divisione cartesiana tra mente e corpo: vanno curati insieme come un sistema complesso in costante interazione. Seguendo questa visione moderna della medicina è impossibile non incuriosirsi rispetto ai benefici delle psicoterapie in generale, e dei vantaggi offerti dalle biotecnologie. Ma la salute mentale è ancora guardata con pregiudizio, abbiamo bisogno di molta informazione ed educazione alla salute del cervello.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           A proposito di pregiudizio, quanto pesa ancora lo stigma sociale?
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Parecchio. Nessuno si fa problemi nel dire ‘ho male al fegato, ho mal di cuore’, ma i disagi mentali si nascondono, si fa ancora tanta fatica a parlarne, d’altronde è diversa la reazione di chi ascolta. E questo comporta spesso un grave ritardo nella presa in carico del problema. Citando la dottoressa Sassaroli voglio ricordare che “nessuno è predestinato alla sofferenza mentale”: oggi è possibile ricevere cure adeguate. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 04 Jan 2023 14:52:03 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
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      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Malattie neurodegenerative: con le biotecnologie si può migliorare la qualità della vita</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/malattie-neurodegenerative-con-le-biotecnologie-si-puo-migliorare-la-qualita-della-vita</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         I dispositivi di riabilitazione cognitiva oggi aiutano a recuperare parte delle abilità perse e migliorare le condizioni. Un obiettivo possibile per tutti i pazienti 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/116689.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         «I risultati che si possono ottenere dipendono dalla situazione clinica di partenza e da tanti altri fattori, ma una riabilitazione cerebrale eseguita su più livelli, sotto la guida di un team di esperti nella riabilitazione cerebrale che si servono di biotecnologie all’avanguardia, oggi può aiutare i pazienti a migliorare le funzioni cognitive, potenziare gli eventuali trattamenti in corso, combattere il dolore. E quindi migliorare la qualità della vita» afferma la dottoressa Peci, psicologa esperta in Neuroscienze cliniche per la riabilitazione cognitiva.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Oggi le alternative, non solo sono una realtà, ma non sono neanche poche come spiega. «Validità ed efficacia delle metodiche utilizzate dai dispositivi utilizzati negli ospedali o nei centri sanitari sono dimostrate da studi scientifici, quindi se persone colpite da malattie neurologiche ancora si sentono dire che per loro “non c’è niente da fare” non hanno ancora trovato chi pensa ai pazienti a 360° gradi, perché c’è sempre qualcosa da fare, fosse anche solo migliorare leggermente la qualità di vita e allentare il carico emotivo e lavorativo sui caregiver». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Ma quali sono le alternative?
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           «La tecnica di
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           fotobiomodulazione
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          è una di queste. Prevede il passaggio della luce NIR attraverso una serie di strati fino ad arrivare alla corteccia cerebrale. Raggiunto il tessuto cerebrale, modula il metabolismo dei neuroni innescando effetti benefici come la riduzione dello stress ossidativo e il miglioramento della circolazione sanguigna» commenta Federica Peci. «È indicata nel trattamento di patologie neurologiche come Alzheimer, Parkinson, che sono anche tra gli ambiti in cui sono stati raggiunti i risultati più importanti. È risultato prezioso anche per la Sindrome da Long Covid: il trattamento, unito a fisioterapia respiratoria e il corretto approccio nutrizionale, ha dimostrato infatti di essere in grado di migliorare la sintomatologia presente per chi si trascina dietro l’eredità del virus. Infine, la fotobiomodulazione è indicata anche negli aspetti di prevenzione e invecchiamento sano: le attività quotidiane e lavorative di tutti i giorni richiedono l’utilizzo di funzioni cognitive complesse come la memoria a lungo e a breve termine, capacità di pianificazione e risoluzione di problemi, la fotobiomodulazione è un’opportunità per potenziare la abilità cognitive in tutti coloro che sperimentano stanchezza mentale e per ridurre i processi infiammatori tipici dell’avanzare con l’età».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Ci sono poi i dispositivi di
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms-plus" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           stimolazione con corrente elettrica
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          , con una precisazione immediata: quando parliamo di corrente elettrica per stimolare le aree della corteccia cerebrale intendiamo una di intensità tra gli 1 -2mA usata. «Funziona a grandi linee così: questa debole corrente modifica i potenziali di membrana dei neuroni modulandone l’attività- continua la dottoressa Peci-. Viene usata in genere in presenza di danni cerebrali acquisiti, abuso di sostanze e disturbo del comportamento alimentare. È indolore e non invasiva».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Infine ci sono dispositivi di
          &#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/ftms" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           stimolazione con campo magnetico
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          . «Oggi le alternative alle tante TMS permettono una stimolazione poco profonda. Questi dispositivi agiscono sulla superficie corticale, quindi in modo non invasivo e fisiologico a livello delle cellule neuronali- dice-. Attenzione: poco profonda, ma efficace. Vengono utilizzati per ridurre l’affaticamento neuronale e a supporto di patologie neurologiche come ictus e traumi cranici. È compito esclusivo del professionista sanitario capire qual è la tecnica migliore da utilizzare in base al paziente, alla sua storia clinica e allo stato neuronale che si riscontra- precisa la dottoressa Peci-. Il modo cambia da soggetto a soggetto, ma oggi è una possibilità per tutti i pazienti, anche perché i centri di riabilitazione cerebrale non sono appannaggio di una regione o di una esclusiva categoria di persone, sono sempre più numerose e alla portata di tutti» conclude.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 04 Jan 2023 14:24:50 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Parkinson: meno tremori con la Fotobiomodulazione</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/parkinson-meno-tremori-con-la-fotobiomodulazione</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Una ricercatrice italiana ha presentato alla Sorbonne uno studio scientifico che dimostra perché la Fotobiomodulazione può aiutare i pazienti con Parkinson
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Progetto-senza-titolo-4.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Meno tremori, postura più eretta, camminata più sicura, un migliore orientamento e minore sensazione di affaticamento. Uno studio appena presentato alla Sorbonne dimostra che il trattamento di Fotobiomodulazione, unito alla riabilitazione fisioterapica, permette un miglioramento di tutti i sintomi, maggiore rispetto a quello ottenuto con la sola fisioterapia.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            La Fotobimodulazione
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           è una tecnica di modulazione cerebrale, non invasiva e indolore già ampiamente usata. «Si basa sull’esposizione dei tessuti cerebrali a una luce rossa o nel vicino infrarosso» ha spiegato la dottoressa Federica Peci, psicologa ad indirizzo Neuroscienze e CEO di una Startup di biotecnologie per la riabilitazione cerebrale. «Questa attraversa una serie di strati fino a raggiungere la superficie corticale cerebrale, in questo modo, a determinati parametri, allevia l’infiammazione e migliora le funzioni cerebrali». Attraverso vari processi biochimici il trattamento di Fotobiomodulazione quindi agisce sui processi neuroinfiammatori, diminuendo la sintomatologia che causano. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Lo studio presentato all’Università di Parigi è stato condotto in collaborazione con l’Istituto San Celestino: «Per un periodo di 4 settimane abbiamo sottoposto un gruppo sperimentale di pazienti con malattia di Parkinson a terapia fisioterapica, unita a un trattamento di fotobiomodulazione» ha commentato da Parigi la dottoressa Peci, tra gli autori della ricerca. «Il passaggio di luce sull’intera area cerebrale-corticale ha confermato l’importante apporto in termini terapeutici: dai risultati è emerso un miglioramento dell’equilibrio e dell’andatura dei pazienti, una riduzione del tremore, che è stata oltretutto parzialmente mantenuta fino a dopo un mese, minor sonnolenza, minor affaticamento e una ridotta sensazione del mancamento tipico dei pazienti nell’assumere la posizione eretta». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La malattia di Parkinson oggi colpisce circa il 2% di chi ha più di 65 anni, il 5% tra gli over 80 e secondo le stime, i numeri sono destinati a crescere negli anni, per questo la ricerca deve affinare le sue armi. La terapia farmacologica aiuta a riavere un controllo motorio stabile, ma spesso via via i pazienti iniziano ad avvertire la fine dell’effetto della singola somministrazione per un fenomeno chiamato “deterioramento da fine dose o wearing off”.  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Questo studio conferma il prezioso ruolo dei dispositivi biotecnologici sul trattamento terapeutico di tante patologie tra cui soprattutto il Parkinson e Parkinsonismi» ha concluso Federica Peci. «I centri di riabilitazione cerebrale che si dotano di dispositivi neuroscientifici sono sempre più numerosi in Italia, per offrire ai propri pazienti una riabilitazione più efficace ma c’è ancora molta strada da fare per far conoscere ai pazienti che un aiuto concreto esiste ed è accessibile».   
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Wed, 04 Jan 2023 14:06:18 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
      <guid>https://www.mind4zero.it/parkinson-meno-tremori-con-la-fotobiomodulazione</guid>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Quando un film fa bene al cervello</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/quando-un-film-fa-bene-al-cervello</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Si chiama cineterapia e funziona nella riduzione di ansia e stress
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/10747.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Teatri, stadi e cinema tornano a riempirsi. Una bella notizia, a proposito di cinema, anche perché, dicono gli esperti, la visione di film può produrre un vero e proprio effetto terapeutico, attraverso complessi meccanismi a livello cerebrale. 
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A voler semplificare si può dire che i filmati convogliano diversi tipi di stimoli: visivi, uditivi ed emotivi. I primi hanno ripercussioni sulla sfera cognitiva, gli altri su quella emotiva.  In particolare, per la sfera cognitiva sono coinvolte diverse aree di entrambi gli emisferi cerebrali, dalle aree del linguaggio alla corteccia occipitale. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Gli stimoli “a contenuto emotivo”, invece, vengono codificati dai circuiti neurali delle aree sottocorticali, responsabili dell’elaborazione delle emozioni. Gli studi di settore hanno rilevato attraverso test neuropsicologici e scale standardizzate che il coinvolgimento di questi sistemi cerebrali insieme produce una risposta neuronale positiva nei soggetti, specialmente in coloro affetti da disturbo lieve e moderato di ansia e depressione. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il paziente (e lo spettatore in generale) sente il bisogno di ritrovare nei film qualcosa che gli rammenti una storia in cui identificarsi. Entrare in empatia con il personaggio può avere un ritorno benefico determinato sia dalla capacità distraente da una condizione personale vissuta con ansia che dalla capacità di proiettarsi nel futuro, infondendo così speranza nel malato. Per questo è una simulazione che attiva il punto di vista cognitivo e facilita i rapporti sociali.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Si è visto come questo tipo di terapia poi sia efficace anche con i familiari dei pazienti colpiti da deterioramento cognitivo. Chi ne è affetto, infatti, e non riconosce più i familiari fa esperire loro una condizione di “lutto anticipato” causato dalla perdita della relazione con il paziente. L’assistenza di un familiare con disabilità può causare isolamento, forte stress e stati depressivi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Anche in questo caso, la visione di determinati film, a seconda dell’esperienza che si sta vedendo, si è dimostrata una buona strategia di compensazione in grado di ridurre livelli di ansia e stress in quanto funge da “rispecchiamento” nelle dinamiche che la persona vive. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Non a caso oggi spazi di cineterapia che sfruttano film a scopo di cura, sono presenti nelle strutture ospedaliere di diverse città, da Milano a Roma, Genova e Brescia, solo per citarne alcune, e sono dedicati sia a caregivers che a pazienti. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I benefici che le arti visive in generale, nelle loro svariate applicazioni, apportano come supporto psicologico sono validati scientificamente e sempre di più costituiranno uno strumento per la costruzione del benessere e il miglioramento della qualità della vita.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          © RIPRODUZIONE RISERVATA
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 03 Jan 2023 15:21:34 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Riflettori puntati sulla quercetina</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/riflettori-puntati-sulla-quercetina</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         È tra i flavonoidi più studiati da anni per le spiccate proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. E potrebbe essere capace di inibire la replicazione del SARS-CoV-2.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/3200301994.png"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;font&gt;&#xD;
    
          Cosa sappiamo e cosa (ancora) no su una delle molecole naturali al momento più discusse.
         &#xD;
  &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Simulazioni al computer hanno evidenziato che la quercetina, una sostanza che appartiene alla famiglia dei bioflavonoidi, componenti di molti frutti e verdure, potrebbe funzionare come inibitore specifico del Sars-Cov-2 in quanto si è dimostrata in grado di ostacolare l’attività di un enzima utile per lo sviluppo e la replicazione del nuovo coronavirus.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Potrebbe, però, il condizionale è d’obbligo. Soprattutto in tema di Covid e di molecole di origine naturali, infatti, va usata molta cautela. Il recente studio internazionale, a cui ha preso parte anche l’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche, ha affermato che dalle prove computazionali che riproducono il comportamento della molecola, la quercetina ha avuto un effetto destabilizzante sulla 3CLpro.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In questo momento sono tanti i gruppi di ricerca che stanno lavorando attorno all’enzima 3CLpro, una proteina considerata un possibile bersaglio terapeutico perché comune a tutti i coronavirus. La quercetina non è la sola, di molecole che fungono da inibitori per la 3CLpro ce ne sono altre, ma la maggior parte non sono utilizzabili come farmaci a causa dei loro effetti collaterali. Questo enzima, infatti, come ha spiegato l’autrice dello studio pubblicato sulla rivista “International journal of biological macromolecules”, ha una struttura particolare, dimerica, formata da due subunità identiche.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          In una prima fase del lavoro i ricercatori hanno studiato, attraverso varie tecniche sperimentali, alcune caratteristiche della proteina a varie condizioni di temperatura e pH, e successivamente hanno svolto uno screening su 150 composti candidati. Tra questi è spiccata l’azione della quercetina, che è stata in grado di legarsi alle subunità nella posizione più favorevole per bloccare la replicazione del virus, oltretutto con effetti collaterali ridotti, visto che in base a studi precedenti la molecola è ben tollerata.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questo non significa però che si possa parlare della quercetina come terapia di prevenzione o trattamento contro il nuovo coronavirus, come ha subito precisato la Food and Drug Administration. Finora, infatti, non ci sono dati o prove sufficienti che dimostrino che la molecola arrivi al bersaglio e sia efficace.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          A non essere messi in discussione invece restano due fatti: il primo è che il meccanismo d’azione di questa molecola contro il Sars-Cov-2 è interessante e va approfondito da ulteriori ricerche, il secondo sono le sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antiallergiche, antiproliferative, farmacocinetiche, a cui va aggiunta anche la caratteristica di essere una molecola ottimamente tollerata dall’uomo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «La quercetina ha una riconosciuta attività antivirale, antinfiammatoria, con azione antispasmodica e immunomodulante. È utile nella prevenzione di perdite di sangue frequenti dovute a vasi sanguigni indeboliti tanto che viene usata nel trattamento delle vene varicose, delle emorroidi, dei crampi notturni ed altri problemi circolatori. Numerosi studi hanno dimostrato che i bioflavonoidi possono essere usati con successo per un certo numero di problemi ginecologici edèconsiderata un inibitore naturale di vari enzimi intracellulari. Per tali proprietà è stata estensivamente studiata in campo oncologico sperimentale, nella delucidazione dei meccanismi di proliferazione cellulare e della cancerogenesi- spiega la dottoressa Rosjana Pica, biologa del team Cerebro-. È presente in abbondanza in alimenti come capperi, cipolla rossa e radicchio, frutti rossi, agrumi e anche nel pomodoro, ma la quantità assunta giornalmente con la dieta (25-30 milligrammi) è lontana dal poter svolgere una qualsivoglia attività biologica, anche dopo un pasto ricco di alimenti contenenti la molecola»- commenta.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Nella formulazione Cucume titolata per purezza al 99%, distribuita in collaborazione con Cerebro, la quercetina è unita all’azione della curcumina, principale componente biologicamente attivo del Turmerico (di cui fanno parte anche lo zenzero e il cardamomo).
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «L’estratto standardizzato della curcumina contiene il 95% di curcuminoidi che, a differenza di altri antiossidanti sono in grado di prevenire la formazione di radicali liberi e neutralizzare quelli già esistenti, una duplice attività che li rende efficaci bioprotettori- commenta l’esperta-. La proprietà antiossidante di questa molecola è infatti ben 300 volte superiore a quella della vitamina E. In più la curcumina è anticoagulante, antitrombotica, antipertensiva, antinfiammatoria, antidiabetogena, ipocolesterolemizzante, antivirale ed epatoprotettiva ed in corso di studio la sua attività la sua capacità di inibire in vitro le cellule tumorali».
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Acquista Cucume sullo
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.shopcerebro.it/negozio?store-page=Cucume-p488723462" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Shop di Cerebro
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 03 Jan 2023 15:06:42 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Lo zucchero adatto per il nostro cervello? Il Galattosio!</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/lo-zucchero-adatto-per-il-nostro-cervello-il-galattosio</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Cerebro® attraverso la collaborazione con centri internazionali ha realizzato il D-Galattosio forte, 9 grammi in una capsula, da estrazione vegetale 100% dal sedano rapa.
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Galattosio.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Malattie neurodegenerative, sclerosi multipla, diabete di tipo II, esaurimento cronico, sindrome metabolica. 
         &#xD;
  &lt;span&gt;&#xD;
    
          È questo, brevemente, l’elenco delle patologie che hanno un “dolce” nemico in comune:
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.shopcerebro.it/negozio?store-page=Brain-Aktiv-p488305018" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           il galattosio
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          .
         &#xD;
  &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Dalle ricerche portate avanti da
           &#xD;
      &lt;a href="https://www.cerifos.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Ce.Ri.Fo.S,
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           centro di Ricerca e Formazione scientifica, in collaborazione con
           &#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Cerebro®
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           , è stato infatti dimostrato come questo zucchero semplice, o monosaccaride, contenuto nel latte materno e dunque ben noto al nostro metabolismo, riesca a contrastare i sintomi delle più gravi malattie neurodegenerative, tra cui il morbo di Parkinson e l’Alzheimer, oggi tra le più grandi sfide della sanità europea.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           In presenza di stress cronico o di insulina elevata i recettori insulinici delle cellule si danneggiano; alla lunga questo danno rende più difficile l’accesso degli zuccheri nella cellula, alla quale finisce per mancare l’energia. Trovandosi in una situazione di emergenza, la cellula brucia altri elementi preziosi, causando iperacidità intra ed extra cellulare e favorendo l’accumulo di cataboliti e ammoniaca. Questa situazione, oltre ad avere conseguenze negative sull’attività cerebrale, causa nella muscolatura e in diversi altri organi conseguenze fatali.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Il galattosio, invece, è un monosaccaride che ha un’importante caratteristica: penetra nella cellula senza aver bisogno del recettore insulinico e viene quindi metabolizzato indipendentemente dall’insulina. Questa peculiarità rende il galattosio essenziale nell’interruzione di quel circolo metabolico vizioso che danneggia le prestazioni cognitive, insieme alle funzioni di vari organi, tra cui fegato e reni.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Al fine di valutare l’efficacia del D-Galattosio prodotto da Cerebro® da un estratto 100% vegetale, Ce.Ri.Fo.S ne ha permesso l’applicazione e l’utilizzo sui pazienti.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Negli studi condotti dal nostro Centro di Ricerca, è stato ampiamente dimostrato il potere del galattosio di diminuire i valori della glicemia e favorire il miglioramento della prestazione cognitiva. Nello studio più recente il D-Galattosio è stato somministrato quotidianamente per sei mesi a pazienti in fase preclinica di demenza. All’inizio, durante e alla fine della ricerca è stata verificata la prestazione cognitiva dei pazienti attraverso la somministrazione di diversi tipi di test; dai risultati sono chiaramente emersi miglioramenti significativi in alcuni settori specifici delle funzioni cerebrali, confermando dunque che la somministrazione di galattosio migliora l’apporto di energia alle cellule cerebrali tanto da impedirne il decadimento pur con l’avanzare dell’età.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           «Un altro studio che ha riguardato i malati di diabete II, a cui è stato somministrato il D-Galattosio due volte a settimane, ha evidenziato un notevole miglioramento dei valori della glicemia che sono tornati a valori normali nel giro di tre mesi» commenta il dottor Samorindo Peci, direttore scientifico di Ce.Ri.Fo.S che da anni porta avanti la ricerca sulle malattie neuroinfiammatorie sopra elencate.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Con questo non si vuole affermare che il galattosio è la cura d’elezione per la malattia di Alzheimer e le altre patologie citate, ma che certamente può migliorarne molto la sintomatologia agevolando la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari.
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Riproduzione Riservata ©
          &#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      
           Puoi acquistare il galattosio sullo
           &#xD;
      &lt;a href="https://www.shopcerebro.it/negozio?store-page=Fitopreparati-c138387284" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            Shop Cerebro
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://www.youtube.com/watch?v=2YC_4rARh8g&amp;amp;t=22s" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Guarda il video
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
    
          per saperne di più 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;span&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/span&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 03 Jan 2023 14:13:43 GMT</pubDate>
      <author>183:939710877 (Cerebro Srl)</author>
      <guid>https://www.mind4zero.it/lo-zucchero-adatto-per-il-nostro-cervello-il-galattosio</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>L’occhio, il cervello che vede</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/locchio-il-cervello-che-vede</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         I processi cognitivi influenzano la percezione visiva
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/md/and1/dms3rep/multi/10348.jpeg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         La segmentazione di una scena, ovvero la sua suddivisione nei diversi oggetti che la compongono, richiede una combinazione di analisi di complessità crescente che seguono il criterio della continuità affermato dalla Gestalt e di analisi di complessità decrescente che creano l ‘aspettativa di vedere un oggetto.
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Una potente influenza che parte dal complesso per arrivare ad analizzare oggetti semplici è costituita dall’attenzione parziale, che è in grado di mutare la focalizzazione visiva senza che gli occhi dell’osservatore abbiano a muoversi. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          L’attenzione spaziale è orientata verso un oggetto in quanto si concentra verso l’area occupata dall’oggetto atteso, consentendo alla corteccia visiva di analizzarne ad un tempo sia la forma che gli attributi.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I meccani mi dell’attenzione sono in grado di risolvere il problema della sovrapposizione. A noi sembra che per riconoscere un oggetto in una scena che ne comprende molti, sia necessario determinare le caratteristiche che appartengono ai singoli oggetti. La nostra sensazione di identificare simultaneamente diversi oggetti è in realtà illusoria. Noi dobbiamo invece analizzare in serie i diversi oggetti spostando rapidamente la nostra attenzione dall’un o all’altro. È il risultato di ciascuna di queste analisi che permette  di  costruire  poi la percezione di un ambiente complesso composto da molti oggetti distinti . Una chiara dimostrazione dell’importanza dell’attenzione per il riconoscimento degli oggetti è il cosiddetto cambio di cecità. Se un individuo passa rapidamente in esame due aspetti leggermente diversi della stessa scena, non è più in grado di scoprire, senza un esame accurato, che in uno dei due aspetti manca un componente importante della scena.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Un’altra analisi che pane dal complesso è costituita dai compiti percettivi. Negli stadi iniziali dell’analisi visiva si osserva che le proprietà dello stesso neurone variano a seconda del tipo di discriminazione visiva che viene eseguita. La stessa identifìcazione degli oggetti comporta il confronto di diverse ipotesi; in questo confronto le rappresentazioni interne dei diversi oggetti vengono paragonate con le informazioni che provengono dalla retina. Tale processo è stato anche osservato nelle ricerche sulla immaginazione visiva: quando un soggetto si immagina una scena, in assenza di afferenze visive, gli stadi precoci dell’analisi visiva, come per esempio la corteccia visiva primaria, si attivano.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Una visione d’insieme
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il compito dell’analisi visiva di livello intermedio è quello di suddividere lo scenario visivo nei contorni e nelle superfici che appartengono ai singoli oggetti e di separare questi elementi dallo sfondo. Questo è certamente il compito più   difficile che il sistema visivo deve eseguire. Quando dobbiamo analizzare un ambiente visivo complesso, noi potremmo riunire le caratteristiche locali in un numero potenzialmente enorme di cose diverse. Ciò nonostante, riusciamo rapidamente a classificare gli elementi locali come appartenenti a un gruppo di oggetti che siamo in grado di confrontare con le rappresentazioni interne di oggetti la cui forma e la cui natura sono state conservate da esperienze pregresse.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Questa integrazione locale viene semplifìcata dall’applicazione delle regole di raggruppamento percettivo descritte dagli psicologi   della Gestalde ed è assistita da circuiti che prendono inizio nella corteccia visiva primaria. L’integrazione globale comporta l’analisi di attributi locali che dipende dalle proprietà dei neuroni sensoriali: la selettività per l’orientamento locale aiuta l’analisi  di contorni estesi, la sensibilità: di reazione   consente  la  determinazione del movimento  degli oggetti, la selettività della disparità acuisce la stereopsi generale e la sensibilità ai contrasti  assicura la costanza dei colori_­ ll processo di integrazione non è una semplice analisi di attributi di  crescente complessità ma viene anche influenzato informazioni che arrivano dalle aree corticali visive di ordina superiore. L’attenzione, l’aspettativa e i compiti percettivi influenzano il modo con cui noi suddividiamo il mondo visivo.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I meccanismi visivi di livello intermedio sono il prodotto delle connessioni lacerali che si stabiliscono fra le diverse colonne funzionali dei neuroni appartenenti a una certa area corticale e della convergenza di segnali a feed-forwrad  con informazioni a feedback che provengono dalle aree di carattere superiore. La visione non è pertanto un semplice meccanismo a feed-forward che riunisce le diverse forme in scadi di complessità crescente. I processi che vi stanno alla base sono altamente e rapidamente dinamici. Le strategie che noi impieghiamo per interpretare le scene visive comportano anche modifiche, dipendenti dalle esperienze, dei circuiti cerebrali nei quali viene conservata costantemente l’informazione relativa alle sagome degli oggetti con i quali entriamo in contatto nel corso della vita.
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Riproduzione Riservata ©
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Cerebro
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 03 Jan 2023 11:58:23 GMT</pubDate>
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    </item>
    <item>
      <title>Le CAR-T: la terapia “a maglie strette” contro linfomi e leucemie</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/le-car-t-la-terapia-a-maglie-strette-contro-linfomi-e-leucemie</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Le CAR-T: la terapia “a maglie strette” contro linfomi e leucemie 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Car-T+%28Chimeric+Antigen+Receptor+T+cell+therapies%29.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
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        &#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 20 Dec 2022 11:55:55 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/le-car-t-la-terapia-a-maglie-strette-contro-linfomi-e-leucemie</guid>
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      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>SINDROME DA LONG COVID : il trattamento di Fotobiomodulazione migliora i sintomi, lo studio scientifico al 52° Congresso della SIN</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/sindrome-da-long-covid-il-trattamento-di-fotobiomodulazione-migliora-i-sintomi-lo-studio-scientifico-al-52-congresso-della-sin</link>
      <description>lo studio scientifico al 52° Congresso della SIN</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il 5 dicembre, in occasione del 52° Congresso della SIN (Società italiana di Neurologia), che si terrà a Milano dal 3 a 6 dicembre presso il MiCo Congressi, la dottoressa Federica Peci, psicologa, esperta dell’area neuropsicologica e ricercatrice in Neuroscienze cognitive presenterà lo studio “Abbassamento degli indici neuroinfiammatori con la luce: un protocollo neuroriabilitativo per la Sindrome da Long covid”. 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/FPeci+nir.JPG"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         Lo studio è stato condotto da un gruppo di esperti provenienti da diverse realtà: il
         &#xD;
  &lt;a href="http://www.poliambulatoriogiano.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Poliambulatorio Giano
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         di Cesena, l’Ospedale Rizzoli di Bologna, l’
         &#xD;
  &lt;a href="https://istitutosancelestino.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Istituto San Celestino
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         di Milano e con la collaborazione di
         &#xD;
  &lt;a href="https://cerebrosrl.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
    
          Cerebro®
         &#xD;
  &lt;/a&gt;&#xD;
  
         , la premiata Startup di biotecnologie per riabilitazione cerebrale.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Lo studio scientifico 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           Lo studio ha dimostrato che il trattamento di Fotobiomodulazione allevia i sintomi dell'infezione da SARS-CoV-2 e la Sindrome da Long covid. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno preso in esame 22 soggetti di età compresa tra i 43 e 76 anni, che erano stati reclutati tra il 2015 e il 2019 per valutare la loro funzione cerebrovascolare con la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS). Di questi, come ha spiegato la dottoressa Peci, tra gli autori della pubblicazione scientifica, in 16 hanno aderito alla rivalutazione con NIRS 6-12 mesi dopo l'infezione da SARS-CoV-2, nel periodo tra il 2021 e il 2022. 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        &lt;br/&gt;&#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Valutazioni pre-covid, post-covid e post-trattamento 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «I 16 soggetti sono stati sottoposti a protocolli riabilitativi per la Neuroinfiammazione con il dispositivo di Fotobiomodulazione Cerebro® per un totale di 10 sedute, 2 volte a settimana» ha spiegato la dottoressa Peci. «Alla fine del ciclo di trattamento sono stati rivalutati con
           &#xD;
      &lt;a href="https://cerebrosrl.it/fotobiomodulazione" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            NIR Cerebro® Infrared
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           . I dati ottenuti dalle valutazioni pre-covid, post-covid e post-trattamento sono stati confrontati in termini di variazione degli stati emodinamici. Il confronto dei dati ha mostrato un marcato miglioramento post-trattamento nei pazienti con compromissione della funzione cerebrale-vascolare post-covid. In particolare 3 soggetti su 16 hanno riportato un ripristino totale del funzionamento emodinamico iniziale dopo il trattamento di neuromodulazione; i restanti 13 un aumento dell'attività di scambio vascolare post-covid superiore alla valutazione pre-covid. Dopo la suddivisione in sintomatologia, età e genere, i punteggi hanno mostrato risultati positivi. Si precisa anche che nessuno dei soggetti ha avuto un peggioramento dopo il ciclo di trattamento».  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            La Fotobiomodulazione migliora i sintomi neuroinfiammatori 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «Il trattamento di Fotobiomodulazione transcranica effettuato con NIR Cerebro® Infrared è stato efficace nel migliorare i sintomi neuroinfiammatori» ha commentato la ricercatrice dell’Istituto San Celestino. «La Fotobiomodulazione è una tecnica non invasiva che, attraverso uno specifico tipo di luce, modula l’attività delle nostre cellule cerebrali. La metodica si basa infatti sul passaggio non invasivo di luce a basso flusso sulla superficie cerebrale corticale, a una lunghezza d’onda nel vicino infrarosso. Esporre tessuti neuronali a queste lunghezze d’onda innesca un processo in grado di aumentare il metabolismo e il flusso ematico cerebrale. Grazie a questo aumento di ossigenazione e dei processi emodinamici migliorano tutte le principali funzioni cognitive di alto livello». 
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Contrasta la Sindrome da Long covid 
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           «La Sindrome da Long covid è una situazione di cronicità successiva all'infezione, i cui effetti si ripercuotono su tutti i sistemi e gli apparati: polmonare, epatico, cardiaco, renale e -non ultimo- il sistema nervoso centrale» spiega la dottoressa Peci. «Per il coinvolgimento del sistema nervoso centrale, la Sindrome da Long covid è associata a cambiamenti di umore, difficoltà cognitive, mal di testa, affaticamento, vertigini, perdita di memoria, confusione e deficit di attenzione. I disturbi cognitivi associati alla Sindrome da Long covid, anche a seguito di forme lievi di infezione, sono associate alla neuroinfiammazione: il virus si propaga portando un'infiammazione incontrollata. Ecco perché la Fotobiomodulazione è stata efficace nella riduzione dei sintomi».  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;font&gt;&#xD;
        
            Il protocollo neuroriabilitativo dell’Istituto San Celestino  
           &#xD;
      &lt;/font&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           L’Istituto San Celestino, che firma la ricerca, ha messo a punto anche un protocollo neuroriabilitativo per combattere la Sindrome da Long covid. «Si divide in 2 fasi- ha spiegato il direttore sanitario, il
           &#xD;
      &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            dottor Samorindo Peci
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           -. La prima consiste nella valutazione clinica che passa attraverso strumenti di diagnostica come
           &#xD;
      &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/spettroscopianelvicinoinfrarosso/" target="_blank"&gt;&#xD;
        
            la Spettroscopia nel vicino infrarosso
           &#xD;
      &lt;/a&gt;&#xD;
      
           . La seconda, dopo la raccolta dei dati, del quadro clinico del paziente, consiste nella pratica di esercizi di fisioterapia respiratoria, uniti a un trattamento di stimolazione cognitiva. Tutto coadiuvato da un piano alimentare ritagliato su misura per il paziente».  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
           La standardizzazione è data solamente dalle metodiche utilizzate, per impostare un vero piano di riabilitazione è necessario conoscere il paziente, il suo vissuto e le sue abitudini per far sì che i professionisti si adeguino a lui e non viceversa».  
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      &lt;br/&gt;&#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
    &lt;div&gt;&#xD;
      
            
          &#xD;
    &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Tue, 29 Nov 2022 10:11:33 GMT</pubDate>
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        <media:description>thumbnail</media:description>
      </media:content>
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        <media:description>main image</media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <title>Autovaccino:   dalla ricerca scientifica la soluzione per le allergie croniche (e le reazioni a patologie autoimmuni)</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/autovaccino-dalla-ricerca-scientifica-la-soluzione-per-le-allergie-croniche-e-le-reazioni-a-patologie-autoimmuni</link>
      <description />
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Dalla ricerca scientifica la soluzione per le allergie croniche (e le reazioni a patologie autoimmuni) 
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/cache_2462939049.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  
         Autunno, inverno o primavera che sia non ha importanza, per qualcuno il problema dell’allergia non è stagionale, ma cronico, con il conseguente carico gravoso specialmente per le fasce più fragili.  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          I farmaci sono efficaci, le nuove formulazioni di antistaminici di solito infatti alleviano i sintomi, ma il problema è destinato a tornare. «In tema di allergie oggi sappiamo che una cura per essere efficace e a lungo termine deve puntare a rinforzare le difese immunitarie dell'individuo. Per questo da medico e ricercatore da anni promuovo l’autovaccino, una pratica che nel mondo germanico ha già una lunga tradizione alle spalle» spiega il dottor Samorindo Peci, medico e ricercatore, endocrinologo specializzato in Malattie rare e metaboliche.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Cosa è l’autovaccino 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «L’autovaccino è una preparazione farmaceutica che si può produrre partendo dal materiale biologico di ogni individuo e, attraverso la liberazione di citochine, è capace di migliorare le difese immunitarie delle mucose e di svolgere un effetto immunomodulante. Non ha alcun effetto collaterale visto che non si tratta di un elemento estraneo al corpo che può interferire con le sue funzioni, ma di un elemento proveniente dall'organismo stesso che altro non fa che sostenerle ed è efficace sia nel caso di allergie che di patologie per le quali esiste anche soltanto il sospetto di una reazione autoimmune» spiega il dottor Peci. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Una soluzione secondo i principi della fisiologia 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Il principio che guida le nostre pratiche è sostenere la fisiologia. Basta volgere lo sguardo alla natura e vedere cosa accade quando l'uomo tenta di alterarla per rendersi conto di cosa può accadere all'interno del nostro organismo quando si tenta di modificarlo. Lo scopo della medicina non deve essere quello di curare modificando, ma di curare "sostenendo"» commenta Peci. «È lo stesso obiettivo che ha l’autovaccino. Lo scopo della cura è liberare le citochine, che altro non sono che un insieme di proteine secrete da diverse cellule, fondamentalmente dal sistema immunitario, come risposta ad uno stimolo immunologico, per migliorare le difese stesse dell’organismo».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come funziona 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Qual è la procedura? «Il medico preleva una certa quantità di sangue dal paziente (8 ml circa) e lo spedisce al laboratorio con apposito conservante. Il momento migliore per fare il prelievo in caso di malattie acute è quello dell’apice sintomatico, proprio perché presenta un alto titolo di anticorpi patogeni, mentre nel caso si rendesse necessario un intervento urgente con immunosoppressivi, il prelievo deve essere fatto prima della prima somministrazione. Con l’assunzione, poi, gli antigeni arrivano negli strati subepiteliali della mucosa e per un complesso meccanismo attivano la formazione degli anticorpi che aumentano le risposte immunitarie» spiega Peci. «Questa pratica miglior i sintomi allergici ed è efficace nel lungo termine».   
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           I vantaggi dell’autovaccino 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «I vantaggi di questa terapia sono moltissimi» commenta l’esperto:  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  punta a migliorare le difese stesse dell’organismo 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  non ha effetti collaterali 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  è fisiologica 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  per procedere non è necessario conoscere l’antigene e allergene 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  non è necessario fare un test allergologico  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  non ci sono limiti di età 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          -  l’inizio della terapia è possibile anche in fase acuta e per tutti quei pazienti con allergie multiple. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           L’efficacia 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La durata dipende dall’intensità delle reazioni e dal tempo di sofferenza di questa patologia. «Per i pazienti che hanno sofferto di queste malattie per molti anni si prevede un “richiamo” di un paio di mesi dopo un anno». La preparazione si può conservare? «Per conservare il vaccino si deve mettere in frigorifero a temperature fra i 4 e gli 8 gradi, ma non congelare. La matrice si conserva per due anni dalla data di preparazione; le diluizioni per sei mesi». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Non solo in caso di allergie 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           «L’autovaccino ha dimostrato la sua efficacia anche in caso di altre patologie» aggiunge Peci:  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la spondilite anchilosante  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - la sindrome di Sjögren 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - lupus eritematoso sistemico  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - artrite reumatoide  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - colite ulcerosa 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - tiroidite Hashimoto 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - morbo di Crohn  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - fibromialgia 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Continueremo con il nostro lavoro di ricerca a esplorare le potenzialità della cura e verificare gli eventuali ulteriori campi di applicazione nei quali può essere vantaggiosa» conclude Peci.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per maggiori informazioni visita il sito del
          &#xD;
    &lt;a href="https://www.samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           dottor Peci 
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per approfondimenti:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://www.curaleallergie.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Clicca qui
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 25 Nov 2022 14:23:51 GMT</pubDate>
      <guid>https://www.mind4zero.it/autovaccino-dalla-ricerca-scientifica-la-soluzione-per-le-allergie-croniche-e-le-reazioni-a-patologie-autoimmuni</guid>
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    </item>
    <item>
      <title>NeuroTest: il test neurologico che monitora i sintomi e traccia la via terapeutica da seguire</title>
      <link>https://www.mind4zero.it/neurotest-il-test-neurologico-che-monitora-i-sintomi-e-traccia-la-via-terapeutica-da-seguire</link>
      <description>Il NeuroTest è un test neurologico basato sulla raccolta di sintomi. Lo ho messo a punto anni fa la squadra di ricerca del dottor Samorindo Peci, endocrinologo specializzato in Malattie Rare e Metaboliche e ricercatore.</description>
      <content:encoded>&lt;h3&gt;&#xD;
  
         Il NeuroTest è un test neurologico basato sulla raccolta di sintomi. Lo ho messo a punto anni fa la squadra di ricerca del dottor Samorindo Peci, endocrinologo specializzato in Malattie Rare e Metaboliche e ricercatore.  
        &#xD;
&lt;/h3&gt;&#xD;
&lt;div&gt;&#xD;
  &lt;img src="https://cdn.website-editor.net/s/15f73da258394efea61f269a8eb15d04/dms3rep/multi/Progetto+senza+titolo+%2811%29.jpg"/&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;&#xD;
&lt;div data-rss-type="text"&gt;&#xD;
  
         «Il Neurotest si basa su solide basi scientifiche- spiega l’autore dello studio pubblicato qui https://ecronicon.com/ecne/ECNE-12-00821.php.-. Volendo semplificare, il presupposto è che lo sviluppo di ogni malattia procede per fasi che possono essere individuate sulla base di determinati sintomi. Monitorarli e registrarli su una tabella messa a punto proprio a questo scopo, aiuta lo specialista- che sa leggerla- a capire in quale fase si trova il paziente, qual è il momento opportuno per somministrare un determinato farmaco, quale e in quali dosi» spiega. «Il nostro organismo è una macchina meravigliosa ma anche molto complessa. Il NeuroTest è la mia cartina tornasole grazie al quale aiuto i miei pazienti».  
         &#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Come funziona  
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Il Neurotest è una tabella composta da 3 colonne. Il paziente, all’inizio con l’aiuto del medico poi in modo autonomo, inserisce nelle tabelle i sintomi che percepisce, in un giorno prestabilito e in un orario compreso tra le 16 e le 18. Ad ogni sintomo poi il medico attribuisce un numero (in caso di simpaticotonia positivo, in caso di vagotonia, negativo). Se ne ricaverà un grafico che indica l’andamento del sistema neurologico in chiave giornaliera, settimanale, mensile del paziente alle prese con una patologia. L'esame prende in considerazione esclusivamente i “sintomi reali:” se ad esempio si avverte bruciore agli occhi dopo aver passato una giornata davanti al computer, questo sintomo non sarà rilevante ai fini del NeuroTest. 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Perché funziona 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Il nostro sistema nervoso è un insieme di cellule e fibre con il compito di innervare organi interni e ghiandole, causando diverse risposte nel corpo al di fuori del controllo volontario» spiega il dottor Peci. «In medicina si divide in sistema Simpatico e sistema Parasimpatico: il primo ha funzioni stimolanti, eccitanti, prepara l'organismo ad affrontare il pericolo. Il secondo, invece, funzioni opposte predisponendo l'organismo a una situazione di riposo. L’attivazione dell’uno o dell’altro produce segni clinici differenti nel corpo».  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Quando prevale il sistema simpatico i sintomi più tipici sono:  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - pressione alta 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - mani e piedi freddi (per il restringimento dei vasi sanguigni periferici) 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - scarso appetito 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - difficoltà digestive e metaboliche 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          La fase in cui prevale il sistema parasimpatico, detta vagotonica, si caratterizza con:  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - dilatazione dei vasi sanguigni periferici (mani e piedi caldi) 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - abbassamento della pressione sanguigna 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - molto appetito  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          - buon funzionamento del tratto digerente e del metabolismo.  
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;font&gt;&#xD;
      
           Monitorare la malattia e tracciare il trattamento più appropriato 
          &#xD;
    &lt;/font&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          «Attraverso i “segni clinici” percepiti dal paziente e segnati nel NeuroTest lo specialista può capire in quale fase si trova e valutare l’andamento della malattia- continua Peci-. Sappiamo inoltre che lo sviluppo della malattia procede per fasi: la prima è quella simpaticotonica che presenta i sintomi tipici detti per predisporre l’individuo a “far fronte al conflitto” con le risorse necessarie attivando le risposte neuroendocrine. La seconda a seguire è la fase vagale, la parte più delicata nell’elaborazione di un vero e proprio protocollo di approccio terapeutico. Ecco, il NeuroTest non soltanto permette di rilevare i sintomi avvertiti dal paziente e associarli a segni clinici come manifestazione di una fase simpaticotonica o vagotonica, ma anche e soprattutto di anticipare la fase successiva e quindi di poter agire su di essa. Grazie al NeuroTest possiamo sapere quale sarà la fase successiva della malattia e intervenire di conseguenza in maniera precoce. Il monitoraggio dei sintomi clinici dei pazienti attraverso Neurotest – conclude- apre nuovi orizzonti per la cura delle patologie, indirizzando medici e operatori sanitari verso un trattamento più appropriato nel pieno rispetto dei pazienti». 
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          Per approfondimenti:
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
          NeuroTest - 
          &#xD;
    &lt;a href="http://istitutosancelestino.it/neurotest-come-funziona-il-test-che-ho-messo-a-punto/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Istituto San celestino
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;a href="http://samorindopeci.it/" target="_blank"&gt;&#xD;
      
           Dott. Samorindo Peci
          &#xD;
    &lt;/a&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    
           
         &#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
  &lt;div&gt;&#xD;
    &lt;br/&gt;&#xD;
  &lt;/div&gt;&#xD;
&lt;/div&gt;</content:encoded>
      <pubDate>Fri, 18 Nov 2022 08:31:53 GMT</pubDate>
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